La pista di Baku riporta le pagine del calendario a marzo, quando la Mercedes dopo la qualifica di Melbourne sembrava poter conquistare ogni singola qualifica e gara del 2026.
Russell conquista la prima casella con otto decimi di vantaggio su Leclerc, candidandosi con forza alla vittoria del Gran Premio e mostrando tutte le qualità di una W17 perfetta per le sfide del tracciato (e, più in generale, dei regolamenti 2026).
Oltre il distacco monstre, però, c’è molto di più: errori, mancanze e lacune varie, tutte da analizzare con Naska Premium.
NASK-ASSUNTO
Il venerdì di Baku si apre con Ferrari che valuta positivamente i dati della Power Unit di Monza di Leclerc, e può quindi evitare una penalità in griglia per il monegasco.
Le condizioni della pista sono molto più complicate rispetto alla giornata di libere. C’è un forte vento che mette in difficoltà i piloti, soprattutto quando spira di coda in ingresso dell’ultima vera curva del tracciato, curva 16, la temperatura dell’asfalto è minore e, in generale, il grip è molto basso.
Sia nel primo che nel secondo run è alquanto difficile trovare i tempi, e i piloti tendono a migliorarsi ad ogni giro, tra un pizzico di fiducia in più e delle Pirelli C5 sempre più stabilizzate. Alla fine della sessione, il miglior tempo è di Verstappen, con le due Mercedes che mancano la doppietta solo perché, nel finale, rientrano prima ai box. Hamilton e Leclerc, più indietro, sembrano poter godere di una SF-26 meglio assettata rispetto al giovedì, con un’aderenza maggiore e una guidabilità più abbordabile. Lewis, grazie a una scia perfetta sul finale, si piazza terzo.
Nella sessione di qualifica le condizioni rimangono complicate. Trovare il giusto grip è talmente complicato che Mercedes e Ferrari decidono di utilizzare solamente tre set di Soft, una per sessione, uscendo dai box con il carico di benzina necessario a completare più tentativi. Le due Rosse, ad esempio, segneranno 4 tempi lanciati in Q1, 3 in Q2 e 2 in Q3. Russell, addirittura, tenterà il triplo tentativo nell’ultimo segmento, come Red Bull e a differenza di McLaren, che punta invece sull’utilizzo di due gomme Soft, con un ultimo ‘’push’’ privo di giro di riscaldamento.
In Q1 sorprendono le difficoltà di Cadillac e Audi, del tutto in bambola nel trovare grip rispetto al giovedì, con Bortoleto e Hülkenberg rallentati dalle bandiere gialle. In Q2 deludono le VCARB, mentre Sainz è l’eroe di giornata, finalmente in Q3 con la Williams – Carlos pagherà però 5 posizioni in griglia, retrocedendo 14°, per mancato rispetto del segnale di pericolo -.
La vera sorpresa dell’ora di qualifiche è, però, Kimi Antonelli, che tocca il muro interno di curva 1 in Q1 ed è costretto a parcheggiare la sua W17 a bordo pista. Domani l’italiano partirà 16°, a meno che Mercedes non necessiti di accumulare una Power Unit fresca per sopperire all’unità danneggiata durante le FP1 (unità probabilmente a fine chilometraggio).
In Q3 Russell si migliora in ognuno dei tre tentativi e, sul finale, segna un 1’42’’5 che taglia le gambe agli avversari. Leclerc trova il limite già nel primo tentativo e si migliora leggermente nel secondo, chiudendo 2° a oltre 8 decimi. Un millesimo più indietro c’è Piastri, con Hadjar 4° a un decimo e mezzo dai due.
Il francese della Red Bull può essere molto soddisfatto del suo giro perché, a differenza dei primi tre, era l’unico senza una scia da sfruttare durante il giro: Russell completa il suo miglior crono a circa 3 secondi dalla Red Bull #6, Leclerc a 4’’ da Hamilton e Piastri a 4’’ da Charles.
Mancano due protagonisti in Q3: Verstappen è rallentato per tutta la sessione da noie alla Power Unit, e chiude 8°, mentre Norris è 5° dopo un errore nell’ultimo tentativo. 6° Hamilton, rimasto senza scie in Q3 e in difficoltà nel tirare fuori il meglio dalle gomme Soft. Ottimo il 7° posto finale di Gasly.
NASK-ANALISI

Quando una qualifica è tanto dominata come è accaduto a Baku, è quasi velleitario andare a ricercare il singolo vantaggio nelle telemetrie, come sempre ottenute grazie all’eccellente lavoro di F1 Insights Hub.
Alcuni trend, già visti ieri durante le libere, si sono ripetuti: Mercedes non usa energia ad inizio giro e può permettersi di spingere leggermente di più negli allunghi più corti, ma l’impressione è che Baku sia stata una pista semplicemente perfetta per la W17, e abbia allargato a dismisura il vantaggio di una monoposto dotata del miglior motore, della miglior penetrazione aerodinamica e della migliore trazione.

Russell, grazie al pacchetto a basso carico di Mercedes, molto efficace anche a Monza, è semplicemente velocissimo sul dritto. E questo è un primo, innegabile vantaggio, figlio di una W17 già di per sé più efficiente della concorrenza.
A ciò si aggiunge un comportamento in frenata ottimo ma, soprattutto, una trazione devastante. Russell ritorna sul gas senza mai scivolare, il che amplifica il vantaggio nella gestione energetica, ma gli conferisce anche un posteriore che è tanto saldo da poter essere gestito a piacimento nel lento secondo settore. Lì George ha una fiducia totale nella propria monoposto, notevole anche dal punto di vista meccanico, e può sfiorare i muretti senza alcun timore.
Infine, la Power Unit Mercedes, indubbiamente la più superiore di tutte, mostra un grande vantaggio in tutti i brevi allunghi del tratto centrale, sia nella coppia che manda avanti la vettura, ma anche nella pochissima velocità che la W17 perde alla fine dei mini-rettilinei, quando l’unità motrice inizia a tagliare e recuperare energia prima della frenata.
In sostanza, l’impressione è che Baku abbia esaltato infinitamente la W17, un po’ come Silverstone aveva premiato la SF-26 e un po’ come accadde nel 2017. In quella stagione, Hamilton diede 1’’1 in Q3 a Raikkonen, prima vettura non Mercedes in terza posizione, grazie a una vettura che era dotata di un motore molto più potente della concorrenza, soprattutto in qualifica, e un telaio decisamente a suo agio negli allunghi. E la concorrenza, nella veste della SF70H, era molto più competitiva dei migliori avversari di questa stagione.
A tal proposito, va sottolineato l’ottimo comportamento della Red Bull di Hadjar: Verstappen, senza problemi, avrebbe tranquillamente scalzato Leclerc, e vedere Isack che perde nei rettilinei un tempo simile a Piastri, nonostante non godesse di una scia, mostra quanto forte sia la Power Unit RBPT-Ford. Non è a livello Mercedes ma è, senza alcun dubbio, la seconda migliore del lotto.

Il confronto tra Leclerc e Russell è alquanto emblematico sia nel tracciato delle velocità che, soprattutto, nel delta.

Il tempo perso dalla SF-26 #16, a parte il secondo rettilineo dove scarica palesemente più energia di Russell, è una sorta di costante che si ripete a ogni allungo.
Rispetto al giovedì, le Rosse si sono difese molto meglio in curva, lo si vede dalle velocità minime e dall’arresto nell’emorragia di tempo perso ogni volta che c’è una svolta, come mostra il grafico. Come accennato ieri, quando l’elettrico non può supportare in uscita di curva il termico, o può farlo meno, il V6 Ferrari mostra tutti i suoi limiti, e anche in ricarica il tempo perso è, come al solito, importante.
Ciò non toglie che ci sia del tempo perso in trazione (molto meno in frenata), collegato a due fenomeni a loro volta strettamente connessi.
La SF-26 di Baku, complici i lunghi rettilinei e i tanti bump, appare molto rigida, sicuramente più della concorrenza. In parte è una caratteristica del progetto, come lo è un retrotreno un po’ ballerino, in parte è una scelta forse inevitabile per non consumare troppa energia in rettilineo e mantenere una buona velocità di punta.
L’impostazione sospensiva, nettamente migliorata rispetto al giovedì, finisce però per togliere fiducia ai piloti, sia nello sfiorare i muretti con una monoposto che segue gli input di sterzo senza reazioni improvvise, sia in trazione, dove le difficoltà nello scaricare a terra potenza costano tempo ad ogni, singolo allungo.
Il risultato è un Leclerc che, nonostante un ottimo giro, ha dovuto ammettere di essersi preso un margine, e il distacco ne ha risentito: chiaramente, la percentuale maggiore del tempo perso rimane attribuibile agli allunghi e, quindi, alla Power Unit.
Sarà molto interessante valutare il comportamento delle Rosse a Singapore, dove le curve sono quasi identiche a Baku, ma la velocità media molto più bassa dovrebbe permettere di ammorbidire la meccanica.
Intanto, c’è da gustarsi la corsa di domani. Sulla carta, Russell scapperà via e Antonelli risalirà facilmente 2°, con gli altri a giocarsi il podio. Baku, però, ha spesso regalato gare piene di sorprese: sarà ancora una volta così?
Luca Ruocco
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