Nove punti.
Non serviva nulla di più. Bastavano nove punti e Fernando Alonso avrebbe vinto il mondiale piloti con la Ferrari. Anzi, due mondiali piloti con la Ferrari.
Nove punti che non sono mai arrivati. E la storia di Nando in Rosso si è trasformata in un incubo.
Un incubo amaro e pieno di lamentele. Un incubo alla fine del quale Alonso desidera una Red Bull per il compleanno. E chi lavora con lui, non lo sopporta più.
Eppure, per qualche settimana, o forse per qualche minuto, quell’incubo era un sogno. Forse più di un sogno. Un miraggio, qualcosa di talmente vicino da poterlo sfiorare.
Due titoli mondiali fatti di imprese, di emozioni, di incredibili vittorie senza mai avere la monoposto migliore.
Signore e signori, benvenuti al racconto dell’avventura di Fernando Alonso in Ferrari.
Che vinca il peggiore.
CAPITOLO I – IL NEMICO IN CASA
La storia di Fernando Alonso in Ferrari inizia ufficialmente il 30 settembre 2009, quando la Scuderia di Maranello annuncia di aver siglato un contratto triennale con il campione asturiano.
A fargli spazio non sarà Felipe Massa, ancora in convalescenza dopo il terribile incidente di Budapest. Nando prenderà il volante di Kimi Raikkonen, che verrà pagato dalla Ferrari per rimanere a casa.
È una situazione che, a ripensarci dopo 16 anni, lascia interdetti: la Ferrari pagò il suo ultimo Campione del Mondo piloti per starsene a casa.
Doveva essere proprio speciale, questo Fernando Alonso. E lo era, non fraintendetemi.
Focalizzato su un solo obiettivo. Vincere. Anche a costo di fare terra bruciata intorno a sé.
E, anzi, la storia di Alonso in Ferrari poteva iniziare molto prima. Curiosamente, poteva iniziare proprio nel momento in cui ad Alonso fu preferito Kimi Raikkonen.
Siamo nel 2005. L’era Schumacher è arrivata al capolinea. Il Kaiser è stanco, chi lavora con lui ha capito che la magia della Ferrari perfetta, la Ferrari di Schumacher, Todt e Ross Brawn sta iniziando a dissolversi.
È normale, funziona così in tutti gli sport. Costruisci una squadra, soffri per renderla perfetta, perdi una, due, cento volte, poi inizi a vincere e non ti ferma più nessuno. Fino a quando inizia a vincere qualcun altro.
C’è una persona, a Maranello, perfettamente consapevole di questo rischio. Si chiama Luca Cordero di Montezemolo. È IL PRESIDENTE. Tutto in maiuscolo. La persona che ha trasformato la Ferrari da una piccola azienda in difficoltà, dopo la morte di Enzo, a un colosso del lusso mondiale che macina miliardi e vince senza sosta in F1.
Montezemolo sa che la squadra, prima o poi, dovrà essere rinnovata. E per sia una scelta dolorosa, apparecchia il cambio della guardia. Appena coglie i segnali di stanchezza di Schumi, organizza la successione. Insieme a Jean Todt, deve scegliere un erede.
Ci sono due piloti molto giovani e molto veloci, nella F1 del 2005. Si stanno giocando il Mondiale. Si chiamano Fernando Alonso e Kimi Raikkonen.
Nando, nonostante sia latino, è tremendamente simile a Schumacher. Caparbio, devastante in gara, dà l’idea di essere capace di tutto, pur di vincere. Kimi, invece, è talento puro. Va più forte degli altri e si impegna quanto gli altri, o forse un po’ di meno.
Kimi di lavoro fa il pilota di F1. Guida divinamente, e la prende alla leggera. Che vinca o che perda.
Nando di lavoro fa il pilota di F1. Guida divinamente, ma porca miseria, se la prende sul serio. Che vinca o che perda.
Jean Todt sa benissimo chi scegliere. E non è il più simile a Michael. Alonso non gli sta simpatico. Non gli va a genio il suo manager, Flavio Briatore, non gli vanno a genio i suoi modi, così pronti ad attaccare la Ferrari e i presunti buoni rapporti con la FIA.
La Ferrari punta dritta verso Kimi Raikkonen. E Nando prende la strada apposta. Si accorda con la McLaren, fiutando che la sua Renault smetterà presto di vincere, ha un budget troppo piccolo.
Quindi, nel 2005, la Ferrari non sceglie Alonso. E Alonso diventa il nemico numero 1 della Ferrari. Dentro e fuori la pista.
Durante la stagione 2006, Nando si gioca il Mondiale con Schumi, prova a rovinargli la sua Last Dance in Rosso. A Monza, dopo che la FIA l’ha penalizzato per aver ostacolato in qualifica Massa, Nando perde la testa. La penalità, in effetti, è esagerata, ma Alonso sbotta in conferenza stampa.
Dice che la F1 non è più uno sport. Si lascia scappare frasi pesanti, tipo: alla fine, vinceranno gli onesti, intendendo che lui e la Renault sono gli onesti. Addirittura, al tramonto di un’estate terribile per il calcio italiano, Mondiali a parte, Nando azzarda un paragone velenosissimo: se penso a Calciopoli, mi viene da ridere…
Come non dimenticare, poi, Suzuka, la penultima gara del campionato. Alonso è 2°, insegue Schumacher che sta per vincere e prendere il comando solitario del Mondiale. Ma Schumi spacca. E Nando, mentre passa di fianco alla Ferrari con il motore rotto, si lascia scappare un pugnetto di esultanza.
È una reazione naturale. La reazione di un competitor feroce, di un pilota che assomiglia a Michael più di quanto i due ammetteranno mai.
Ma è l’ennesimo episodio che avvelena il clima tra Alonso e la Ferrari. Nando è il nemico, non arriverà mai a Maranello.
Poi, però, accade la Spy Story.
Lo scandalo più pesante della F1 moderna. Un terremoto talmente grande che cancella il passato, e avvicina Fernando Alonso alla Ferrari. Ma in che modo? Perchè?
Faccio un riassunto extra rapido: Nigel Stepney è un ingegnere della Ferrari molto scontento. Non ha fatto la carriera che avrebbe voluto. È talmente scontento che, nel 2007, si mette in testa di sabotare la Ferrari.
E non lo fa sbagliando un progetto, lavorando male o fingendosi malato. Lo fa per davvero, come se fosse un cattivo della Marvel. A maggio mette una polvere a base di fosforo nei serbatoi delle Rosse, prima del Gran Premio di Monaco.
I meccanici, per fortuna, se ne accorgono. Stepney viene licenziato dalla Ferrari, che nel frattempo è venuta a sapere di molto, molto peggio.
La moglie di un ingegnere della McLaren, Mike Coughlan, ha provato a stampare in una copisteria inglese una serie di progetti. Sono i progetti della F2007. Per sua sfortuna, il titolare della copisteria è innamorato del Cavallino Rampante. E da buon tifoso della Ferrari, appena si è accorto del misfatto, ha contattato Maranello.
Nigel Stepney non si è limitato ai sabotaggi delle Rosse. Ha passato i progetti della F2007 alla McLaren.
La storia emerge a giugno e si conclude in poche settimane. Non ci sono prove che le informazioni passate da Stepney a Coughlan siano circolate negli uffici McLaren. I due ingegneri vengono licenziati e la FIA chiude la vicenda.
La Ferrari è furiosa. Max Mosley, il Presidente della FIA, è anche d’accordo con Jean Todt. Ma la FIA ha le mani legate: non ci sono prove che i documenti in mano a Coughlan siano circolati per tutti gli uffici della McLaren.
Serve una pistola fumante, qualcosa di concreto, qualcosa che riapra il caso.
E quel qualcosa sono delle mail tra Fernando Alonso e Pedro de La Rosa, il collaudatore McLaren. In quelle mail, nelle quali si parla molto nel dettaglio dei segreti Ferrari, c’è la prova che può riaprire il caso.
Qualche persona importante, nel paddock, sa dell’esistenza di queste mail. Uno su tutti è Bernie Ecclestone, il capo supremo della F1. Ma un conto è sapere che queste mail esistono, un conto è ottenerle.
E qui entra in gioco Fernando Alonso. Alonso è una furia nel 2007. Secondo lui, il sedile in McLaren gli era stato offerto con la promessa di diventare prima guida. Niente discussioni.
E invece, Ron Dennis gli aveva messo accanto un certo Lewis Hamilton. Un rookie. E ‘sto cacchio di rookie si era pure messo a vincere gare, ad andare sempre a podio, a guidare la classifica Mondiale.
Nando non ci stava, e in poche settimane l’atmosfera nel team era diventata intollerabile. Talmente intollerabile che, nelle qualifiche in Ungheria, Nando era rimasto fermo nella piazzola dei pit-stop. Tutto per bloccare Hamilton e impedirgli di uscire dai box in tempo per l’ultimo tentativo.
La mattina dopo c’è una riunione gelida tra Alonso e Ron Dennis, il capo della McLaren. Le ricostruzioni raccontano che, a un certo punto, Nando disse: o tu lasci Hamilton a piedi, senza più benzina, nella gara di oggi, oppure io passo le mail della Spy Story alla FIA.
Ron Dennis era in un angolo. Non poteva cedere a una minaccia del genere. E fu costretto a rivelare il ricatto di Alonso a Max Mosley, il Presidente della FIA.
Scacco matto. Max Mosley offrì ai due piloti McLaren, Alonso e Hamilton, la totale impunità: ditemi cosa sapete sulla Spy Story, e manterrete tutti i vostri punti in classifica. Finalmente, le mail di Alonso e de La Rosa arrivarono sui tavoli che contano. E cambiarono per sempre la storia della F1.
La McLaren fu multata di 100 milioni di dollari ed esclusa dal Mondiale Costruttori. Alonso e Hamilton persero il Mondiale Piloti in circostanze incredibili, e il titolo andò a Kimi Raikkonen. E la Mercedes, partner storico della McLaren, decise di iniziare a studiare lo sbarco in solitaria in F1, pur di staccarsi da chi le aveva procurato tanta pubblicità negativa.
Tutto questo fu possibile grazie a Fernando Alonso. Grazie alla sua lotta interna con Lewis Hamilton, al suo odio verso la McLaren che non l’aveva supportato abbastanza.
La Ferrari si ritrovò con due titoli Mondiali in tasca e la rivale di sempre colpita nel profondo, tanto che la McLaren iniziò un lungo declino che è durato fino ai giorni nostri.
Alonso, ovviamente, scappò via dalla McLaren a fine 2007, e si rifugiò in Renault per due anni di purgatorio. Ma già a metà del 2008, i colloqui con la Ferrari si fecero molto fitti.
Alonso in Ferrari non significava più il nemico in casa. Ora Nando era solo un pilota fortissimo, forse l’unico in griglia capace di sostituire Schumacher per carisma e capacità di portarsi la squadra sulle spalle.
Il matrimonio era quasi inevitabile, dopo tutte queste vicende. E si consumò anche a costo di sacrificare Raikkonen, un talento troppo fragile per l’ambiente di Maranello.
La Ferrari di Schumacher non esisteva più.
Jean Todt era diventato Amministratore Delegato ma era molto vicino a salutare la compagnia, e comunque la squadra era sotto il controllo di Stefano Domenicali. Ross Brawn se n’era andato alla Honda. C’era una nuova dirigenza, tutta italiana. E c’era un nuovo sponsor, la banca spagnola Santander.
La Ferrari di Fernando Alonso era realtà.
CAPITOLO II – LA LUNA DI MIELE
Le prime tre gare del 2010 segnano la storia di Alonso in Ferrari in maniera indelebile. Sono tre gare che mostrano a Maranello i tre lati di Nando.
La F10 è una buona vettura. Non è la Red Bull di Adrian Newey, è molto meno veloce. Ma ha dei buoni fondamentali. È molto forte nelle curve lente e strette, ha una grande trazione e un’ottima meccanica. Manca un po’ di carico aerodinamico, ma è promettente sin dai test.
Alonso si lega subito alla squadra. È un pilota fortissimo e, come tutti i piloti fortissimi, sa farsi volere bene. I meccanici legano con Fernando, perché iniziano a fidarsi.
Capiscono che basterà dargli una macchina veloce e affidabile. Al resto ci penserà lui.
Nando mette subito le cose in chiaro, già dalla prima gara in Bahrain. Alonso si qualifica 3°, alle spalle di Felipe Massa che è alla prima gara dopo il terribile incidente di Budapest.
In partenza, Nando fa le spalle larghe, accompagna largo Felipe e si mette all’inseguimento di Vettel. Quando la Red Bull di Seb perde un cilindro, Nando è prontissimo al sorpasso e vince all’esordio in Ferrari. Un’impresa riuscita a pochi eletti. Gente del calibro di Fangio, Mansell o Raikkonen.
In Ferrari hanno scoperto l’Alonso Condottiero, il primo lato dell’Asturiano.
A Melbourne, seconda gara della stagione, piove. E qui la squadra scopre l’Alonso Feroce. Nando viene colpito in partenza e si gira. Inizia una rimonta furiosa, potrebbe giocarsi la vittoria con la McLaren di Button, ma sulla sua strada incontra l’altra Rossa, quella di Felipe.
Il muretto Ferrari non se la sente di imporre a Massa lo scambio di posizioni. È troppo presto, siamo alla seconda gara del campionato, e tutti a Maranello vogliono bene a Felipe. Qualche mese prima è quasi morto, al volante di una Rossa.
Ma Alonso se ne fotte dei sentimentalismi. Appena la ciurma rientra a Maranello, Nando pretende una riunione di emergenza con i dirigenti. Dopo la riunione, Nando ottiene lo status di prima guida indiscussa.
Tempo qualche settimana, e in Ferrari scoprono l’ultimo lato di Nando. L’Alonso Funambolo, il mago della guida.
Siamo in Malesia. La F10 non va fortissimo, ci sono troppi curvoni veloci. Alonso dovrà accontentarsi di qualche punto. Verso metà gara, però, sulla sua Ferrari si danneggia la frizione. Il cambio non scala le marce.
Nando rallenta nelle prime due curve, accelera verso curva 4, ragiona con tutta la freddezza del mondo e alla scalata successiva dà un colpo di gas mentre frena. Fa una sorta di doppietta che, non si sa per quale miracolo, non va in conflitto con l’elettronica. E, soprattutto, fa entrare le marce in scalata.
In nemmeno 10 secondi Nando ha trovato una soluzione che lascia a bocca aperta gli ingegneri Ferrari. Non è tanto il concetto di doppietta, è la precisione assoluta con la quale Alonso la esegue, e l’impatto minimo che ha sul suo passo.
La Ferrari ha trovato un pilota che è capace di cose straordinarie. E ne farà molte, a Maranello.
A Monaco Nando e la F10 sono i più veloci nelle libere del giovedì. Alonso è il favorito. Ma picchia nelle libere 3, al Massenet, con un angolo molto sfortunato che distrugge il telaio. Nando si scusa con i meccanici, uno per uno, e il giorno dopo parte dalla pit-lane e arriva 6°.
A Monaco. Avete capito bene. Dalla pit-lane al 6° posto.
In Ferrari sanno di aver trovato un pilota speciale. Ma devono migliorare la macchina.
In estate arrivano i primi grossi aggiornamenti sulla Rossa, tra cui gli scarichi annegati nel fondo in stile Red Bull, e Nando inizia una lunga rincorsa in classifica Piloti.
Per sua fortuna, davanti si rubano punti a vicenda. Webber e Vettel con la Red Bull, Hamilton e Button con la McLaren. Tutti vincono, nessuno scappa via in classifica.
Nando sale sul terzo gradino del podio in Canada, perde una buona occasione a Silverstone dopo una corsa un po’ pasticciata, e poi arriva la Germania. E Hockenheim la musica cambia.
Le Ferrari sono le più veloci. Alonso e Massa conducono la corsa. Anzi, la conduce Felipe. Il povero Felipe al quale nessuno, dopo l’Australia, ha avuto il coraggio di raccontare cosa è successo dietro le quinte. Già, perché in tutto questo, Alonso è il caposquadra, ma Massa non lo sa. Nessuno gliel’ha detto, che le gare le deve vincere quell’altro, che il Mondiale se lo gioca quell’altro.
E così, a Hockenheim, arriva un messaggio alla radio che gli fa gelare il sangue: Fernando is faster than you.
Ai tempi gli ordini di scuderia erano vietati. Ma il messaggio è molto chiaro, e Massa si scansa. Deve rinunciare a una vittoria dopo quasi un anno dal suo incidente, dopo tante gare difficili nelle quali Alonso è stato più veloce.
Nando vince, la stampa internazionale massacra la Ferrari, arriva addirittura una multa di 100.000$ dalla FIA. Ma la vittoria di Nando rimane. La cavalcata è iniziata.
Alonso arriva 2° a Budapest. A Spa, in una gara segnata dai continui scrosci di pioggia, sbatte negli ultimi giri mentre è 8°, finendo in testacoda alla curva Malmedy. Si tratta del secondo grande errore di Nando dopo il botto di Monaco. Sarà anche l’ultimo.
Bastano pochi giorni e Alonso si fa perdonare. E lo fa nel posto perfetto per conquistare l’amore dei Tifosi Ferrari. Monza.
I Tifosi che lo odiavano quando combatteva contro Schumi, lo esaltano quando fa segnare la Pole Position e poi conquista una vittoria spettacolare, dopo un duello super intenso con la McLaren di Button.
Nando si ripete a Singapore: Pole Position e vittoria, stavolta dopo due ore senza respiro, con la Red Bull di Vettel attaccata agli scarichi.
A Suzuka Nando è di nuovo 3° dietro le imprendibili Red Bull, con ancora una fiammella di speranza per il Mondiale. La fiammella diventa un falò a Yeongam, in Corea del Sud.
La F1 corre su un tracciato nuovissimo, terminato da qualche settimana. È una pista molto bella, anche se è piazzata nel nulla più totale.
Ancora una volta, le Red Bull sembrano imprendibili. Ma il giorno della gara piove. È una corsa lunghissima, piena di Safety Car e bandiere rosse, si va talmente lunghi che cala il tramonto nei giri finali.
La pista è scivolosissima, tra il bagnato il bitume. Webber va a sbattere. Vettel spacca il motore. E Alonso è lì, pronto a vincere. Non sbaglia nulla, va dritto al traguardo, si prende 25 punti e vola in testa alla classifica.
Mancano solamente due gare alla fine del Mondiale 2010.
In Brasile arriva una piccola sbavatura in qualifica. La sua Ferrari è tra le ultime macchine a passare sul traguardo in Q3, con la pista che si asciuga. Ha in mano la Pole Position, ma commette un errore nel giro buono e deve accontentarsi del quinto posto, mentre la Pole se la prende Hülkenberg con la Williams. Fa effetto, vero, dire “hulkenberg in pole con la williams”?
Poco male. Nando risale fino al 3° posto in gara, dietro le due Red Bull che fanno doppietta e vincono il Costruttori. Ma l’ordine delle Red Bull è strano. 1° Vettel, 2° Webber. Nonostante Mark sia più avanti in classifica, niente ordini di squadra.
E così, Alonso viaggia verso Abu Dhabi con 8 punti di vantaggio su Webber e 15 su Vettel.
8 PUNTI.
CAPITOLO III – DISTACCO EMOTIVO
L’ultima gara di Abu Dhabi è un evento planetario. Una stagione di F1 stupenda, con 5 piloti in lizza per il Mondiale per tutto l’anno, si deciderà negli ultimi 300km.
Vettel si è preso la Pole Position sabato. Lo segue Hamilton, che è staccato di 24 punti da Alonso e ha poche possibilità. Al 3° posto c’è proprio Nando, che stavolta ha fatto un vero miracolo in qualifica. Si è messo alle spalle Button e Webber.
Lo scenario è perfetto. In gara basterà controllare Webber, tenerselo dietro, chiudere sul podio o addirittura 4°. Vettel può anche vincere e Nando sarebbe lo stesso campione.
Ma il fato mette alla prova Alonso e tutta la Ferrari.
La gara inizia con un brutto incidente tra Liuzzi e Schumacher. Safety Car, Rosberg con la Mercedes e le due Renault entrano ai box e puntano a fare tutta la corsa con le Bridgestone dure.
Davanti, Nando ha perso la posizione su Button nei primi metri. Ma non è un dramma, come abbiamo detto.
Peccato che, quando si riparte, Alonso soffra un po’ di graining. Dietro di lui, la Red Bull richiama Webber ai box per l’undercut.
È il momento della freddezza. Il muretto Ferrari dovrebbe realizzare che il graining si pulirà, che a Nando basta seguire quelli davanti, allungare su tutti, chissenefotte di Webber!!! Tanto finirà nel traffico. Impossibile che Mark superi le due Renault. La sua Red Bull è ferma sul dritto.
Ma il muretto Ferrari non è freddo. Per niente. Si lasciano prendere dal panico e richiamano Alonso ai box. Volevano coprire Nando dall’undercut di Webber. Inutile, Webber poteva anche finirgli davanti. L’undercut l’hanno evitato, sì. Ma ora, Nando si trova dietro alla Renault di Petrov.
Dopo tutti i pit-stop, Alonso è 7°. Tra lui e il 4° posto, che gli basterebbe per il mondiale, il 4° posto in cui già ci stava prima di quella dannata sosta, ci sono Rosberg e le due Renault.
Alonso è molto più veloce dei tre davanti, ma nella F1 del 2010 non c’è il DRS. E se davanti hai la Renault, che è velocissima, non passi.
Inizia una delle notti peggiori della storia della Ferrari.
Andrea Stella, l’ingegnere di Alonso, è disperato. Con la voce rotta, alla radio, riesce solo a dirgli: usa tutto il tuo talento, e prova a passare.
Ma Nando non ce la fa. Non riesce neanche a prendere la scia di Petrov. Le prova tutte ma il russo rimane immobile, si difende senza nemmeno troppo sforzo.
E così, all’ultima gara di un mondiale in cui non era mai stato in testa neanche per una volta, Sebastian Vettel vince il suo primo titolo mondiale piloti.
Alonso e la Ferrari perdono un mondiale che avevano già praticamente vinto, per colpa di un errore di strategia che ha del clamoroso. Si sono fatti fregare come dei polli dalla Red Bull che ha usato Webber come esca e ha vinto il Mondiale con il pilota più indietro in classifica. Seb.
Alonso dopo la gara è distrutto.
Negli anni successivi, chi lavorava in Ferrari raccontò che dopo quella notte ad Abu Dhabi, Nando cambiò. E descrisse così il suo stato d’animo:
After Abu Dhabi, Fernando was emotionally decoupled from Ferrari.
Un distacco emotivo. La luna di miele di Fernando Alonso e della Ferrari è finita nel peggiore dei modi, già dopo un anno. Iniziano le frus trazioni. Dopo un anno positivo, a Maranello imparano a conoscere il pilota che in McLaren, nel 2007, aveva spaccato la squadra, il pilota capace di ricattare Ron Dennis pur di ottenere lo status di prima guida.
I commenti di Alonso si fanno sempre più pungenti. Intorno a lui inizia a formarsi un cerchio magico. Una parte della squadra lo adora. L’altra inizia a porsi qualche domanda.
Il problema è che Nando ha un credito enorme con la Ferrari. Un credito mondiale. Ok, nel 2010 ha commesso qualche errore, ma ad Abu Dhabi è arrivato a giocarsi il Mondiale grazie a cinque vittorie e una seconda parte di stagione quasi perfetta.
Montezemolo e Domenicali lo sanno. E quando nel 2011 la F150 Italia si rivela mediocre, perché è rimasta indietro nella tecnologia degli scarichi soffianti, la dirigenza si sente in dovere di cambiare qualcosa.
Non significa che Alonso suggerisca di tagliare teste, per carità. Ma lui ha dimostrato di potersi giocare il Mondiale, e se la macchina non va, non può certo essere colpa sua.
A gennaio 2011 viene licenziato Chris Dyer, il capo dell’ingegneria di pista, colui che era responsabile della strategia di Abu Dhabi. E se da un lato la scelta è comprensibile, perché l’errore fu gravissimo, dall’altro è il segnale che a Maranello inizieranno a cadere delle teste. Importa poco che Dyer fosse stato l’ingegnere di pista di Schumi prima e di Raikkonen poi, vincendo titoli su titoli. Diventa vietato sbagliare.
Volete un altro esempio?
A maggio si corre a Barcellona. Nando parte 4° e s’inventa lo scatto del secolo. Alla prima curva si prende la testa della corsa.
Ma il divertimento dura poco. Vettel lo ripassa senza problemi, va a vincere e lo DOPPIA. Avete capito bene, lo doppia.
Un’umiliazione terribile per Alonso.
Il lunedì successivo, Aldo Costa viene sollevato dall’incarico di Direttore Tecnico della Ferrari. Finirà in Mercedes. E proprio in quella Mercedes diventerà l’uomo chiave dell’era ibrida nella quale Hamilton vinse tutto. L’incarico passa nelle mani di Nikolas Tombazis, un aerodinamico greco che, ai tempi, si sussurrava fosse limitato nelle idee proprio da Costa.
La storia dice che, da maggio 2011 a dicembre 2014, quando Tombazis venne licenziato, la Ferrari divenne sempre più lenta.
Fu una stagione tremenda, per Alonso e la Ferrari. Nando vince solamente a Silverstone, quando una serie di polemiche tra Red Bull e FIA portano la Federazione a vietare gli scarichi soffianti per una gara. Una sola. E la Ferrari, che è il Top Team più indietro nella tecnologia, si ritrova con la monoposto più veloce.
Alonso chiude il Mondiale al 4° posto, ben lontano dal dominatore della stagione, Sebastian Vettel.
Ma Nando è convinto di essere migliore. Seb vince solamente grazie ai gioielli di Newey. La stagione successiva sarà un grande, grandissimo punto a favore di questa tesi.
CAPITOLO IV – SONO PIÙ FORTE DI TE
Vi ho raccontato tutta la stagione 2012 in un video dedicato. Fu una delle stagioni più belle e appassionanti dello scorso decennio.
Oggi ci interessa il punto di vista di Fernando Alonso. Un punto di vista da un lato esaltante, dall’altro sofferente.
Alonso inizia la stagione che più depresso non potrebbe. La FIA ha vietato definitivamente gli scarichi soffianti, ma le squadre provano comunque a indirizzare il flusso caldo in dei punti strategici.
La nuova F2012, con quell’orrendo scalino sul musetto imposto dalle regole, ha gli scarichi che puntano troppo vicino alle ruote posteriori. Risultato? Le cuociono.
Nel freddo dei test invernali di Barcellona, la Rossa è abbastanza competitiva sul giro secco. Ma non riesce a mettere insieme tanti giri di fila, con gli scarichi che devastano il posteriore.
Viene pensata una soluzione ponte, in attesa che arrivino aggiornamenti per i test al Mugello previsti in primavera.
Alonso s’inventa una vittoria incredibile a Sepang, battendo Perez al termine di una gara segnata dalla pioggia. È un campionato pazzo, ci sono 7 vincitori diversi nelle prime 7 gare, ma fino a quando non arriva la F2012 aggiornata, Alonso non ritorna sul podio.
A Barcellona, con i nuovi scarichi, si piazza 2°. 3° a Monaco, 5° in Canada dopo una strategia troppo aggressiva, ma la F2012 è stata di nuovo aggiornata ed è diventata veloce.
In gara, tra le mani di Nando, forse è la migliore.
E Alonso la sfrutta. A Valencia si qualifica 11°, per colpa di un Q2 molto complesso. Ma in gara sorpassa di qui e di là, sfrutta ripartenze e pit-stop, Vettel si ritira e Alonso vince, per la gioia dei tifosi spagnoli. Una gara magica, la vittoria più bella della carriera di Nando.
Seguono due Pole Position sul bagnato, a Silverstone e Hockenheim, legate a un secondo posto e una vittoria, in Germania. 5° in Ungheria, una pista ostica, e poi arriva Spa. E da quel momento cambia il vento.
È il momento chiave della stagione, la fortuna non sorride più alla Ferrari. Nando parte 6°, ma ha grandi possibilità per la gara. Peccato che rimanga coinvolto in una mega carambola alla prima curva, innescata da Grosjean. L’incidente è pericolosissimo, ai tempi non c’è l’Halo e Nando rischia la vita, con la Lotus che gli passa a pochi centimetri dal casco.
A Monza Alonso e la Ferrari sono i più veloci. Libere dominate. Q1 dominato. Q2 dominato. In Q3 si rompe una barra antirollio. 10°. Rimonta fino al 3° posto in gara, svernicia Vettel e abbandona l’Europa con 40 punti di vantaggio.
Troppo pochi. Perché, dopo un altro 3° posto a Singapore, Alonso esce di nuovo alla prima curva a Suzuka. Stavolta si tocca con l’altra Lotus, quella di Raikkonen.
Vettel vince e accorcia il distacco fino a 4 punti. Il sogno è finito, 4 punti di vantaggio per quattro gare sono troppo pochi, con una Red Bull tornata imbattibile.
Nando lotta con le unghie e con i denti per rimanere in gioco. 2° in India e ad Abu Dhabi, dove però Seb parte dalla pit-lane e risale addirittura 3°. Sul podio, non a caso, Nando ha una faccia da funerale.
La penultima gara è Austin, che ospita per la prima volta la F1. Fa un freddo porco, l’asfalto è pieno di bitume e in Ferrari fanno una fatica bestia. Alonso si qualifica 9°, a quattro decimi da Massa. Partirebbe 8° per una penalità di Grosjean. Ma 8° significa sul lato sporco, che quell’anno a Austin è davvero sporco.
Così la Ferrari prende una decisione senza precedenti. Rompono volutamente i sigilli sul cambio di Massa, così da penalizzarlo di cinque posizioni e far scalare Alonso 7°, sul lato pulito. Nando ringrazia e non spreca l’occasione. Mega partenza clamorosa, gira 4° alla prima curva e sale 3° sul podio dopo il ritiro di Webber.
Nando, quindi, si presenta a Interlagos con 13 punti di svantaggio rispetto a Vettel. Sono tanti, 13 punti. Deve vincere con Seb al 5° posto perché, se arrivassero a pari punti Vettel avrebbe più vittorie. Oppure, deve arrivare 2° con Vettel almeno 8°, o 3° con Vettel 10° o peggio.
È un’impresa impossibile. Ma il Brasile offre una possibilità. Il giorno della gara è pieno di scrosci di pioggia.
La gara è folle, senza senso. Webber chiude Vettel in partenza, Seb perde la testa, va in confusione e viene tamponato da Senna alla seconda frenata. La Red Bull ha uno scarico rotto, ma incredibilmente riesce a proseguire, anche se Vettel è ultimo.
Nando davanti fa i miracoli. Si inventa i doppi sorpassi, fa i controsterzi sull’umido, fa di tutto e di più fino a quando non è 2° dietro a Button.
Non basta. Pian piano Vettel risale, aiutato da Webber, dalle Toro Rosso e anche da Schumacher, che lo lascia sfilare. Seb chiude al 6° posto e vince il terzo Mondiale, con soli 3 punti di vantaggio su Nando.
Ancora una volta, Alonso è a bocca asciutta.
La stagione 2012, forse, è ancora più amara del 2010. Perché stavolta Alonso aveva una monoposto davvero scarsa, capace di lottare per il quarto posto, magari un gradino sul podio. Solo in estate era una monoposto vincente, e solo per qualche settimana.
Sarebbero bastati pochi punti a Spa, un 6° posto, o anche un 7° a Suzuka, dove Massa con l’altra Ferrari arrivò 2°, figuratevi se Nando non poteva chiudere alle spalle di Vettel.
E invece, ancora una volta, Nando deve guardare qualcun altro che festeggia.
In quel momento, l’amore tra Alonso e la Ferrari muore definitivamente.
CAPITOLO V – VIA DI FUGA
Qualche anno più tardi della nostra storia, parlando di Alonso in Ferrari, Montezemolo l’ha descritto come un grande pilota con un grande difetto.
Il suo carattere. Un carattere demotivante.
Quando Alonso vince, è felice e il merito è suo. quando perde, il problema diventa il team. Dava l’impressione che, se avesse avuto una Red Bull o una Mercedes nel 2014, avrebbe vinto tutte le gare. e questo era demotivante per il team.
È indubbio che Alonso, tra il 2010 e il 2012, portò la Ferrari a giocarsi due Mondiali Piloti. Due campionati che la Ferrari, intesa come macchina, non avrebbe meritato.
Ma è altrettanto indubbio che Nando, a un certo punto, divenne una forza distruttiva. Parte del team, come vi ho detto, lo adorava. I suoi team radio in italiano con Andrea Stella, ideati per non farsi capire dagli avversari, furono una piccola genialata.
Ma sotto a questi episodi simpatici, e a un pilota che dava il 100% in gara, covava una frustrazione enorme.
Il 2013 iniziò con delle gomme che nessuno capiva. Nando arrivò 2° a Melbourne, esagerò in partenza a Sepang e dovette ritirarsi quando poteva giocarsi la vittoria, poi vinse in Cina e in Spagna con grande vantaggio.
Ma in altre gare, come il Bahrain, la sua F138 spariva. E quando la Pirelli cambiò le gomme dopo i tanti scoppi di Silverstone, la sua F138 si eclissò.
Tanto che la Spagna 2013 rimane l’ultima vittoria in F1 di Alonso.
Il resto della stagione fu tremendo.
A Budapest era il compleanno di Nando. Durante la conferenza stampa, un giornalista gli chiese cosa volesse per regalo. E lui, che non ha peli sulla lingua, si limitò a dire: una Red Bull.
Le ultime gare della stagione furono un calvario. Vettel ne vinse 9 di fila e Alonso, che si riteneva molto, molto più forte di lui, mal sopportava la situazione. Dopo una triste domenica in India, con Nando fuori dai punti e nervosissimo nelle interviste, un’addetta stampa si confidò con un giornalista dicendogli: non ne possiamo più…
L’ultima spiaggia, per la coppia, era il 2014. E il 2014 fu drammatico. Al banco prova, la Power Unit Ferrari esplodeva sempre, tipo mini-ciccioli. Era completamente sbagliata nel progetto. E il telaio non era granché.
Alonso passò tutta la prima parte di stagione a provare ad accasarsi in Red Bull o in Mercedes. Nessuno, però, lo voleva. Si è sempre detto che sia Horner che Wolff considerassero il carattere di Nando troppo difficile.
Nel 2018, il boss della Mercedes si è lasciato scappare una dichiarazione che spiega molto bene la percezione che il paddock di F1 aveva su Alonso.
Nando è un grande pilota, e se la zavorra delle sue precedenti relazioni non esistesse, avrebbe dovuto vincere dieci campionati per le sue qualità di guida. Fernando paga ancora cose successe dieci anni fa, e che continuano ancora ad essere ricordate, anche se forse ora è una persona completamente diversa. Ma la vita non è un test, si prendono decisioni e bisogna assumersi la responsabilità.
Chiaramente, Wolff si riferisce alla Spy Story, ed è per quello che ve l’ho raccontata così bene a inizio video.
Non solo fu un episodio chiave nell’arrivo di Alonso alla Ferrari, ma segnò anche il suo addio alla Rossa. I grandi team inglesi non volevano un pilota che, per una ripicca dovuta alle prestazioni di Hamilton, aveva affossato la McLaren.
Alonso, nel 2014, si ritrovò con tutte le porte chiuse in faccia. Conquistò due podi fantastici, in Cina e in Ungheria, dove quasi quasi vince dopo una corsa senza senso per la qualità mostrata.
Ma quando chiese un rinnovo alla Ferrari, sparando uno stipendio da oltre 30 milioni l’anno, Montezemolo rispose picche. L’amore era finito da entrambe le parti, e a Maranello sarebbe arrivato Sebastian Vettel.
Così, Nando dovette ripiegare sulla più incredibile delle soluzioni: il ritorno in McLaren, per una nuova avventura con la Honda.
Anche quella, finita male, forse peggio che alla Ferrari.
Perché l’avventura di Alonso in Ferrari fu un mix di vittorie e carattere, sconfitte e frustrazioni.
Fu un periodo nel quale almeno una volta, il Mondiale l’avrebbe dovuto vincere lui. Autore di sorpassi miracolosi, gestioni gomme senza senso, partenze che sistemavano un weekend e magie su magie, una dopo l’altra, che piovesse o che ci fosse il sole.
Così andò la storia di Fernando Alonso in Ferrari.
Che vinca il peggiore.
Alberto Naska e Luca Ruocco
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