9 marzo 2009.
È una delle ultime giornate invernali. Le colline del Montmelò sono squarciate dall’urlo dei motori V8.
Nella sala che ospita la direzione gara del Circuit de Catalunya, due cronometristi rimangono imbambolati. Non credono ai loro occhi. Il tempo che è comparso sullo schermo non può essere vero.
Si guardano, scambiano due parole, e poi decidono: massì, cancelliamolo. Il pilota di quella strana macchina bianca con le righe giallo fluo avrà tagliato la chicane.
Non era vero. Jenson Button non aveva tagliato nessuna curva. Semplicemente, era andato molto, ma molto più forte di quanto le auto di quella stagione potessero realmente andare.
Beh, la sua, però non era un’auto qualunque…si chiamava BGP001. E questa è la sua storia.
La storia della BrawnGP.
PARTE I – VIETATO STAMPARE
È una fredda mattinata di dicembre, qualche mese prima di quell’assurdo test catalano.
Ross Brawn e Nick Fry sono le due figure più importanti di un team di F1 tanto prestigioso quanto in difficoltà: la Honda.
Dal 2006, anno in cui ha acquistato definitivamente la BAR, fino al 2008, la Casa Giapponese ha raccolto una sola vittoria. Merito di una gara pazza in Ungheria, segnata dalla pioggia, durante la quale è emersa tutta la classe cristallina di Jenson Button.
Per il resto, tante delusioni, una livrea assurda che raffigura la vista dallo spazio, e un bel po’ di imbarazzo. Non solo la Honda non vince in F1, ma addirittura, viene battuta dalla Toyota che almeno conquista qualche podio qua e là, e sembra migliorare sempre di più.
Non a caso, già dai primi mesi del 2008, Ross Brawn ha deciso di puntare tutto sulla stagione successiva. Sul 2009. Si vince l’anno prossimo, à la Ferrari style.
Ma in quella mattina di dicembre, di quando dovrebbe vincere la Honda in F1, interessa poco a un po’ tutti. Soprattutto al consiglio di amministrazione del mega Costruttore di Sakura. Ecco, a loro non frega davvero niente.
La crisi economica del 2008 sta devastando i conti di Honda. Il primo e il più logico dei tagli è il programma di F1.
Un emissario del consiglio ha raggiunto Ross Brawn e Nick Fry nella sala riunioni di un hotel di Heathrow. Con le lacrime agli occhi, ha comunicato la votazione dei dirigenti: Honda abbandonerà la F1. Addio motori V8 giapponesi, addio squadra, addio tutto.
La notizia sconvolge Ross Brawn e Nick Fry. In breve tempo, si sparge nella squadra e nel paddock. Una serie di personaggi loschi, molto spesso improvvisati, avvicina i due dirigenti. Vogliono acquistare la squadra, promettono investimenti faraonici e competitività assicura.
Ma Ross Brawn, uno degli artefici del ciclo Schumacher in Ferrari, è troppo sveglio. Non ci casca. Vuole trovare una via di uscita che eviti la chiusura della squadra.
Di riunione in riunione, inizia ad accendersi una lampadina.
La legge inglese è molto chiara. Le oltre 700 persone che lavorano per il team non possono essere lasciate a casa di punto in bianco. I costi di smobilitazione raggiungeranno i 100 milioni di dollari. Honda, in maniera corretta, è pronta a sostenerli.
Aspetta un momento…se ci sono 100 milioni sul tavolo, perché mai dovremmo usarli per chiudere la squadra?
Proprio qui si infila l’idea geniale di Ross Brawn.
Honda gli avrebbe ceduto la squadra. “GRATIS”. Ma, dato che per la legge, gratis non si può, beh, gliel’avrebbe venduta per una sola sterlina. Una cifra simbolica. E 100 milioni non sarebbero serviti a chiuderla. Sarebbero stati il budget della BrawnGP.
L’avventura più folle della F1 moderna era appena iniziata.
100 milioni. Son tanti soldi, vero?
Beh, non per un team di F1. Non dico che sono “noccioline”…ma quasi.
Ora, immaginatevi quante notti insonni avrà passato Ross Brawn in quelle settimane. L’unica certezza economica del team era il contributo finale assicurato dalla dirigenza Honda.
Tuttavia, la BrawnGP è una realtà. I vari ingegneri e meccanici del team sanno di avere davanti a loro dei mesi molto, molto complicati.
I soldi per tenere tutti non ci sono. Degli oltre 700 dipendenti, circa la metà verrà lasciata a casa. C’è chi si fa da parte in maniera volontaria: qualcuno è stanco dei ritmi della F1, altri non credono che il team sopravviverà. Altri ancora, hanno offerte dai team rivali.
Ma per molti dei dipendenti in eccesso, la situazione è terribilmente crudele. Lavoreranno fino a marzo, quando le monoposto finiranno l’assemblaggio, e poi verranno lasciati a casa.
Da Melbourne in poi, il team potrà sopravvivere con meno persone.
I mesi invernali sono folli.
Ogni singolo centesimo speso va rendicontato. Pensate che vengono tolte dalla sede di Brackley tutte le stampanti tranne una, che viene solo caricata con cartucce bianche e nere.
I tecnici sono impegnati in una sfida complicatissima. Trovare un motore V8 che si riesca ad accoppiare al telaio.
Eh, già. La monoposto 2009 della Honda era pensata attorno a un motore V8… Honda.
Ci sono solo due motori di F1 che potrebbero andare bene per il telaio: il motore Ferrari e quello Mercedes. Ross Brawn e i suoi ingegneri, alla fine, scelgono quello tedesco. Secondo loro, è l’opzione che lascia più libertà alla squadra. Già, anche perchè hanno il timore che Ferrari non accetterebbe mai un cliente più veloce del team ufficiale.
Che strano.
Una squadra che è la cenerentola della F1, con un Budget che a noi sembra grande ma che a quei tempi mandava avanti un Top Team per tre mesi, non di più… si mette a pensare se da cliente può battere i team ufficiali.
Sarebbe già tanto concludere i Gran Premi e arrivare a fine stagione.
Eppure, alla BrawnGP sono convinti che andranno forte. Fortissimo.
La BGP001 è frutto di un lunghissimo lavoro.
Già dai primi mesi del 2008, la Honda aveva spostato tutte le risorse sul progetto 2009. Addirittura, erano stati creati tre diversi gruppi di lavoro che sviluppavano un concept per il nuovo regolamento.
Uno era a Brackley, la sede operativa del team situata in Inghilterra. Un altro era in Giappone. E il terzo era formato dagli ingegneri che facevano parte della Super Aguri, la seconda squadra Honda che aveva chiuso dopo le prime gare del 2008.
Verso metà anno si sarebbe poi scelto il progetto migliore e si sarebbe sviluppato quello. Che, pensate un po’, era frutto del gruppo Super Aguri.
Addirittura, il loro concept finale era stato scartato perché troppo estremo nelle forme e nelle sospensioni. Guarda caso, era molto simile alla Red Bull RB5, la vettura 2009 pensata da Adrian Newey.
Comunque sia, la base dei tecnici Super Aguri era stata impreziosita da una serie di idee provenienti dagli altri gruppi. Una di queste aveva la firma di Masayuki Minagawa, un aerodinamico giapponese.
Mina, questo il suo soprannome, aveva notato un buco nel regolamento. Era una falla che in molti avevano annusato. Pensate che i dirigenti tecnici della Honda, nelle riunioni con la FIA e le altre squadre, l’avevano anche segnalata. Ma l’avvertimento non era stato preso sul serio.
E così, proprio su quella zona grigia del regolamento, Mina aveva sviluppato il doppio diffusore. Per farla molto semplice, attorno alla struttura deformabile posteriore, quella lunga protrusione che termina con la luce antipioggia, veniva creato un secondo diffusore.
Questo diffusore era alimentato da due aperture posizionate nel fondo.
Ecco, queste aperture erano un po’ rischiose, lato regolamento. Bisognava trovare il mondo di realizzarle perché rimanessero legali.
Mina questo modo l’aveva trovato. E una volta passata l’idea al gruppo di ingegneri di Brackley, la soluzione era stata raffinata. Ed era anche stata sottoposta a Charlie Whithing, lo storico Direttore di Gara che si occupava anche dei regolamenti tecnici. Charlie aveva approvato la soluzione, per quanto al limite.
Ma quindi, mi volete davvero dire che la BrawnGP era l’unica squadra ad aver deciso di fare sto doppio diffusore? No! Sin dai test c’erano anche Williams e Toyota che ce l’avevano! Però non erano riusciti a farlo così tanto bene…e semplicemente erano veloci tanto quanto gli altri. Quanti di voi pensavano che la BrawnGP andasse così forte perché erano gli unici ad averlo?
Ma allora…Perché il doppio diffusore progettato bene dalla BrawnGP era tanto importante?
Perché il regolamento 2009 tagliava il carico aerodinamico delle F1 di molti punti. Ma in Honda si erano dati un obiettivo molto ambizioso: dato che la nostra vettura 2008 va piano, tentiamo di replicare con la 2009 i suoi punti di carico.
Mi spiego: il nuovo regolamento toglie carico. E quindi tutte le altre squadre lo accettano, ci mettono una pietra sopra, e sviluppano l’auto di conseguenza. Noi, no! Puntiamo tutto sul cercare di mantenere lo stesso carico che avevamo nel 2008! Con la differenza che quel carico nel 2008 non basta, ti fa arrivare ultima…ma, nel 2009… potrebbe permetterci di essere tra i primi. Di giocarci i podi e le Top5. Questi in pratica puntavano alla luna!!!
Ecco, lo capisce chiunque, però che questo progetto era troppo ambizioso. Da dove tiri fuori tutto quel carico? Se volevi tradurlo in numeri e pezzi reali, il progetto non reggeva. L’aerodinamica diventava troppo sensibile, la macchina sarebbe stata inguidabile.
Fino a quando non arrivò il doppio diffusore. Quel trucchetto scovato da Minagawa San rendeva molto più stabile l’aerodinamica. Eh già: la sua particolarità non è che ti dava un carico della madonna. Al contrario, dava stabilità! Quella stabilità, così, ti permetteva di esagerare in altre parti della vettura per trovare carico senza renderla inguidabile.
Grazie al doppio diffusore, studiarono un’ala anteriore che valeva da sola un secondo, e che introduceva concetti ancora oggi usati in F1. Il famoso outwash, mandare verso l’esterno le turbolenze generate dalla ruota anteriore.
Grazie al doppio diffusore, fu possibile adottare una serie di alette molto estreme nella zona delle prese dei freni posteriori. Anche loro, valevano un secondo.
E sentite questa perché è assurda: durante la stagione 2009, i tecnici Brawn provarono a capire quanto avrebbero perso senza il doppio diffusore. 1 secondo? 2 secondi? Viene naturale pensarlo, dato che il “trucchetto” era il doppio diffusore. E invece no: solo tre decimi! Ma com’è possibile? Semplice! Perché ormai tutti gli altri vantaggi aerodinamici erano stati capiti e assorbiti, e con qualche adattamento avrebbero funzionato comunque.
Perciò, il doppio diffusore fu fondamentale nello studio iniziale della BrawnGP, ma non era la soluzione mega decisiva senza la quale tutta la macchina non funzionava. A me piace immaginarlo come le rotelle della bici. Ti danno stabilità. Ti fanno imparare la base. E poi quando le togli impari in un attimo. Col doppio diffusore, la BrawnGP aveva messo le rotelle alla loro monoposto.
Sia come sia, durante l’inverno la galleria del vento iniziò a dare ottimi responsi.
La BGP001 avrebbe avuto il carico della vettura 2008, punto più o punto meno.
Ed era proprio per questo motivo che i tecnici della BrawnGP erano convinti che sarebbero andati fortissimo.
PARTE II – METTI QUELLA ZAVORRA!
La BrawnGP BGP001 non era pronta per i primi test invernali in programma a Jerez. Nemmeno per i secondi del Bahrain. Avrebbe partecipato solamente ai test di Barcellona dei primi di marzo.
Ma durante i test di Jerez, un filo di gasamento iniziò a circolare tra i dipendenti rimasti a lavorare.
In quel test giravano tutte le nuove monoposto 2009 tranne una. La Toro Rosso. Anche la squadra italiana non era pronta e così, loro giravano con una vecchia F1 2008.
Erano tre secondi più veloci di tutti gli altri.
Ma non della BrawnGP. Ma come facevano a saperlo se la Brawn non stava girando? Beh l’avevano visto dalle simulazioni virtuali, nelle quali gli ingegneri riuscivano a reggere il passo della Toro Rosso dell’anno prima.
Bingo.
Nel mondo virtuale, però. E in quello reale?
In quello reale funzionava tutto allo stesso modo. Dopo un mese, passato ad adattare il telaio a motore e cambio della Mercedes, la BGP001 eseguì uno shakedown a Silverstone nel quale non si ruppe nulla.
E poi arrivò il test di Barcellona. Il test che vi raccontavo ad inizio video.
Jenson Button fece davvero segnare un primo tempo che i cronometristi non credevano possibile. E la mia non era un’esagerazione…lo cancellarono per davvero. Poi, però, i tecnici della BrawnGP e quelli delle altre squadre iniziarono a segnalare che Jenson affrontava la chicane come tutti gli altri.
Le reazioni furono di sorpresa assoluta. Quelli della Brawn avevano avuto tutte le rassicurazioni che cercavano. La macchina era davvero più veloce di tutte le altre. Il vantaggio superava abbondantemente il secondo al giro. E così, dopo il primo run, iniziarono a girare sempre con il pieno, caricando addirittura della zavorra extra creata nel box con del metallo di scarto.
Gli avversari, invece, erano convinti che fosse tutta una farsa. Pensavano che la BrawnGP aveva completato i primi giri sottopeso. Per fare i fenomeni. Ne erano sicuri. L’obiettivo era attirare sponsor per riempire quella livrea tutta bianca.
Livrea che tra l’altro era stata pensata proprio per poter accogliere qualunque sponsor, con un tocco distintivo giallo fluo. E pensate che la vernice giallo fluo era stata creata partendo da una polvere dai meccanici stessi, così da risparmiare un po’.
Ma niente, le altre squadre si sbagliavano. La BrawnGP era davvero velocissima. Quella scuderia, che pochi mesi prima sarebbe dovuta fallire, tenuta in piedi con quei pochi soldi con cui avrebbe dovuto liquidare i suoi dipendenti, stava per sbalordire il mondo intero alla prima gara della stagione.
PARTE III – I RICAMBI? ROBA DA PERDENTI
Melbourne, prima gara della stagione.
Ancora me la ricordo. Non seguevo la Formula 1 come adesso, non sapevo nulla di test, mica test, naaa, solo accendevo la tv la domenica e basta.
E quando quel giorno, su quella griglia di partenza vidi quelle due auto bianche e giallo fluo praticamente senza sponsor partire dalla prima fila, pensavo di aver sbagliato sport. Ma cosa diavolo sta succedendo?
Jenson Button in Pole Position, con Rubens Barrichello, suo compagno di squadra, al secondo posto.
Quell’auto nei test non stava girando sottopeso. Al contrario. Stava girando sovrappeso perché andava talmente forte che non voleva attirare troppe attenzioni. E non lo fecero solo nei test. Ma anche in quella prima gara del mondiale. Pensate che lo stratega della Brawn, un certo James Vowles, ora capo della Williams, impose a Jenson un obiettivo per la gara: devi vincere con massimo 5’’ di vantaggio. Non di più. Non scappare via, che si incazzano le altre squadre e pressano la FIA per rallentarci.
Jenson ce la mise tutta per andare piano. Dovette tirare solo quando fu vittima di un pit-stop lento. Molto lento.
Sentite questa storia perché è assurda.
All’epoca c’era anche il rifornimento. E I primi pit-stop della storia della BrawnGP durarono rispettivamente 12’’ e 20’’. Troppi anche per fare benzina. Ma perchè così tanto?
Perché? Perché l’addetto al rifornimento andò nel panico. Fino alla stagione precedente, rifornire non era il suo lavoro. Nei test e negli allenamenti era stato bravo, ma in gara andò in tilt. Porca troia…e mo? Abbiamo un’auto per vincere il mondiale! Non possiamo perderlo perchè non abbiamo uno che sappia fare benzina!! Ce l’abbiamo ancora il numero di Gary?
Gary era il suo predecessore, il vecchio uomo del rifornimento, che era stato tra i primi ad accettare di lasciare la squadra per tagliare i costi. Avrebbe fatto l’idraulico senza problemi.
Ma dopo Melbourne, fu richiamato! La squadra gli pagava tutti i voli, lui arrivava in circuito sabato sera, domenica partecipava ai pit-stop e poi ripartiva subito la sera, pronto ad aggiustare tubature, caldaie e gabinetti inglesi il lunedì mattina. Che lavoro fai? “Guarda, dal lunedì al venerdì l’idraulico, mentre la domenica il benzinaio…in Formula 1”.
È una delle tante storie assurde del 2009 targato BrawnGP.
Ma, vi dicevo, a parte questo problema al pit-stop, Button dominò il GP e vinse senza problemi, tirando anche poco.
Barrichello, al contrario, partì malissimo, finì in fondo al gruppo e poi rimontò fino al 2° posto. In realtà, avrebbe chiuso 4° non fosse stato per un contatto tra Kubica e Vettel negli ultimi giri.
Ma la BrawnGP, la cenerentola della F1, aveva fatto doppietta alla sua prima gara.
Incredibile!
E fu solo l’inizio. Button vinse 5 delle successive sei gare. Ma non fu solo dominio…fu anche fortuna. E furbizia.
La furbizia è tutta di Ross Brawn. Eh già: perché le altre squadre protestarono per il doppio diffusore. Ci fu una sorta di processo a Parigi, nella sede della FIA, durante il quale Ross sfruttò con tantissima abilità le pieghe del regolamento. In pratica, si mise a discutere con il dizionario sulla differenza tra buco e asola in inglese, e alla fine la FIA diede ragione a lui. Il doppio diffusore era legale. Ma fu una vicenda nella quale c’entravano anche dispute politiche tra la FIA; Bernie Ecclestone e i top team, e una cenerentola come la BrawnGP faceva molto al caso della FIA. Insomma, roba un po’ noiosa della politica di F1.
I colpi di fortuna della BrawnGP sono molto più divertenti da raccontare.
Il primo arrivò in Malesia. Mega temporale, bandiera rossa, gara annullata. Se avessero ridato bandiera verde, Button sarebbe rimasto a piedi. Era entrata acqua nel volante. E non avevano il pezzo di ricambio.
In formula 1.
Il secondo durò quasi tutta la primavera, un lungo colpo di fortuna per entrambi i piloti. La BrawnGP aveva solo due telai, più un terzo di scorta. Peccato che non c’era stato tempo per modificare il terzo telaio e renderlo adatto ad ospitare il motore Mercedes.
Così, la squadra portò in giro per le piste questo telaio di scorta… inutile. L’obiettivo era mostrare agli altri team che avrebbero avuto un rimpiazzo in caso di incidente. Eh sì, perchè se le squadre avversarie sanno che se spacchi un telaio non corri più…beh…ops toccatina…auto distrutta…e la Brawn avrebbe corso con una macchina sola.
Le storie sono infinite, e tanti dei protagonisti dell’avventura della BrawnGP lavorano ancora in F1, per Mercedes, che a fine 2009 ha acquisito la squadra, o per altri. Le ha raccontate Ross Brawn a Beyond The Grid, il podcast della F1, lo hanno raccontato James Vowles o Andrew Shovlin di Mercedes in vari podcast, e vi linko in descrizione un fantastico reportage di Lawrence Edmonson su ESPN, merita davvero una lettura per i più appassionati.
Ma, vi dicevo, un’altra storia assurda riguarda il Gran Premio di Monaco.
Nel 2009 c’erano le coperture dei cerchi. All’anteriore, avevano un piccolo sfiato. Andava montato nel verso corretto per aiutare l’aerodinamica. Ecco, Button corse tutta la gara di Monaco, e la vinse, con i copricerchi montati al contrario. Il povero meccanico autore dell’errore aveva sbagliato perché non esisteva un manuale di montaggio della monoposto.
Motivo? Non c’erano i soldi per stamparlo.
PARTE IV – I CAMPIONI SCAPPANO
Dopo Monaco, Jenson Button era scappato via in classifica piloti.
Sei vittorie e un terzo posto nelle prime sette gare.
La festa, però, era finita. La BrawnGP stava finendo il budget. Ma attenzione…non è che non avevano budget per fare nuovi pezzi di aggiornamento per renderla più veloce. Nono, non c’avevano manco i soldi per ridipingerle!! A furia di sporcarsi e segnarsi con i sassolini, la carrozzeria iniziava a disturbare l’aerodinamica.
McLaren, Red Bull e Ferrari tornarono alla carica. Hamilton e Vettel iniziarono a battere Button regolarmente. E Jenson andò nel pallone.
Da Silverstone al Giappone, terzultima gara del Mondiale, mentre Barrichello almeno vinse a Monza e a Valencia, Jenson arrivò sul podio solo in Italia. Per fortuna, Seb vinse poco e Lewis iniziò ad ingranare solo in Ungheria grazie a una versione B della McLaren.
Ma le gare passavano e il Mondiale che prima sembrava lì nelle loro mani, iniziava ad allontanarsi.
Button vedeva fantasmi, si lamentava del riscaldamento delle gomme anteriori, non trovava mai grip. La realtà è che in F1, se rimani fermo, soprattutto contro Ferrari, Mclaren, Red Bull, fai dieci passi indietro, e la BrawnGP non era più vincente.
Jenson, però, era destinato a diventare Campione. A Interlagos, penultima gara della stagione, gli bastava qualche punto. Partì 14°, per colpa della pioggia, ma rimontò fino al 5° posto, con una gara finalmente convincente e cazzuta.
Era quello che gli bastava per vincere il suo primo ed unico Mondiale Piloti. La BrawnGP vinse anche il Titolo Costruttori. In Brasile, pensate un po’, festeggiarono con una mega cassa di birra di una piccola azienda di San Paolo che solo per la gara brasiliana aveva messo uno sticker sulla Brawn.
Il pagamento? La cassa di birra stessa.
Se non avevano il budget per riverniciare le auto, secondo voi come avrebbero potuto correre di nuovo? Impossibile. E infatti, la BrawnGP, non corse più. Come forse già sapete, alla fine del 2009, Ross Brawn vendette la squadra alla Mercedes per 110 milioni di dollari. La vendettero Brawn e i suoi soci in realtà, perché Ross aveva solo il 54% delle quote: le altre erano suddivise tra gli altri dirigenti, tra cui lo stesso Nick Fry.
Parte dei dipendenti allontanati durante il 2009 furono richiamati una volta arrivata Mercedes. La squadra, fosse rimasta BrawnGP, non avrebbe concluso la stagione 2010. Non c’erano abbastanza soldi.
Eppure, erano Campioni del Mondo. Nonostante tutte le difficoltà, nonostante i pochi soldi, nonostante le avventure e i licenziamenti.
Le delusioni e le amarezze, però, purtroppo non svanirono, nonostante avessero vinto due Campionati del Mondo. Jenson Button decise di lasciare quella squadra e di portare il #1 alla McLaren. Pensate, un anno prima Honda aveva deciso di staccare la spina un giorno prima della festa di Natale della squadra. Un anno dopo, la notizia di Jenson alla McLaren arrivò il giorno della festa stessa.
Proprio mentre Button firmava autografi a tutti i dipendenti. Uno di loro gli disse: ehi Jenson, firmami questo foglio. Era il comunicato McLaren stampato, che annunciava che Jenson se ne sarebbe andato.
Erano stati i più bravi, con meno soldi di tutti, ma il loro Campione li aveva comunque abbandonati. Può finire così male la nostra storia? Certo che no.
Qualche giorno dopo, l’intera squadra fu convocata in auditorium. Ross Brawn presentò i nuovi dirigenti Mercedes, i nuovi capi, raccontò la visione dell’azienda e in quanto tempo la squadra avrebbe potuto esprimere tutto il suo potenziale.
Poi, con un colpo di teatro da vecchia volpe, si aprirono le porte laterali e Ross disse: ah ragazzi, dimenticavo di presentarvi il nostro nuovo pilota. Si chiama Michael.
L’auditorium quasi saltò in aria per il boato.
Michael Schumacher aveva scelto loro. I Campioni del Mondo della BrawnGP.
Alberto Naska e Luca Ruocco
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