La storia che sto per raccontarvi non ha molto senso.

È la storia di un pilota che ha corso in Formula Uno per quattro stagioni o poco più. Ha vinto solo sei gare. Spaccava una macchina dopo l’altra. Collezionava incidenti come fossero figurine. Fino all’ultimo, tanto brutto da portarlo via per sempre.

Eppure, è diventato un mito. Per poco tempo, ha brillato più intensamente di chiunque altro. E la gente è rimasta abbagliata per sempre.

Proprio come accade alle Supernova.

E questa, signore e signori, è la leggenda di Gilles Villeneuve.

PARTE I – MOTOSLITTE & GENTLEMEN

Gilles Villeneuve nasce il 18 gennaio 1950 a Saint-Jean-sur-Richelieu, una cittadina del Quebec poco distante da Montreal. Crescerà a Berthierville, un paesino di quelle parti che all’epoca è poco più di un insediamento.

Suo padre lavora con i pianoforti e, assieme alla madre, gestisce una minuscola azienda di vestiti. Gilles è un tipo in gamba, è bravo a scuola, ma ha un punto debole, condiviso con il fratello Jacques.

Va matto per la velocità. E più cresce, più questo morbo – che è il più dolce del pianeta – lo consuma. E così, sperduto nella provincia canadese, Gilles può sfogarsi in un solo modo. Correre con le motoslitte.

Dall’autunno alla primavera, quando arriva la neve, i fratelli Villeneuve scorrazzano e vincono in una disciplina che è molto più organizzata e professionale di quanto possiamo pensare. Ed è anche formativa, un po’ come il kart: Gilles impara a controllare un mezzo che è perennemente di traverso.

A vent’anni Gilles si sposa con Joanna, e la moglie capisce in fretta che il destino di suo marito è uno solo. Farà il pilota di auto da corsa. Niente vita tranquilla, niente conservatorio nel quale comunque era stato ammesso, tanto bravo era nel suonare la tromba.

Villeneuve frequenta corsi di guida, mette da parte soldi, partecipa a qualche drag race e, alla fine, riesce a correre in Formula Ford. È il 1973.

Nonostante a Gilles manchino le basi che tanti colleghi hanno, grazie all’infanzia passata sui kart, beh… riesce a vincere comunque. Domina il campionato e nel 1974 si trasferisce in Formula Atlantic. È la Formula 2 del Nord America, un campionato serio, dove ci sono piloti forti e team strutturati.

All’inizio, Villeneuve prova a fare tutto da solo, come in Formula Ford. Ma non basta. Nel 1975 vince la prima gara, sotto la pioggia, e nel 1976 la sua carriera decolla per sempre. Corre per una delle squadre migliori e domina due campionati: quello canadese e quello statunitense.

Ma, soprattutto, ha l’incontro che gli cambia la vita. E nemmeno sa di averlo, pensate un po’. La gara più prestigiosa della Formula Atlantica è una corsa extra campionato che si disputa a Trois-Rivières. Girano tanti soldi sottoforma di premi, e come il miele attira le api, ecco che i piloti di F1 vengono attirati da una gara di una serie minore.

Tra questi, c’è James Hunt, che rimane folgorato da Gilles. Questo piccolo canadese un bel po’ timido dà la paga a tutti. Non lo nota solo Hunt, anche il corrispondente del Times ne parla benissimo. Ma quello che conta è il racconto di James.

Il mitico dongiovanni che vincerà il Mondiale di F1 pochi mesi dopo, torna in Inghilterra e racconta tutto ai boss della McLaren e della Marlboro, la squadra per cui corre e il mega sponsor che caccia i soldi per tenere in piedi la baracca.

‘’Non fatevi sfuggire questo qui, è un fenomeno’’.

E Gilles nemmeno lo sa, di questo consiglio. Tanto che continua a correre in Formula Atlantic e ci infila anche qualche gara di Can-Am, dove riesce a domare senza problemi le bestie da 800cv e passa.

Passa un po’ di tempo, in realtà quasi un anno, e il suggerimento di James Hunt viene finalmente ascoltato. La McLaren offre a Gilles Villeneuve la terza macchina per il Gran Premio di Gran Bretagna 1977. Gilles accetta, ovviamente, e si presenta a Silverstone come un vero pazzo.

Perché sì, Gilles Villeneuve è tutto matto.

Inizia a girare nei test pre-gara e finisce in testacoda. Non una, non due, non dieci volte. Continuamente. E a chi gli chiede se non abbia esagerato ad accettare l’invito in F1, lui risponde con un sorriso dolce e la faccia da angioletto: ‘’io sono abituato alla Formula Atlantic. Per trovare il limite della F1, devo arrivare fino al testacoda, sennò come faccio a capire quanto tiene?’’.

Un tipo del genere lascia a bocca aperta anche nella Formula Uno degli anni ’70. Si qualifica 9° e chiude la gara 11° nonostante una lunghissima sosta ai box per sensore difettoso. Nella corsia box di Silverstone, un ingegnere italiano prende appunti su di lui.

Si chiama Mauro Forghieri ed è un vero genio. Dirige la Scuderia Ferrari e ha progettato la 312 T2 che sta portando Niki Lauda al secondo Mondiale Piloti.

Dopo Silverstone, i rapporti con McLaren si raffreddano un po’. Il team inglese preferisce Patrick Tambay a Gilles. E Villeneuve, che è tornato in Canada, è fuori dal giro. Non ha molti contatti.

Forse, il sogno della Formula Uno rimarrà tale. Potrebbe continuare in Can-Am e puntare alla Indycar, in fondo Gilles è abbastanza famoso in Nord America.

Per nostra fortuna, dalle parti di Modena, c’è un signore che ha altre idee.

PARTE II – SEMIASSI & GIACCONI

Nella tarda estate del 1977, Enzo Ferrari e Niki Lauda si stanno separando.

I rapporti sono tesi già da tempo, ma il Drake cerca di tenere Niki a Maranello. Sa benissimo che Lauda è il più forte tra i piloti dell’epoca. Ma niente, Niki ha deciso di andarsene alla Brabham, per tanti motivi.

Così, Enzo deve trovare un pilota da affiancare a Carlos Reutemann per la stagione 1978. Peccato che siamo quasi in autunno, e i piloti forti sono tutti già accordati. La prima scelta di Ferrari è Jody Scheckter, ma il Sudafricano non può liberarsi dalla Wolf. Ci sarebbero altri piloti, ma sono tutti bloccati o non convincono abbastanza Enzo.

A un certo punto, al Drake si accende la lampadina. Non c’era mica un canadese sconosciuto che ha corso per la McLaren a Silverstone, e che Forghieri mi ha segnalato perché andava fortissimo?

Certo che c’è. Si chiama Gilles Villeneuve.

Ferrari fa chiamare Gilles in Canada ma Villeneuve, sulle prime, pensa a uno scherzo. Poi lo richiamano e lo richiamano, e si convince. Salta sul primo aereo per Malpensa, e in poche ore è a Maranello.

Se potesse firmare il contratto con la Ferrari prima di varcare i cancelli, lo farebbe. In realtà, lo fanno girare a Fiorano e Gilles gira. Eccome se gira. Nel senso che fa una serie di testacoda e piroette infiniti.

Forse non è pronto. Ci sarebbero tanti piloti italiani promettenti che corrono in F2, perché Enzo dovrebbe fissarsi su questo canadese sconosciuto?

Perché il Drake ha sentito tutta una serie di contatti, tra cui Chris Amon, un suo ex pilota di cui si fida moltissimo e che ha corso con Gilles in Can-Am. Tutti gli hanno detto la stessa cosa: Gilles è un fenomeno. E c’è qualcosa, in quell’uomo piccolo e un po’ timido, ma spavaldo alla guida, che convince Enzo.

Una luce strana, e un’opportunità: scommettere su un giovane, farlo vincere con la Ferrari, e dimostrare che nessuno è bravo come lui, il Drake.

Preso. Gilles Villeneuve correrà per la Ferrari nel 1978.

Inizia un programma di test a Fiorano mega intensivo. Se Gilles deve guidare una Ferrari, deve farlo conoscendo tutti i trucchi del mestiere. Secondo Forghieri, ci vorranno ventimila km di prove prima che abbia abbastanza esperienza per giocarsela con gli altri.

Villeneuve macina km. Peccato che macini anche semiassi, differenziali, cambi, freni. Tutto quello che c’è da rompere, Gilles lo rompe. Ma quando scende dalla macchina e guarda i meccanici come fosse una peste che ha combinato una marachella, tra gli uomini della Ferrari inizia a serpeggiare un sospetto.

Stai a vedere che di questo qui, ci innamoriamo tutti quanti.

Villeneuve viene spedito alle ultime tre gare del Mondiale. Correrà con una terza macchina in Canada, che alla fine diventa la seconda perché Lauda ha già vinto il Mondiale e quindi salta le ultime due corse. Niki si è davvero rotto della Ferrari.

In pochi mesi, Villeneuve è passato dal non sapere se correrà un’altra volta in F1 a fare il suo esordio per la Ferrari nella corsa di casa.

La prima gara non va benissimo. La seconda, al Fuji, va ancora peggio. Villeneuve decolla sulla Tyrrell di Peterson mentre prova un sorpasso. La sua Ferrari compie una serie di piroette e atterra nella via di fuga, dove ci sono dei fotografi e degli spettatori che non avrebbero dovuto stare lì. Purtroppo, perdono la vita due persone.

L’esordio di Villeneuve in Ferrari non è stato un successone. Già doveva sostituire Niki Lauda, un idolo, in più colleziona testacoda e incidenti. Giornalisti e tifosi si convincono che il Drake abbia preso una cantonata.

La convinzione inizia a scricchiolare nelle prime gare del 1978. Gilles commette tanti errori, per carità. E il suo compagno di squadra, Carlos Reutemann, vince in Brasile e a Long Beach.

Ma proprio in California, Gilles si guadagna un soprannome con il quale lo ricordiamo ancora oggi: l’Aviatore. Villeneuve è 1°. Eh già, alla sua settima gara in F1 sta conducendo un Gran Premio senza troppi problemi. Tra l’altro, su una pista cittadina piena di insidie.

Tanto scarso, questo Villeneuve, non deve essere. Peccato che sia un po’ irruento. Nel doppiaggio di Regazzoni, Gilles colpisce l’ex pilota Ferrari e prende letteralmente il volo. Viene immortalato in una foto epica che finisce sui giornali di tutto il mondo, Italia compresa.

Villeneuve diventa l’Aviatore e anche se fatica a portare a casa i risultati, anche se sbaglia sempre, la gente inizia a volergli bene. Come puoi non voler bene a un pazzo canadese che a Monaco una i muretti come se fossero le sponde di un flipper ed è sempre in controsterzo?

Su Gilles, poi, iniziano a girare una serie di storie. Per esempio, nei primi mesi del 1978, una Ferrari si presenta al casello di Modena Nord. È partita da Montecarlo. Il casellante prende il biglietto e guarda l’orario di partenza. Fa i calcoli e si rende conto: Ventimiglia-Modena, due ore e venticinque minuti.

Ce ne vogliono 4 e mezza, se fate il percorso con Maps.

Sbigottito, il casellante chiede a Gilles: ma chi sei, Niki Lauda?  Risposta: no, io sono Gilles Villeneuve!

Che sborone. L’irriverenza, però, non basta. Nell’estate del 1978 passano i Gran Premi e Villeneuve non vince, mentre Reutemann arriva a quattro vittorie in campionato. Enzo Ferrari vede tanto potenziale in Gilles, ma nel frattempo ha chiuso un accordo per il 1979 con Jody Scheckter, il pilota che qualche mese prima voleva più di tutti. Sarà lui la prima guida che punta al Mondiale.

E nell’altra Ferrari? Beh, rimane Reutemann. A meno che… a meno che Reutemann stesso non decida di andarsene via. Ed è proprio quello che accade. Carlos preferisce trasferirsi alla Lotus, la squadra Campione del Mondo. Il Drake fa buon viso a cattivo gioco e conferma Villeneuve.

Ecco, questo è il momento nel quale la nostra storia cambia.

Gilles Villeneuve non si sente più sotto esame. Il rinnovo del contratto gli muove qualcosa dentro, lo rassicura. Inizia ad andare fortissimo, e non si ferma mai più.

A Monza, nella corsa in cui un incidente al via innesca una catena di errori medici che ci porteranno via Ronnie Peterson, Gilles Villeneuve se la gioca per tutta la corsa con la Lotus di Mario Andretti, che quel giorno diventa Campione del Mondo. 

Piedone riesce a superare Gilles solamente a cinque giri dalla fine. Verranno tutte e due penalizzati per partenza anticipata ma ai Tifosi non interessa nulla. Villeneuve, per la prima volta davanti alla Marea Rossa, ha dato spettacolo. Si è giocato la gara fino alla fine. Come può non gasare?

Va ancora meglio due gare dopo, a Montreal. Si corre in ottobre e fa un freddo becco, ci sono tipo 5°C alla partenza. Gilles sceglie di montare gomme Soft, a differenza di tutti gli altri, perché sa che con il freddo la mescola soffice può aiutarlo a recuperare grip. Certo, farla durare tutta la gara è un’impresa.

Ma è un’impresa tutto sommato semplice, per un fenomeno come Gilles Villeneuve. La sua Ferrari si mette al secondo posto, dietro alla Lotus imprendibile di Jarier. Quando la Lotus spacca, Gilles si ritrova primo e va a vincere. Sul podio ha un giaccone pesantissimo, perché inizia a nevicare, e una birra al posto dello champagne.

Pensateci un attimo: nel tempo di una stagione, quella di esordio, guidando per la Ferrari, quindi con tutte le pressioni del mondo… beh, Gilles Villeneuve è già arrivato a vincere.

Ha fatto esaltare i Tifosi. I meccanici lo adorano, perché Gilles è uno di loro. Passa tanto tempo ai box, e alle gare ci va con un Motorhome gigante che parcheggia in fondo al paddock. Così non deve andare in albergo e casa e famiglia lo seguono ovunque. Con lui ci sono Joanna, i due figli – Melania e Jacques – e un cagnolone gigante.

Quando si tratta di grandi personaggi della F1, di piloti o di giornalisti, Gilles è disponibile ma in fondo timido. Pensate che la regola per entrare nel motorhome era togliersi le scarpe; non per igiene, ma perché la gente a piedi nudi è in soggezione, e quindi va via prima.

Ma con i tifosi e i meccanici, Gilles si concede di più. E trasmette il suo animo candido, Forghieri lo chiamava un puro. Roba che si nota, roba che lo connette alle persone.

La sua leggenda comincia a crescere, ad alimentarsi di capitoli. Nessuno sarà importante quanto il 1979.

PARTE III – ALLORI & AMICIZIE

La Ferrari destinata alla stagione 1979 si chiama 312 T4. A guardarla di fronte, di lato o da dietro, è brutta forte. La chiamano ciabatta, squalo, aspirapolvere, scegliete voi il soprannome che preferite.

Ma è veloce. Molto veloce. E i suoi due piloti sono la coppia perfetta.

Uno è Gilles. L’altro è Jody Scheckter. Un sudafricano che corre in F1 da qualche anno, e ha iniziato come uno scalmanato. Poi si è pian piano calmato ed è diventato il pilota perfetto per puntare al titolo, secondo Enzo Ferrari. Veloce, concreto, freddo. Il Drake sa che Scheckter farà quel che serve per vincere il Campionato.

Lo nomina prima guida. Ha la priorità su sviluppi e pezzi di ricambio. Villeneuve accetta la situazione e prova comunque a giocarsela.

Ma quello che sorprende è come accoglie Jody. In quattro e quattr’otto, i due diventano amici per la pelle. Villeneuve spiega a Jody tutti i segreti di Fiorano e delle Ferrari. Gli indica come usare il motore 12 cilindri piatto, che ha una curva di coppia molto particolare.

Insomma, lo accoglie a braccia aperte, con una sincerità disarmante.

Poi, in realtà, Jody scopre anche il lato folle di Gilles. Dato che i due vivono a Montecarlo, spesso raggiungono Maranello assieme.

E nel 1979, il mito di Gilles inizia ad essere famoso in Italia. Gilles lo sa e un po’ ci marcia sopra, la situazione lo diverte. Scheckter racconta che i viaggi in auto erano normali fino a qualche km da Maranello. Lì, dove Gilles sapeva che la gente teneva d’occhio il suo arrivo… beh, Villeneuve iniziava a fare il pazzo.

Controsterzi, slalom tra le auto, zig-zag e i mitici parcheggi in testacoda nel piazzale di Fiorano. Parcheggi che erano diventati una vera e propria attrazione per i meccanici.

Il mezzo alternativo per la tratta Montecarlo-Maranello era l’elicottero. Gilles aveva preso il brevetto di volo ma non amava granché seguire le rotte. Così, seguiva l’autostrada, a vista.

Pensate che una volta, tornando di sera da Maranello, si ritrovò in mezzo a una mega banco di nebbia dalle parti di Tortona. Troppo pericoloso continuare. Gilles trovò uno spiazzo, atterrò, chiuse l’elicottero e si mise a dormire. Il mattino dopo si sveglia ed è circondato dal mercato del sabato! E dai carabinieri e la polizia che si chiedono cosa ci faccia un elicottero con un pilota di F1 in mezzo a una piazza del mercato!

Epico. Pensate che Gilles ripartì solo quando il mercato era finito!

Ma il culmine delle avventure in elicottero fu con Jody a bordo. Stanno tornando a Monaco e si accende una luce rossa. Scheckter chiede cosa sia. Gilles fa di non preoccuparsi. Fanno una pausa, Scheckter prende il libretto delle istruzioni e vede che la spia indica la batteria surriscaldata.

Manca ancora un pezzetto sul mare, fino a Montecarlo. Gilles riparte, nonostante il terrore di Scheckter, e appena vede che la spia si accende… spegne il motore. Mentre sono in volo. Così la batteria si raffredda. E poi riaccende.

Inutile dirvi che Jody non salì mai più su un elicottero con Gilles Villeneuve.

Torniamo al Campionato del Mondo 1979.

La 312 T4 esordisce a Kyalami, in Sudafrica. È subito velocissima. C’è un acquazzone nei primi giri. Bandiera rossa, e alla ripartenza Scheckter monta già le gomme da asciutto. Villeneuve no. Elabora una strategia: uso le gomme da bagnato per tirare come un pazzo, guadagno, poi metto le slick morbide e li ripasso tutti, perché sono più fresche.

Va a finire proprio così: Gilles passa anche Jody che deve fermarsi ai box perché ha le gomme troppo consumate.

La prima vittoria Ferrari del 1979 è di Gilles Villeneuve. Anche la seconda, a Long Beach, dove domina dalla Pole Position. In Spagna Villeneuve è fuori dai punti dopo una gara un po’ troppo irruenta.

A Zolder, finalmente Scheckter vince la prima gara con la Ferrari. Ma Gilles è sfortunatissimo: viene coinvolto in un incidente al via nel quale non ha colpe, rimonta da 23° a 3° con una corsa incredibile, e finisce senza benzina all’ultimo giro.

A Monaco è 2° dietro a Scheckter quando la sua Rossa si rompe. Ed era 2° nonostante ne avesse molto di più di Jody, ma in Ferrari vige una regola molto chiara: se si è primi e secondi, non ci si attacca. Mai. Sarà una regola molto importante, nella carriera di Gilles.

Quello che pochi ricordano di Monaco 1979 è che Villeneuve stava abbassando il proprio tempo in qualifica di oltre un secondo all’ultimo tentativo. Poi, era rimasto ostacolato da Piquet. Ma per l’ennesima volta, stava andando molto più forte di lui di Scheckter.

Il Gran Premio successivo è a Digione, in Francia. Ve l’ho raccontato con un video dedicato. È uno dei momenti del 1979 nel quale la leggenda di Gilles Villeneuve diventa sempre più luminosa.

La Supernova Villeneuve emette una radiazione fortissima.

La gara è vinta da Jabouille ma non interessa a nessuno. Tutti strabuzzano gli occhi davanti al duello del secolo, la sfida tra Gilles e l’altra Renault di Arnoux. È qualcosa di epico, ma alla fine, nel concreto, Villeneuve arriva 2° in una corsa complicata per la 312 T4. Scheckter è solo 7°.

A Silverstone e a Hockenheim Gilles rimane fuori dai punti. In Austria è 2° e così si presenta a Zandvoort dietro a Jody in classifica piloti, ma con un obiettivo chiaro. Se vince la gara, riapre il Mondiale.

A quel punto della stagione la 312 T4 è meno veloce della Williams, che è diventata la macchina da battere. Gilles lotta come un leone con Alan Jones. Fa un sorpasso all’esterno magico, prende la testa della corsa, ma con il passare dei giri la Williams diventa sempre più veloce.

Quando Jones riattacca, Gilles prova a resistere. Si gira. Tocca un cordolo e fora. Ma prova a ripartire. La gomma cede e si insabbia.

Qui, un pilota normale scenderebbe dalla macchina.

Villeneuve non è normale. Riparte, e quando la carcassa della gomma bucata vola via, inizia a spingere. Su tre ruote compie un giro intero di Zandvoort. Un giro epico, che fa innamorare la gente definitivamente. Un giro che non serva a una cippa, perché ormai la sospensione è andata.

Ma quel piccolo canadese che ci prova lo stesso, che ci prova fino alla fine, anche se non può vincere, è tutto quello che serve ai Tifosi. L’amore per Villeneuve è ormai totale.

Ha vinto solo tre gare in carriera, ormai non è più in corsa per il titolo, eppure brilla. Brilla come nessun altro.

Basta così? No, perché Gilles brilla pure nel cuore. La sera del GP d’Olanda, tutto abbacchiato, si incontra con Jody Scheckter. Jody è 1° in classifica e se vince a Monza con Gilles 2°, ha vinto il Mondiale. Non serve neanche chiederlo: Gilles si mette subito a disposizione.

E a Monza, davanti a 200.000 persone adoranti, fa quello che nessun pilota vorrebbe mai fare. Lo scudiero del compagno di squadra.

Gilles piazza la sua Ferrari alle spalle di Scheckter e lo scorta per tutto il Gran Premio. È un muro che protegge il Mondiale di Jody, il Costruttori della Ferrari e la grande festa di Monza. È un sacrificio che Gilles compie volentieri, per sé stesso e per il suo amico Scheckter.

È un sacrificio, sì, ma Villeneuve è convinto che si trasformerà in un credito molto presto. La prossima volta toccherà a lui vincere il Mondiale.

La stagione 1979 finisce con un’altra vittoria di Gilles. Al Watkins Glen. Una vittoria che solitamente si racconta veloce, si tralascia. Ma è sbagliato. Perché mentre Villeneuve è al comando, la pressione dell’olio scende. Il motore sta per cedere. Nelle curve a sinistra la situazione si fa critica.

Nonostante questo, per venti giri Gilles riesce a rallentare nelle curve a sinistra quel che basta per far resistere il motore. Il resto lo recupera quando si gira a destra. Per venti giri Gilles compie una magia, e alla fine mantiene abbastanza vantaggio da tagliare il traguardo 1°, con quasi 50’’ sulla Renault di Arnoux. E un motore che stava per cedere.

PARTE IV – LENTO & FELICE

Il 1980 è una stagione tremenda per la Ferrari.

Forghieri e i suoi tecnici stanno sviluppando il motore turbo. Che però non è ancora pronto. E così, Jody e Gilles corrono la 312 T5, una versione evoluta e alleggerita della T4. La macchina è scorbutica, difficile e lentissima rispetto alle avversarie inglesi.

Il campionato è un calvario. Villeneuve arriva quattro volte a punti, con due 5° e due 6° posti, mentre Scheckter addirittura non si qualifica in Canada. Ormai Jody ha mollato e a fine anno si ritirerà. Gilles, invece, prende una botta clamorosa a Imola, dove per l’unica volta nella storia, si corre il Gran Premio d’Italia.

Va a sbattere per un cedimento nella piega subito prima della Tosa, che ora è diventata la Variante Villeneuve. La botta è clamorosa ma Gilles, per fortuna, non ha niente di rotto.

Comunque sia, è l’unica luce in un’annata buia per la Ferrari. Nel 1981 al suo fianco arriva Didier Pironi, un pilota italo-francese molto veloce e molto ambizioso.

Gilles lo accoglie come aveva accolto Jody. Per lui i patti sono chiari: ognuno si gioca le sue carte ma, se Villeneuve fosse davanti, avrebbe lui la priorità, come Scheckter l’aveva avuta nel 1979.

All’inizio, nonostante siano molto diversi e abbiano vite e origini opposte, Gilles e Didi si prendono bene. Anche Pironi è matto come un cavallo. Se Villeneuve è fissato con gli elicotteri e i motoscafi, Didi impazzisce per le corse motonautiche. E poi, i due vanno come dei pazzi in strada.

Sorpassi, controsorpassi, gare folli. Una delle preferite della coppia è andare in autostrada e testare la frenata 250-80 km/h. Come riferimento, si prende un camion. Chi conclude la frenata più vicino al portellone, vince.

Ovviamente, i carrozzieri della Ferrari sistemarono una marea di paraurti. Epica la storia di Enzo  Ferrari che si rompe le balle dei due piloti che continuano a rovinare le Ferrari 308 in dotazione, e così li obbliga a circolare su una Fiat 131 Diesel. Questa macchina qui.

Tempo poche settimane e Gilles era riuscito a fondere due motori della 131 Diesel.

In pista, nel 1981, la coppia funziona bene. All’inizio Pironi ci capisce poco della Ferrari e del motore turbo, che invece Gilles ha sviluppato. A Imola potrebbe vincere ma butta via la gara per una scelta strategia sbagliata.

La 126 CK, a proposito di autotreni, è un vero camion. Pesantissima, con un’aerodinamica molto meno evoluta degli inglesi ma un motore turbo molto potente. Difficilissimo da controllare in erogazione, ma molto potente.

In quei mesi, Gilles disse in un’intervista: ‘’la gente dice che sono sempre di traverso. Ecco, nel 1961 Phil Hill disse che avrebbe scambiato volentieri i suoi cavalli italiani per un po’ di agilità inglese. Mi sa lo sto iniziando a capire bene…’.

Nonostante ciò, tra Monaco e la Spagna Villeneuve scrive due delle pagine più incredibili della sua storia.

La Supernova sta brillando fortissimo.

A Monaco si qualifica 2° mentre Pironi è 17°. In gara scivola fino al 4° posto ma resiste, non sbaglia nulla, e alla fine viene premiato: tutti davanti a lui hanno problemi, e riesce a vincere.

Dopo oltre una stagione, la Rossa torna alla vittoria. Con un Turbo. A Montecarlo. Nessuno credeva fosse possibile. Forse nemmeno Gilles. Eppure, aveva trasformato il sogno in realtà.

A Jarama l’impresa è ancora più folle. Anche questa ve l’ho raccontata in un video dedicato. Villeneuve si qualifica 7°, parte benissimo, alla fine del primo giro è 2° e può sfruttare un errore di Alan Jones per prendere il comando della corsa.

Ma mancano oltre cinquanta giri. E Gilles li percorre tutti con un trenino incollato dietro. Un trenino che arriva a contenere 5 vagoni. Da 1° al 5° in un secondo mezzo. Tutte auto molto più veloci della Ferrari. Ma Gilles resiste, difendendosi in curva e usando la potenza del turbo per scappare via nell’unico rettilineo.

È un’impresa epica che a esplodere definitivamente la Febbre Villeneuve in Italia. Lo slogan esisteva in Canada da qualche tempo, e fu ripreso anche in Italia da grandi giornalisti sportivi come Marcello Sabbatini. Sticker, termometri finti, striscioni.

Tutti avevano la febbre Villeneuve.

Gilles se ne rese conto soprattutto a novembre, a Istrana, quando la sua Ferrari e altre F1 sfidarono in una drag race gli F104 dell’aeronautica. 100.000 persone si riversano sull’aeroporto trevigiano. Tutti volevano Gilles, che fu costretto a travestirsi per scappare via!

Ma l’impresa più folle del 1981, e forse dell’intera carriera di Gilles, andò in scena a Montreal. Mai la Supernova Villeneuve brillò tanto forte.

Piove da far paura. La pista è allagata. Gilles è nelle posizioni di testa ma non può vincere. Si sfiora con un’altra macchina. L’ala anteriore si rompe. Inizia a piegarsi. Sempre di più. Fino a quando non si ribalta e gli finisce dritta davanti al casco.

L’ala è ancora attaccata non si sa come al muso. Ma ostruisce completamente il cockpit. Gilles non si ferma. Prosegue. Ad ogni frenata, pesta più forte possibile sul pedale per farla staccare. Pesta, pesta e ancora pesta. E intanto c’è il diluvio. C’è una pista da percorrere. Ma fa nulla. Gilles non perde tempo.

Dopo qualche tentativo, ce la fa. Riesce a far staccare l’ala. Prosegue senza ala anteriore per il resto del Gran Premio, e chiude terzo, sul podio.

Non ha senso. Guidare sotto la pioggia per diversi km una F1 turbo, con un handling tremendo, e l’alettone che ti ostruisce la vista.

Questo era Gilles Villeneuve. Come poteva la gente, abbagliata dalla sua luce, non adorarlo, non rimanere incantata?

Non conta nulla che avesse solo sei vittorie, che si fosse giocato un campionato da seconda guida e avesse aiutato volentieri Scheckter a vincerlo.

Gilles Villeneuve, sotto quelle gocce di pioggia, mostrò che puoi essere molto di più di un campione di F1. Puoi essere una Leggenda, e questo non c’entra nulla con le coppe o le statistiche. Puoi essere una Supernova.

PARTE V – SOMEDAY YOU WILL FIND ME

La storia di Gilles Villeneuve non finisce bene, lo sapete.

Ad inizio 1982, la vita di Gilles è cambiata. La popolarità è immensa, per carità, ma qualcosa scricchiola. Il suo matrimonio non va molto bene, Joanna ne ha parlato apertamente negli anni successivi alla morte di Gilles.

In F1, diverse sirene lo tentano. Ron Dennis lo vuole alla McLaren, e grazie ai soldi della Marlboro gli offre cifre da capogiro. Gilles decide di rimanere alla Ferrari, anche come segno di riconoscenza verso il Drake che ha creduto da sempre in lui.

Pensate, ci sono addirittura degli strani faccendieri che provano a convincere Gilles con l’offerta dei soldi per creare il Team Villeneuve. È uno scam, se ne accorge Jody, che è rimasto suo grande amico, ma la testa è piena di pensieri.

Per fortuna, arriva la Ferrari 126 C2. Un gioiello di monoposto. Nuovo telaio molto più avanzato, aerodinamica raffinata, motore turbo ormai sviluppato, affidabile e potente. È il migliore della F1 e anche la macchina è la migliore del Circus.

È un anno di grandi polemiche, il 1982. La FIA litiga con i team inglesi. Il team inglesi usano trucchi per correre sottopeso. I piloti protestano a Kyalami, addirittura si barricano in un hotel promettendo di non correre se non cambiano le regole sulla Superlicenza.

Gilles è dentro a questo turbinio, fino a quando non atterra a Imola. È una gara assurda, disertata dai team inglesi per le polemiche in corso.

Se la giocano le due Renault e le due Ferrari. La direzione gara chiede un po’ di spettacolo ai piloti, niente processioni che già ci sono solo 14 vetture. In Ferrari manca Mauro Forghieri, impegnato da una Comunione che si celebra quella domenica.

Le due Renault spaccano in gara. Così, Gilles è 1° e Pironi è 2°. Nel 1982 Didi va molto più forte. Comunque sia, Villeneuve non ha paura. Sa benissimo della regola che vale dal 1978, da quando è entrato in Ferrari: se le rosse sono 1° e 2°, niente battaglie.

Gestisce le gomme e il carburante. Ma Pironi lo attacca. Gilles pensa che sia per lo show, e lo ripassa. Ma Pironi lo ripassa di nuovo. Gilles inizia a innervosirsi. Dai box espongono un cartello con scritto SLOW.

Per Gilles, vuol dire rispettare le regole e preservare la macchina. Per Pironi, preservare la macchina ma battagliare. Didi fa il furbo, o forse è sincero nel ritenere che non ci sia nulla di male nella battaglia.

Fatto sta che attacca all’ultimo giro e passa Villeneuve. Vince Pironi, Villeneuve è 2°.

Gilles non ci sta. È un tradimento di tutti i valori che ha sempre rispettato correndo per la Ferrari. Pironi avrà le sue ragioni, ma Villeneuve non ci sente. Quella vittoria, e in realtà quel Mondiale intero, spettano a lui. E in più, non aveva mai vinto in Italia, davanti al suo pubblico adorante. Lui che si metteva apposta a fare il pazzo a pochi km da Maranello.

O che più operai uscivano nel piazzale quando arrivava in elicottero a Fiorano, più acrobazie faceva, regalando un vero e proprio air show alla sua famiglia emiliana.

Gilles non vuole salire sul podio. Dice a Piero Ferrari di cercarsi un altro pilota, e forse in cuor suo capisce che è arrivato il momento di accettare l’offerta McLaren. Nei giorni successivi concede interviste a tv e giornali e non ritratta mai: per lui, con Pironi, è finita.

Didi è disperato, perché capisce di aver tradito l’amico, ma è altrettanto sincero nel dire che per lui, in quella battaglia, non c’era nulla di male. È un pilota, vuole vincere.

Villeneuve non è nemmeno troppo contento della reazione di Enzo Ferrari. E dire che il Drake sulle prime dichiara che avendo vinto una Rossa, non può lamentarsi troppo. Ma poi parteggia chiaramente per Gilles, dichiarando che Pironi è venuto meno al senso di responsabilità richiesto ai piloti.

Sono parole molto forti per il Drake.

Ma niente, Gilles ci sta troppo male. A Zolder, il Gran Premio successivo, la sua vita finisce. L’incidente arriva in qualifica. Gilles è dietro a Pironi, non ha più gomme nuove, ma decide di provare comunque un ultimo giro spinto.

Non si migliora, ma tira, tira sempre. Non ha mai smesso nemmeno per un secondo al volante della Ferrari. Non lo farà certo ora che il Mondiale se lo prenderà di rabbia. Ma sulla sua strada incontra Jochen Mass. Il povero Jochen scarta a destra per farsi passare, la stessa direzione che aveva battezzato Gilles per il sorpasso.

La Ferrari decolla, e Gilles non c’è più.

Si è parlato tanto delle responsabilità di quei giorni, della dinamica dell’incidente. Si è parlato tanto del mito di Villeneuve. È inevitabile che la sua morte in pista, come è avvenuto per Ayrton, abbia cristallizzato la sua figura rendendola immortale.

Ma Gilles era un pilota come nessun altro.

Ha vinto poco. Ha sbagliato tanto. Ha fatto innamorare la gente con imprese al limite della fisica. Dentro e fuori la pista. Ci ha spiegato con i gesti, e non le parole, cosa vuol dire essere amici. Cosa voglia dire avere coraggio. Perché conti di più fare la cosa giusta, qualche volta, anche se non ti fa arrivare primo.

Chissà, forse era scritto nel destino che finisse così.

Una Supernova può brillare più intensamente di un’intera galassia. Ma solo per poco, pochissimo tempo.

Ed è per questo che è così speciale,

La Leggenda di Gilles Villeneuve.

Alberto Naska e Luca Ruocco