Ci sono storie che funzionano come un cerchio.
Partono da un punto, si allontanano, e poi pian piano ci ritornano. Sono storie che finiscono dove iniziano.
Quel punto, nella storia di oggi, è un pilota di F1 che stupisce il mondo intero guidando con le gomme slick sull’asfalto ancora umido.
Da un controsterzo all’altro. In mezzo, quindici anni. Fino a che non si chiude il cerchio.
Il cerchio di Hulk.
Quella che sto per raccontarvi è una storia bellissima, fatta di sogni infranti, sì, ma anche perseveranza infinita. è una storia che ci insegna tanto. Ed è una storia che ci fa capire quanto la F1 sia difficile da interpretare.
In quasi tutti gli sport, chi vince sempre è il più forte, mentre chi non vince mai è il più scarso.
Non in Formula 1, però, l’unico sport in cui a non salire mai sul podio per 239 gare di fila, ci può essere anche un fenomeno. Una giovane promessa. Un candidato a diventare campione del mondo.
PARTE I – BETTER CALL WILLI
Nicolas Hülkenberg nasce il 19 agosto 1987 a Emmerich am Rhein, un paesino al confine tra Germania e Olanda.
Tutti lo conoscono come Nico, nel piccolo paese dove, secondo Hülkenberg stesso, l’unica attrazione è una fabbrica della Haribo poco distante. In realtà, Emmerich am Rhein, come tutte le città di confine, è un luogo dove transitano tante merci.
Un luogo perfetto per una piccola azienda logistica come la Hülkenberg Spedition, l’azienda di famiglia fondata negli anni ’50 dal patriarca Georg.
In famiglia piacciono anche i motori e Nico non ci mette molto a salire su un kart. Inizia a sette anni e se la cava.
Il sogno è diventare un pilota di F1, tipo quelli che hanno reso epico il Gran Premio del Belgio 1998, corso sotto un diluvio e reso leggendario dallo scontro tra Schumacher e Coulthard. Un giorno non ci sarà più un tubo catodico a dividerlo dell’Eau Rouge. Toccherà a lui correre a Spa-Francorchamps.
È un sogno comune a tanti kartisti, e per la maggior parte di loro non si trasformerà mai in realtà. Il motorsport è spietato. Tutti spendono milioni. Ma quasi nessuno arriva in alto. Il piccolo Hülkenberg, però, è bravo e fortunato. Bravo perché va forte, e fortunato perché in famiglia ci sono abbastanza soldi per iniziare a correre seriamente in kart.
Nel 1997 Nico inizia l’attività agonistica, nel 2002 è campione Junior di Germania e nel 2003 campione tedesco assoluto.
Lo step successivo sono le formule minori. E per le formule minori servono soldi. E per avere soldi, servono sponsor. E per avere sponsor nella Germania dei primi anni 2000, se vuoi correre in monoposto, c’è una persona perfetta alla quale rivolgersi.
Willi Weber. Lo storico manager di Michael Schumacher.
Weber è una volpe, uno di quei personaggi perfetti per il paddock della F1. Nasce come imprenditore nel ramo di alberghi e ristoranti dopo aver raccolto un po’ di soldi commerciando uniformi militari usate, pensate un po’. Ma la vera passione sono le corse, e a fine anni ’80 mette in piedi un team di F3 con un amico.
Weber ci sa fare e, soprattutto, ha occhio per i piloti. Quando gli capita sotto tiro Michael Schumacher, un campioncino della Formula Konig senza soldi per continuare a correre, Willi non si lascia scappare l’occasione.
Prende Schumi (che ancora non è Schumi) da parte, gli offre uno stipendio che per il figlio di un artigiano e una barista è un sogno, e lo fa correre gratis. Ovvio, diventerà il suo manager e si terrà una bella fetta dei guadagni. Ma Schumi potrà correre in F3.
Affare fatto. Weber non ha solamente fiuto per i campioni e per i soldi. Ha fiuto anche per gli sponsor e, soprattutto, sa gestire una squadra e un pilota. Non è uno sprovveduto.
Vi racconto questo episodio per farvi capire il tipo. Alla partenza di una gara di F3 tedesca, Schumi stalla. Ritirato. Michael potrebbe andarsene via, ma non si dà pace. Vuole capire cos’è successo, non può aver bruciato la frizione. La squadra smantella la monoposto, Schumi sta nel box fino a mezzanotte, ma non trovano nulla. Lo stallo rimarrà un mistero, e tutti vogliono andare a casa. E invece, nel cuore della notte, suona il telefono sul comodino di Willi Weber. È il team manager, Franz Tost – esatto, quel Franz Tost, l’ex capo della Toro Rosso! – che dice: senti Willi, l’unica cosa che manca da smantellare è il serbatoio. Ma se lo apriamo è da buttare via, poi. Non puoi dire a Schumi di calmarsi?
No.
Weber capisce quanto è importante per Michael andare in fondo al problema, ordina di smembrare il serbatoio e… bingo: il rivestimento interno aveva perso del materiale che era finito nella pompa della benzina, otturandola fino a stallare il motore.
Era meglio buttarlo per davvero.
Vedete, Weber ci sa fare con i giovani piloti. E in effetti, gestisce la carriera di Michael alla grandissima. Un passaggio nello Junior Team Mercedes e in Endurance, poi l’esordio in Jordan, il contratto immediato con la Benetton, due Mondiali, il matrimonio del secolo con la Ferrari e una marea di successo. Successo, gloria e soldi. In quantità infinite.
Quindi Willi Weber è un manager scaltro, capace e con una marea di connessioni per trovare un po ‘ di soldi.
Proprio quello che serve a Nico Hülkenberg. Un pilota che piace subito a Weber. Nico è veloce. Molto veloce. Ed è grintoso. Molto grintoso, al lim ite dello scorretto, tanto che nel 2005 vince le finali mondiali di Formula BMW ma viene penalizzato per un’irregolarità sotto Safety Car.
Hülkenberg è un ragazzo educato, gentile, parla quattro lingue, ma quando abbassa la visiera del casco, si trasforma. E Weber, che ci saprà fare con i soldi ma non è un vulcano di originalità con i soprannomi, lo chiama The Hulk.
Ma non si ferma al soprannome. Trova sponsor, trova le squadre giuste, sceglie bene i campionati minori e pian piano accompagna Nico al primo punto del cerchio di Hulk.
Nel 2005 Nico vince il campionato di Formula BMW, al primo anno in monoposto. Nel 2006 vince l’A1 Grand Prix, una serie per monoposto che ricicla le vecchie Formula 3000 facendo correre dei team che rappresentano le varie nazioni.
Nel 2007 arriva terzo nella F3 europea, che vince l’anno dopo, e nel 2009 vince la GP2 al primo colpo.
Insomma, il giovane Hulk è uno di quei fenomeni destinati da subito alla F1. Fosse per il racconto che ne fa Willi Weber, è il prossimo Schumacher, ancora più promettente di Sebastian Vettel. E i risultati, tutto sommato, non danno torto alla vecchia volpe.
Tra il 2008 e il 2009, oltre a correre nelle formule minori, Nico fa il tester per la Williams. Se la cava bene al volante di una F1, e dopo il titolo in GP2 il suo esordio diventa una formalità.
Nel 2010, Willi Weber mostra di aver mantenuto la promessa stretta qualche anno prima. Ha portato Nico in F1. E lo ha portato in Williams, una scuderia di centro gruppo, una vecchia gloria in cerca di riscatto, non in un team destinato alle ultime file. Il compagno di squadra sarà Rubens Barrichello, una vecchia conoscenza di Willi Weber.
La stagione inizia abbastanza bene: Hülkenberg va a punti in Malesia, arrivando 10° alla sua terza gara. Poi fatica un po’, come tutti i rookie, ma da metà stagione si avvicina sempre di più al ritmo di Barrichello. Torna a punti a Silverstone, si ripete a Monza dove va davvero fortissimo e chiude 7°, si prende un punto a Singapore e nel diluvio della Corea e poi…
E poi inizia a tracciare il cerchio di Hulk.
Interlagos, qualifiche. Penultima gara della stagione. Cinque piloti si giocano il titolo mondiali. Gli altri sono tutte comparse. Piove, poi smette, e la pista va asciugandosi. In Q 3 i primi 10 utilizzano tutti le gomme slick. È un azzardo, ci vuole manico per scaldare su una pista così scivolosa.
Nico Hülkenberg, al volante di una Williams, stampa un settore fucsia dopo l’altro. Ha trovato la sua dimensione, su quell’asfalto così infido. È talmente concentrato che il suo ingegnere di pista nemmeno si sogna di dirgli che ha fatto segnare il tempo più veloce. Lo lascia spingere per un altro tentativo, nel quale si migliora ulteriormente.
Alla prima stagione in F1, e al volante di una monoposto che di solito se la gioca per gli ultimi posti del Q3, Nico Hülkenberg fa segnare la Pole Position del Gran Premio del Brasile con 1’’1 di vantaggio su Sebastian Vettel, che guida una Red Bull devastante in qualifica.
Non so se avete capito bene.
Beh, il giorno dopo purtroppo ci sarà il sole. Vettel stravincerà, mentre Nico scenderà fino all’8° posto, un signor risultato per la macchina che aveva.
Nico Hülkenberg ha iniziato a tracciare il cerchio della sua avventura in F1.
Ma ci vorrà tanto, tantissimo tempo per tornare al punto di partenza. E una marea di delusioni.
PARTE II – SOGNI SPEZZATI
Le prime delusioni, per Hülkenberg, arrivano sotto forma di sogni spezzati.
Alla fine del 2010 gli viene comunicato da Frank Williams che il suo contratto, nonostante un’ottima stagione d’esordio, non verrà rinnovato. Il motivo? I soldi.
Quei soldi che Willi Weber ha portato con qualche sponsor e che sono serviti fino alla GP2, beh, in F1 non bastano neanche a sfiorare il malloppo di petrodollari venezuelani offerto da Pastor Maldonado per il sedile di Hulk.
Nico dovrà andare in panchina, nel 2011. È un brutto colpo, che unito a qualche dissapore su altre questioni, porta Hülkenberg al divorzio con Willi Weber. Diverse sq uadre, però, hanno notato il talento di Nico, e tra queste c’è la Force India, che offre un sedile di terzo pilota con annesse non una, non due ma tredici sessioni di libere del venerdì.
È un’offerta allettante e Hülkenberg capisce subito che è pensata per valutarlo in vista del 2012. La accetta. E l’anno dopo tornerà titolare.
La VJMO5 bianca, arancione e verde è una buona macchina. Equilibrata, veloce, può puntare al Q3 e arrivare a punti tante volte, anche se non gestisce alla grandissima le Pirelli.
Nico però è veloce e arriva undici volte a punti. Si piazza 8° a Monaco, 5° nel cittadino di Valencia al termine di una gara folle, 4° a Spa-Francorchamps, dove sognava di correre da bambino e dove si permette di sverniciare un certo Michael Schumacher.
La sua Force India diventa sempre più veloce, e Hulk infila una Top Ten dopo l’altra. Fino ad arrivare ad Interlagos. Un circuito dove va molto forte – lo ha dimostrato nel 2010. E dove ancora una volta, piove. Piove di domenica, il giorno del GP. Ma non piove troppo forte, la pista è bagnata quel poco che basta da permettere l’uso delle slick.
E Hulk, proprio come due anni prima, inizia a volare. Parte 7° ma ha un ritmo eccezionale. È l’unico capace di agganciarsi alle due McLaren, dentro una corsa folle e resa epica dalla rimonta di Vettel e dal tentativo disperato di acciuffare il Mondiale di Alonso. Eppure, Nico è l’elemento più sorprendente di giornata.
Dopo essere rimasto in pista con le slick durante uno scroscio forte di pioggia, Hulk prende il comando della gara. Quel comando, purtroppo, poco dopo lo perde a causa di un lungo e mentre attacca Hamilton per ritornare al primo posto, si tocca con Lewis. Danni alla macchina, sosta ai box, finisce solo 5°.
Poteva vincere, o arrivare a podio, ma fa nulla. È un giovane pilota al volante della Force India. È alla seconda stagione in F1. Altro che occasione sprecata, è solo all’inizio la sua carriera.
Chi si sarebbe mai immaginato che non avrebbe mai visto un podio per altri 13 anni.
Nel 2013 Hulk passa in Sauber, per rimpiazzare Perez che è passato alla McLaren. La macchina promette benissimo ma la squadra inizia ad avere pochi soldi, e serve qualche aggiornamento per sistemare il progetto iniziale. Nella prima metà dell’anno arriva qualche punticino, ma a Monza Hulk chiude 3° in qualifica e 5° in gara, e da lì iniziano ad arrivare i risultati pesanti.
Hülkenberg è 4° in Corea del Sud, sul circuito di Yeongam che adora, e dove si tiene dietro Alonso su Ferrari e Hamilton su Mercedes per tutto lo stint finale. Al termine della corsa, Alonso dirà che Nico è stato superbo.
Per tanti anni, Hulk ha ritenuto quella la sua gara migliore di sempre.
Ma nel 2013 accade un altro episodio che segna la carriera di Nico. La Ferrari è alla ricerca di un pilota per sostituire Felipe Massa.
Nico, che tra l’altro correndo per la Sauber corre per il team clienti di Ferrari, beh… è il primo candidato a salire sulla Rossa. Dal 2014 in poi sarà il compagno di squadra di Fernando Alonso. Il suo profilo è perfetto: giovane, veloce, promettente, un futuro campione da allevare per qualche stagione all’ombra di Nando.
Sembra fatta. Addirittura, prima del Gran Premio d’Ungheria, Nico firma un precontratto. Purtroppo, però, in quelle settimane estive Alonso inizia a mostrare un certo malcontento verso la Ferrari. La F138 ha perso ritmo, il Mondiale si allontana, e Nando potrebbe guardarsi in giro.
Il Cavallino Rampante non può rimanere senza un Campione del Mondo in squadra – e questo era un volere della Phillip Morris, non sto scherzando – e così al posto di Hülkenberg viene richiamato dalla Lotus Kimi Raikkonen. Kimi, per quanto non sia più il pilota devastante di inizio anni 2000, è una scelta che copre Maranello nel caso in cui Alonso annunci un addio clamoroso.
Immaginatevi di essere Hülkenberg per un momento, uno solo. Siete alla terza stagione in F1. Avete convinto tutti. Siete veloci in qualifica e in gara. Avete già dovuto passare un anno in panchina per ragioni di sponsor. State per arrivare in FERRARI! Ma Ancora una volta, uno sponsor distrugge i vostri sogni.
Incredibile.
PARTE III – 24h DOPO
Nelle belle storie come quella che vi sto raccontando oggi, arriva sempre un momento di ripresa per il protagonista.
Hülkenberg torna alla Force India per la stagione 2014. Ci sono le nuove Power Unit ibride e la squadra indiana ha quella giusta, la Power Unit Mercedes. Purtroppo per Hulk, però, quelle monoposto così strette e lente, così prive di carico aerodinamico, non si adattano al suo stile di guida. Lui vuole attaccare, non vuole gestire le gomme.
L’esatto contrario del suo nuovo compagno di squadra, Checo Perez. Un pilota che nella sensibilità del piede destro ha il suo punto di forza. Talmente tanto che chi lavora con lui lo descrive come un traction control nascosto nella caviglia.
Checo coccola le gomme posteriori meglio di chiunque altro. E nel 2014, con tutta quella coppia dai motori elettrici e poco carico al retrotreno, Perez diventa devastante in gara. Arriva a podio in Bahrain, alla terza gara del campionato, facendo esplodere di gioia la squadra.
Hülkenberg non va piano, non fraintendetemi. Va a punti nelle prime 10 gare, tutte di fila. Porta sempre a casa la pagnotta. Ma non arriva mai a podio. A fine anno avrà quasi il doppio dei punti di Perez!! 96 contro i 59 di Checo. Eppure tutti si ricordano del podio in Bahrain. Nessuno del fatto che Nico ha fatto la maggior parte dei punti di squadra.
Nel 2015 Hulk si trova male con la vettura. I risultati non arrivano, mentre Checo torna sul podio ancora una volta, a Sochi. Pensate che Hülkenberg si ritira 5 volte contro la singola di Perez. L’attesa del primo podio inizia a trasformarsi in una maledizione.
Una maledizione dalla quale Hulk scappa rifugiandosi a Le Mans. Correrà sulla Porsche 919 bianca assieme a Tandy e Bamber. È un’avventura un po’ pazza, favorita dal calendario della F1 che non coincide con Le Mans o la 6h preparatoria di Spa, e dal permesso che Force India concede a Nico.
È l’anno d’oro dei prototipi LMP1. Porsche, Audi, Toyota e anche Nissan, con il folle progetto a motore e trazione anteriore con gli scarichi che accecavano i piloti di notte.
L’equipaggio di Hülkenberg è quello della terza vettura, quello che non corre tutto il campionato. Diciamoci la verità, è il prototipo di riserva, quello che deve giocarsela se i titolari sbagliano. Figurarsi che i tre piloti sono tutti e tre esordienti a Le Mans. Insomma, sono la ruota di scorta.
E invece… Hulk e i suoi compagni volano. Sono perfetti. Costanti, veloci, zero sbagli. Uno a uno, gli altri prototipi hanno problemi. La 919 numero 19 no. Viaggia come un orologio svizzero e dopo 395 giri, a solo due giri dal record assoluto di distanza della 24h di Le Mans, Nico vince la corsa più importante dell’anno. Nico Hulkenberg, è campione assoluto di Le Mans all’esordio!!
E poi? E poi ritorna in F1, a guidare una monoposto che non gli piace e a lottare per qualche punto ogni tanto. Mai un podio, mai una coppa, mai una vittoria.
Nel 2016, l’ultimo anno alla Force India, arriva l’ennesima beffa. A Monaco Hulk parte 5° dopo una qualifica eccellente. Piove prima della partenza, la gara è pazza e ci sono tante occasioni. Con la giusta strategia può arrivare il podio.
Quale lato del box indovina le chiamate? Ovvio, quello di Perez, mentre Nico chiude 6° con il cerino in mano, anche se si toglie la soddisfazione di superare Rosberg all’ultima curva.
Quella stagione Perez la chiude due posizioni e 29 punti avanti in classifica. È arrivata l’ora di cambiare aria, di cambiare qualcosa.
PARTE IV – GIALLO HULK
Nico decide di abbracciare il progetto Renault per il 2017. Sarà il caposquadra, il pilota intorno al quale verrà ricostruito il team ufficiale.
Deve meritarsi questa posizione e lo fa. Hulk è molto veloce sin dai test, sin trova benissimo con le monoposto più veloci e le gomme larghe che fanno il loro esordio a Melbourne.
In quanto capo squadra, però, ha anche dei vantaggi. Sono certo che questo dettaglio non lo sapete. A inizio 2017 le squadre ricevettero dal fornitore unico i flussometri, gli strumenti che servono a misurare quanta benzina entra nel motore V6 così da rispettare i limiti regolamentari.
La Renault si accorse di aver ricevuto un flussometro difettoso. Ma difettoso in senso buono: era tarato male e permetteva di avere un flusso superiore al consentito. Il motore, grazie a quel flussometro, produceva una decina di cavalli in più.
Tutti gli altri motorizzati Renault, compresa la Red Bull, impazzivano guardando le tracce GPS di Hulk! Ma come facevano tutte le sue Power Unit a spingere così tanto in rettilineo?
Verso metà stagione la FIA si accorse del trucco e cambiò il flussometro. Ma non cambiò la stagione di Hulk. Tanti arrivi a punti, quattro sesti posti come risultati migliori. E ancora una volta nella sua carriera, tante delusioni.
Proprio quando il cerchio di Hulk sembrava chiudersi, a Singapore con la pista umida e le gomme slick, mentre la sua Renault era in posizione da podio… puff, Power Unit rotta. Il sogno del podio si stava trasformando in un incubo.
Il 2018 seguì un copione molto simile. Il compagno di squadra stavolta era Carlos Sainz, ma Nico andava molto forte. Tanti arrivi a punti, tanti sesti posti, addirittura un quinto a Hockenheim. Ma del podio, neanche l’ombra. Assieme al Matador, Hulk portò la Renault al 4° posto in classifica, subito dietro ai Top Team. Il 2019 poteva essere l’anno giusto.
Ma la Renault non credeva più tanto nell’Hulk giallo. Al suo fianco arrivò Daniel Ricciardo, al quale venne accordato un mega contrattone da Top Driver. 25 milioni di dollari a stagione. Era lui il caposquadra, e nonostante Hulk reggesse l’urto nella prima parte del campionato, dal Canada in poi Dani Ric iniziò a batterlo regolarmente.
Un’eccezione ci fu. Hockenheim, quella gara folle e bellissima dove tutti uscivano di pista con le slick e scivolavano sulla strip delle corse di dragster. Hülkenberg si ritrova secondo a metà gara, in piena lotta per il podio, se non fa errori ci sale di sicuro…ma purtroppo l’errore arriva. Come gli altri. Largo in quella curva infame. E dritto nel muro.
Quel giorno cambia il racconto di Hulk. Ormai è una promessa mancata, un pilota veloce che però perde troppe occasioni.
È una valutazione ingiusta, che non considera le tante sfortune o i tanti ottimi risultati nelle gare normali, dove magari un 5° posto contro tutti vale molto di più di un 3° ottenuto con Verstappen, Vettel e Raikkonen tutti fuori alla prima curva.
Ma la vita è ingiusta. E la Formula 1 ancora di più. Il suo destino in Renault è segnato. Nel 2020 verrà rimpiazzato da una giovane promessa francese, Esteban Ocon.
E ad essere segnata sembra tutta la carriera di Hülkenberg. Il treno dei top team è andato, ed è troppo vecchio e troppo costoso per i team di seconda fascia.
Nel 2020, Nico Hülkenberg rimarrà a piedi. La sua avventura in F1, molto probabilmente, è finita. Il cerchio di Hulk non si chiuderà mai.
PARTE V – SUPERSUB
Un grande merito, però, Hülkenberg ce l’ha. Non molla mai. Per il 2020 organizza una collaborazione con RTL, la tv tedesca, e fa da terzo pilota alla Racing Point, la vecchia Force India.
Non può sapere che ci sarà la pandemia. Non può sapere che la Racing Point lo chiamerà subito per sostituire Perez nelle due gare di Silverstone.
Nella prima, Nico arriverà in Q2 ma non potrà partire per un problema alla frizione. Nella seconda, con un pelo più di adattamento, coglierà un clamoroso 3° posto dietro alle Mercedes in qualifica per poi chiudere 7° una gara complicatissima con tanta gestione gomme.
Ok, Nico guida quella che tutti chiamano la Mercedes rosa, ma 3° in qualifica, da riserva, a Silverstone senza neanche aver fatto i test? Hulk è rimasto un fenomeno, il talento è sempre quello lì.
E il suo 2020, qualche mese dopo, diventa ancora più folle. Ad ottobre, in quello stranissimo calendario post lockdown, la F1 corre al Nürburgring. Il sabato mattina Hulk è a Colonia, in un bar vicino agli studi della RTL, dove registrerà dei pezzi per la trasmissione del pregara.
Squilla il telefono. È la Racing Point. Hanno bisogno di lui, Stroll sta male. Nico sale sulla sua Porsche GT3, percorre le Autobahn a tutta velocità e riesce a presentarsi in tempo per le qualifiche. Chiuderà la gara 8°. Ancora una volta, è andato a punti.
Non basta a garantirgli un sedile. Rimane riserva.
Fa da sostituto a Seb Vettel nelle prime due gare del 2022, quando Seb risulta positivo. Un 17° e un 12° posto, nulla di che, ma almeno si toglie la soddisfazione di battere Stroll in qualifica in Bahrain, dopo che Lance ha disputato i test e lui no. Tutto questo, sulle nuove vetture a effetto suolo, che sono completamente diverse rispetto alle monoposto del 2020 che ha guidato un anno e mezzo prima.
Ragazzi…Hulk è un fenomeno.
PARTE VI – FINITA? MAI
Ancora una volta, Hulk non si arrende. Ha fatto il terzo pilota per tre stagioni di fila. Ha una moglie, una figlia appena nata, un cagnolino, gioca a tennis e gli piacciono le Porsche classiche.
Cosa vuole di più dalla vita?
Vuole correre. Vuole prendersi quello che merita in F1.
E lo fa. Nel 2022 tempesta di chiamate Günther Steiner, il boss della Haas, appena ha il sospetto che Gene Haas voglia un pilota esperto al posto di Mick Schumacher. Alla fine, riesce a ottenere il sedile da titolare. Nel 2023 tornerà in F1.
Arriva a punti in Australia e nella Sprint dell’Austria, dove sul bagnato flirta con il podio per qualche giro. Ma un’altra volta, nulla da fare. Comunque sia, batte Magnussen e arriva diverse volte in Q3, anche se poi la VF23 fa tanta fatica in gara.
Nel 2024 inizia molto bene la stagione. La macchina è più equilibrata, Nico arriva a punti cinque volte nella prima metà di stagione e coglie cinque 11° posti, che è anche un po’ comico. Abbastanza per convincere Audi ad ingaggiarlo come pilota esperto per traghettare la Sauber nel 2026, quando diventerà la squadra dei quattro anelli.
È un traguardo importante per un pilota tedesco. Rappresentare un brand simbolo del proprio paese in tutto il mondo. Un brand leggendario nelle corse ma che in F1 ha bisogno di tanta esperienza.
È una grande avventura, sicuro. Più grande rispetto ai due anni in Haas che Nico chiude alla grandissima, con 41 punti e il 7° posto nella classifica dei Naska-Voti del PostGP, giusto per farvi capire quanto le sue prestazioni convincessero anche noi spettatori.
Ma la Sauber nel 2025 è un’avventura di preparazione. Di attesa. Assomiglia alla Renault 2017. Hulk aiuterà la squadra a crescere, proverà la nuova Power Unit 2026 Audi, arriverà tante volte a punti e poi sarà qualche altro campione, più giovane, a prendersi i podi e le vittorie.
No. Stavolta Hulk non ci sta.
La Sauber inizia il 2025 maluccio ma migliora. Costantemente. Dai test a Silverstone è un continuo crescendo. Decimi su decimi recuperati grazie agli aggiornamenti. Punti a Melbourne in una gara folle. A Barcellona arriva un nuovo fondo che cambia la vettura, la rende guidabile nel traffico, e Nico arriva 5°. Altri punti in Canada e Austria.
E poi…
E poi è arrivato il momento di chiudere il cerchio. Silverstone. Hulk parte 19° dopo una qualifica difficile. Tiene le intermedie al via. La squadra lo richiama ai box per le slick al terzo giro. Ma lui dice di no.
No. Decido io. Resto fuori con le intermedie.
Ma non solo. Al 10° Giro, Hulk Impone il pit-stop, quando la squadra vorrebbe aspettare, e azzecca il momento perfetto per avere gomme fresche, con intagli preservati.
Diluvio. Gli altri faticano, lui meno, dopo le Safety Car per l’acquazzone è 5° dietro a Stroll. Il suo amico Verstappen si gira. Nico è più veloce dell’Aston Martin e la passa. Ora è 3° con la Ferrari di Hamilton dietro.
Ma la pista si asciuga e diventa finalmente perfetta.
Perché solo così poteva essere la pista nel giorno di Hulk. Ancora umida, ancora bagnata, ma abbastanza asciutta da montare le slick. Come quindici anni prima a Interlagos. La Sauber monta un treno di Pirelli Medie, Nico non sbaglia più e va a prendersi il podio.
Terzo. Con una Sauber. A Silverstone. Un pilota di F1 che stupisce il mondo intero guidando con le gomme slick sull’asfalto ancora umido. Un podio che è tutto merito di Nico. Perché solo lui, a 300 km/h sul bagnato, ha saputo leggere la gara meglio degli strateghi seduti comodi davanti a un computer. La strategia l’ha fatta lui. L’ha decisa lui.
E quel podio è tutto merito suo.
L’unica chiusura possibile del cerchio di Hulk.
Alberto Naska e Luca Ruocco
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