Antonelli conquista una Pole Position strabiliante a Monaco, mentre le Ferrari sono le grandi sconfitte di giornata.

Cosa è successo alle SF-26, relegate in seconda fila al termine di un sabato a dir poco amaro?

Come sempre, studiamo i dati e la sessione di qualifica nell’analisi di Naska Premium.

NASK-ASSUNTO

Le terze prove libere confermano il ‘timore’, almeno per il popolo dei Tifosi Ferrari, maturato venerdì sera: le SF-26 non sarebbero state sole a giocarsi la Pole Position.

Lo avevamo accennato nell’analisi pubblicata ventiquattro ore fa: lo sfruttamento della Soft sul giro secco sarebbe stato problematico per tutti, e gli avversari avevano ampio margine di miglioramento.

Le due Mercedes mostrano subito passi avanti sin dalla prima mezz’ora delle FP3. Antonelli, poi, si scatena con un gran giro nel finale di sessione, prima che Bearman provochi una bandiera rossa sbattendo al Massenet. Leclerc, invece, continua a lamentare uno scarso feeling con i freni della sua SF-26. Assieme a Hamilton, paga circa tre decimi di distacco rispetto alla Mercedes del pilota italiano.

Il Q1 inizia con un bel sole e la pista molto calda. Leclerc è il più veloce, mentre nel finale sbatte Bortoleto, che cristallizza le posizioni di quasi tutti dato il pochissimo tempo a disposizione per un tentativo finale. Solamente Sainz strappa un gran giro a gomme fredde ed entra in Q2; vengono invece escluse le due Aston Martin, pessime in ultima fila, le due Cadillac e le due Haas.

In Q2 i big iniziano a spingere, e se Antonelli, Verstappen e Leclerc sembrano i candidati principali alla Pole Position, la sorpresa arriva dalle McLaren, finalmente in gioco dopo un weekend sottotono. Fatica invece tantissimo Russell, Hadjar sembra poter piazzare un bel colpo, e Hamilton non ha lo smalto del venerdì.

In Q3 la pista è ormai fresca, nelle migliori condizioni di grip del weekend, e tutti collimano sulla stessa strategia di sfruttamento delle Soft: outlap, giro di riscaldamento e giro tirato.

Nel primo tentativo si capisce che Verstappen e Antonelli si giocheranno la prima fila. L’unica incognita è Leclerc: Charles quasi sbatte al Massenet, ed è costretto a rientrare subito ai box, senza mettere in cascina un giro di ‘sicurezza’.

L’unica soluzione logica per il muretto Ferrari, a quel punto, è imbarcare qualche kg di benzina sulla vettura di Leclerc, e puntare a una strategia più articolata: giro di uscita, giro di riscaldamento, primo tentativo, giro di raffreddamento e secondo tentativo.

Il timing è anche il migliore possibile, dato che Leclerc passa sul traguardo per il suo ultimo tentativo a pochi secondi dalla bandiera a scacchi, con la migliore pista di tutti e tutto sommato un run poco infastidito dal traffico, un grande rischio essendo fuori sequenza con gli altri.

Nel primo tentativo Leclerc è veloce, e si prende la Pole Position provvisoria.

Poi tutti migliorano, e non di poco. Antonelli si piazza al primo posto, seguito a 53 millesimi da Verstappen. Hamilton è 3° a oltre due decimi. Il tempo di Leclerc lo lascia a tre decimi esatti da Antonelli, ma nell’ultimo tentativo Charles sta riuscendo a giocarsi la Pole.

Arriva al tabaccaio sul filo con Antonelli e Verstappen, probabilmente qualche centesimo avanti. Sarebbe stato difficile giocarsi la Pole Position, dato che per tutta la qualifica le SF-26 hanno faticato nel terzo settore, ma un miracolo di Monaco, per Leclerc, è sempre possibile; peccato che sbatta al Tabaccaio e debba quindi accontentarsi della quarta posizione.

Quinto Hadjar, solo sesto Russell, lontanissimo da Antonelli, e in quarta fila le due McLaren, sgonfiatesi clamorosamente in Q3. Quinta fila per Gasly e Lawson.

NASK-ANALISI

L’analisi di oggi, pur servendosi delle telemetrie di F1 Insights Hub, tenterà di concentrarsi maggiormente sul comprendere cosa sia accaduto alla Ferrari.

I giri di Antonelli, Verstappen e Hamilton mostrano pochi spunti, ma molto significativi, e facilmente notabili nel grafico del delta, appena sotto, piuttosto che in quello delle velocità.

Anzitutto, nella salita di Beau Rivage dopo la Santa Devota, Hamilton paga qualcosina: il famoso spunto della Power Unit Ferrari, anche a Monaco rivedibile. Il passaggio tra Massenet e Casinò, medio veloce, vede Antonelli recuperare sia su Max che su Hamilton.

Ferrari e Red Bull, poi, hanno un andamento molto simile nel tratto più tortuoso: Mirabeau, tornantino e Portier. Qui Max e Lewis guadagnano due decimi sulla Mercedes, tanto che all’ingresso del Tunnel Verstappen è quasi tre decimi avanti rispetto ad Antonelli, mentre Hamilton è al passo.

A questo punto, Kimi costruisce la Pole Position tra frenata e uscita della Nouvelle Chicane, con un passaggio incredibile dove guadagna moltissimo su Verstappen. Ferrari e Red Bull riescono nuovamente a reggere tra Tabaccaio e Piscine. Alla Rascasse, Verstappen guadagna molto, mentre Hamilton perde altrettanto.

Kimi però esce benissimo dall’ultima curva e di slancio ripassa Verstappen prima del traguardo.

Verstappen, quindi, ha perso la Pole Position principalmente alla chicane del porto, con una frenata molto meno convinta di Antonelli. Per il resto, soprattutto nel lento, la RB22 sembra superiore alla Mercedes. Mercedes che si è comunque difesa alla grande, e ha costruito la Pole Position sulla trazione esplosiva (una dote della W17 studiata per esaltare la PU Mercedes), e su una vettura che dopo i cambi di set-up notturni ha dato grandissima fiducia ad Antonelli.

Discorso opposto per la Ferrari. Il delta dimostra come Hamilton abbia pagato tantissimo i tratti dove serve sentire di più la vettura: la chicane, la Rascasse con le gomme ormai finite, Massenet e Casinò.

Sia Lewis che Leclerc si sono lamentati di una SF-26 forse veloce, sì, ma difficilissima da guidare. Imprevedibile. Un comportamento ammesso da Jerome d’Ambrosio ai microfoni di Sky dopo le qualifiche, e qualcosa che a Monaco distrugge il ritmo e la confidenza del pilota.

È dall’inizio dell’anno che la Ferrari fatica in Q3. Se spesso abbiamo associato il problema alla Power Unit, forse è corretto indicare nello sfruttamento estremo delle Soft un problema ormai endemico e di difficile risoluzione.

Spesso, però, il set-up non può compensare la fiducia che dona una macchina con più carico e stabilità. Allora forse, alla SF-26, manca uno step di aggiornamenti (atteso per Barcellona), ed è mancata una soluzione al posteriore come quella di Red Bull e Mercedes. Entrambe le squadre inglesi hanno portato una cascata di alette al centro dell’ala posteriore, in sostituzione del comando dell’ala mobile, mentre Ferrari ha ritenuto non convenisse spendere budget per una soluzione destinata unicamente a Monaco.

McLaren, con le alette, non è andata più forte delle Rosse, e la soluzione sembra possa valere qualche centesimo, al massimo. Eppure, se a quel centesimo si aggiunge fiducia nella guida dei piloti, i risultati possono essere diversi.

In fondo, la Ferrari, con il giro monstre di Leclerc, ormai a gomme surriscaldate, si stava giocando la Pole Position sul filo dei centesimi. Il telaio della SF-26, perciò, si è confermato abbastanza buono da poter essere della partita per la prima fila a Monaco. Aspettarsi di più, un vantaggio netto, era forse utopistico, nonostante le libere. Tuttavia, le qualifiche certificano come manchi qualcosa alla vettura italiana anche oltre il motore.

Infine, Leclerc ha continuato a parlare di un problema ai freni che, solo dal suo lato del box, lo attanaglia da Montreal. Un problema che potrebbe avere una soluzione, da sperimentare a Barcellona perché Charles sperava che a Monaco il problema non si ripresentasse, e non voleva rischiare soluzioni troppo aggressive.

Forse, per il bene della fiducia del pilota, sarebbe stato meglio buttarsi, ma indubbiamente il problema di Charles suscita molta curiosità.

Brembo ha più volte raccontato di team impegnati in un frenetico aggiornamento dei freni posteriori, soprattutto dopo le risultanze dei primi test con le F1 2026. La frenata è molto complessa con queste vetture, vista la necessità di far combaciare dei freni classici molto piccoli, e una rigenerazione molto potente.

A Monaco Charles parlava di freni freddi dopo le FP2. Possibile che sia avvenuto, intorno al Canada, un cambio di specifica che ha mandato in crisi Charles, il quale magari vuole tornare indietro a Barcellona, a costo di una perdita teorica di performance?

Per ora, la spiegazione più logica sembra questa, ma è indubbio che anche nella grande occasione di questo 2026, alla Ferrari sia comunque mancato qualcosa.

Ed è un gran peccato.

Luca Ruocco