Antonelli e la Mercedes prenotano la riscossa mentre la Ferrari, nonostante la Power Unit aggiornata con l’ADUO, sprofonda in un venerdì alquanto complicato.

La sfida Mondiale tra Lewis e Kimi è già finita?

In realtà, è troppo presto per emettere qualunque sentenza. Sicuramente, la Mercedes ha approcciato il weekend austriaco con un assetto perfetto e un programma che tradisce l’intenzione di dominare il Gran Premio e rispedire al mittente qualunque dubbio sui colori a cui sono destinati entrambi i campionati.

McLaren, Red Bull e Ferrari stessa, però, hanno molto da lavorare in vista delle qualifiche, e ognuna di queste squadre può nutrire una punta di ottimismo. Norris e Piastri sono più vicini di quanto sembra, Verstappen ha un potenziale altissimo e le Rosse sembrano talmente lente da non essere vere.

Proviamo a capirne qualcosa di più nel nuovo appuntamento con Naska Premium.

NASK-ASSUNTO

La prima sessione di libere, disputata sotto un sole cocente e con temperature dell’asfalto nell’intorno dei 50°C, ha offerto una Mercedes in modalità schiacciasassi.

Gli ingegneri di Brackely hanno preparato un assetto pressoché perfetto per le W17, e sia Antonelli che Russell sono subito sembrati a loro agio. Kimi interpreta meglio la prima metà della pista, quella con le curve più lente, e George la seconda, più scorrevole e veloce. L’aspetto più impressionante del loro lavoro, però, è la velocità con cui scorre il programma: diversi giri spinti con le Medie, un solo tentativo con la Soft, e una lunga simulazione di gara ancora con le Medie.

È un segnale di forza e anche di furbizia: la pista, dopo le 14, si trova in condizioni molto più rappresentative in vista di domenica rispetto a come la troveranno i piloti dopo le 17.30, quando si effettuano normalmente le prove sulla lunga distanza del venerdì.

Intanto, in Ferrari vengono condotti diversi esperimenti aerodinamici in vista delle prossime gare, con Hamilton e Beganovic – rookie sostituto di Leclerc nelle Libere 1 – che solo nella seconda mezz’ora iniziano a lavorare sull’assetto. Lewis non sembra troppo contento.

Diversi problemi di affidabilità tengono fermi ai box Verstappen e Hadjar, che invece dovrebbero provare il nuovo, enorme pacchetto aerodinamico introdotto in casa Red Bull; la McLaren, al contrario, dopo alcuni problemi emersi in fase di assemblaggio, decide di annullare il test con la sua versione di ala Macarena. Piastri e Norris sembrano i più vicini a Mercedes, soprattutto con le Soft. Sorprende, a centro gruppo, il ritmo della Cadillac aggiornata, con Valtteri Bottas pienamente in zona Q2.

Nelle seconde libere torna al volante della Ferrari Charles Leclerc, che con le Medie ci mette qualche giro a raggiungere i tempi di Hamilton. La stessa dinamica si ripete con le Soft, ma Leclerc rimane distante dal tempo di Lewis – Charles abortisce l’ennesimo tentativo per il poco tempo a disposizione, con i primi due settori finalmente vicini al compagno di squadra -.

Tuttavia, le due Rosse sono distanti per tutta la sessione dal riferimento di giornata, che su tutte le mescole è Kimi Antonelli. Hamilton si ferma a 6 decimi di distacco sul giro secco e oltre mezzo secondo sul ritmo gara; tra lui e la Mercedes ci sono le due McLaren, ancora una volta le più vicine alla Mercedes, e Verstappen. Molto attardato, nella simulazione di qualifica, George Russell, che non trova un giro buono.

Il britannico è però molto veloce sul passo, in linea con i tempi di Antonelli ma forte di minor traffico, con le McLaren decisamente rallentate dai piloti di centro gruppo e Verstappen a tratti velocissimo ma vittima di un forte degrado. Hamilton e soprattutto Leclerc, nel ritmo gara, sono invece molto lenti.

A centro gruppo, tornano a brillare sul giro secco VCARB e Audi, con la squadra tedesca che porta un grosso pacchetto di aggiornamenti alquanto promettente verso domenica: che sia la volta buona per portare a casa qualche punto?

NASK-ANALISI

Il Red Bull Ring si è rivelata una pista ancora più ostica del previsto nella ricerca dell’assetto migliore.

Le difficoltà dettate dal disegno del tracciato e dall’altitudine si sono sommate alle ormai consuete criticità legate alla gestione elettrica in salsa 2026. Ne è scaturito un rebus di complicatissima risoluzione che ha messo in crisi ingegneri e piloti, soprattutto in frenata.

Non è un caso che la Mercedes e Antonelli siano emersi come il pacchetto più completo e pronto; in fondo, è tutta la stagione che le Frecce d’Argento – e Kimi stesso – mostrano un enorme adattabilità a qualunque sfida legata a questi particolari regolamenti.

Nel PreGP avevamo indicato l’Austria come una pista con qualche somiglianza energetica con Montreal: molto consumo di energia, da cui i limiti bassi di ricarica, ma diverse occasioni per ricaricare la batteria. Le libere del venerdì hanno certificato come queste occasioni siano sì tante, ma siano molto complicate da sfruttare.

Abbiamo visto tantissimi lunghi nelle frenate verso le curve più lente, dove i motoristi richiedono un innalzamento dei giri super aggressivo per recuperare più energia possibile; allo stesso tempo, l’inserimento nei tratti più scorrevoli e veloci è reso complesso dalla ricarica, soprattutto verso la curva Rindt, la penultima, velocissima piega del Ring.

È proprio nella completezza della prestazione che si costruiscono i due, impressionanti decimi di vantaggio di Antonelli nei confronti di Piastri (per non parlare dei cinque e oltre che paga Verstappen).

La mappa di ricarica delle W17 è formidabile, anche grazie alla proverbiale efficienza del pacchetto. Non c’è un rettilineo nel quale Antonelli paghi pegno rispetto alla McLaren, con un vantaggio enorme nell’allungo verso curva 3.

Il grafico del delta ci fa capire come sia proprio il tratto in salita che chiude il primo settore il punto nel quale, assieme alla trazione dopo la prima curva, Kimi costruisce il grosso del vantaggio su Piastri. La McLaren poi regge molto bene il confronto con Antonelli, con solo qualche difficoltà nel lento (stelle arancioni nel grafico della velocità) e nella percorrenza di curva 9 (quadrato giallo), che è un passaggio veramente fantastico per Antonelli. Per il resto, nelle pieghe più lunghe, Piastri riesce addirittura a mangiucchiare qualcosina ad Antonelli.

Le perdite per Verstappen sono molto più distribuite nel giro, con un grosso scarto prima di curva 4, dove Red Bull deve recuperare tantissimo (prima freccia blu nel grafico delle velocità), e un enorme perdita tra le ultime due curve e il traguardo finale.

In generale, Max e la sua RB22 aggiornata sono sembrati in forte difficoltà nella gestione energetica e, seppur come sempre meno veloci in curva, paradossalmente promettenti proprio nel guidato. Le enormi difficoltà di Verstappen e Hadjar si sono concentrate invece in frenata, a livello di guida, proprio a giustificare i tentennamenti dei motoristi RBPT-Ford nel trovare il giusto compromesso per recuperare energia.

Va ricordato che, vista la rarefazione dell’aria, il turbolag tende ad aumentare e l’ibrido è chiamato a sopperire con più decisione ai buchi di coppia in uscita dalle curve lente; l’ennesimo tassello che rende complicata la gestione delle mappe ibride a Spielberg.

Sul passo gara, Antonelli e Russell hanno mostrato un’ottima costanza e un vantaggio di circa due decimi di passo rispetto a Norris. Le due Mercedes sono sì risultate quasi immuni dal degrado, ma va sottolineato che le due McLaren hanno disputato quasi tutta la simulazione nel traffico, e il loro forte drop nei tempi potrebbe esserne influenzato. Verstappen, al contrario, è apparso velocissimo nell’attacco dello stint ma subito vittima di un crollo delle prestazioni, sinonimo di difficoltà nel bilancio e un carico forse ancora non del tutto perfetto.

Hamilton ha un passo medio molto simile a Verstappen, ma l’inglese ha quasi subito abbandonato la sua simulazione su gomme medie, forse conscio che le enormi difficoltà di set-up delle SF-26 rendevano poco rappresentativo il run a pieno carico.

Il confronto tra le telemetrie di Antonelli e Hamilton, al solito effettuato come tutte le analisi grazie a F1 Insights Hub, non ha bisogno di frecce o riquadri per mostrare le enormi difficoltà della Rossa fin qui.

Hamilton si difende bene rispetto a Mercedes solamente nelle curve più lente, come la 1, la 3 e la 4, e ha buoni passaggi in curva 7 e 10, due curve medio-veloci dove serve reattività.

Nel resto del tracciato, però, le perdite sono enormi. Non è un caso che curva 6 sia difficile, essendo un lungo inserimento in discesa dove si ricarica molto per la seconda metà del giro.

L’impressione, studiando anche i dati di Leclerc, il passo gara, e guardando quanto perde Hamilton nel lento, è che le Rosse siano del tutto fuori finestra in termini di set-up, ma soprattutto in grande difficoltà nello sfruttamento della Power Unit.

Sicuramente, esisterà una componente di cautela nell’utilizzo del propulsore aggiornato, che è al suo esordio assoluto in monoposto in condizioni proibitive – caldo e rarefazione dell’aria -.

Tuttavia, l’impressione è che i motoristi di Maranello siano in alto mare con le strategie di ricarica, come e ancor di più dei colleghi di McLaren e RBPT-Ford. I ritardi nei rettilinei, sia nel grafico del delta che in quello della velocità, sono quasi imbarazzanti e del tutto incoerenti con i dati di Barcellona. Dove, comunque, di ‘’motore’’ le Rosse perdevano.

Sarebbe comprensibile che un propulsore più efficiente e potente offra delle opportunità di ricarica ulteriori che vanno studiate e ben congegnate; un processo di apprendimento è quindi più che comprensibile. Rimane però il dubbio che le magagne di set-up, sperabilmente risolvibili in vista di domani, abbiano creato problemi anche in frenata e inserimento, fino a mandare in ulteriore difficoltà una gestione ibrida ancora da affinare.

Scopriremo domani quanto la SF-26 formidabile di Barcellona sia scomparsa a Spielberg: sarebbe davvero un mistero ritrovarsi con una monoposto così tanto lontana parente della vincitrice dell’ultimo GP.

Buon divertimento e a dopo le qualifiche con Naska-Premium!

Luca Ruocco