Hanno fatto fuori Christian Horner!

Dopo vent’anni alla guida della Red Bull, vent’anni pieni di successi, tanto che nessuna squadra ha vinto quanto loro dal 2005 in poi… puff, Horner licenziato un mercoledì mattina di luglio 2025.

Cos’è successo? Quale ruolo ha avuto Max Verstappen in questa storia? Quale sarà il futuro di Horner? E perché in questa vicenda un attore inconsapevole ma fondamentale è… la McLaren?!?

Vi racconto tutto in questo video.

PARTE I – HORNER, SEI FUORI!

Mercoledì 9 luglio 2025 il mondo della F1 viene scosso da una notizia che nessuno si aspettava. E quando vi dico nessuno, intendo nessuno per davvero.

Tanti commentatori o giornalisti del paddock, nei giorni seguenti, hanno parlato di tensione in Red Bull, di voci che si susseguono da mesi… ma la realtà è che la posizione di Horner, tutto sommato, sembrava solida. E non solo all’esterno, ma anche all’interno.

Pensate che mercoledì mattina, quando i dipendenti Red Bull sono stati invitati a raggiungere la sala comune per ascoltare le parole di addio di Horner, la maggior parte di loro si aspettava che il discorso avrebbe riguardato Max Verstappen. Quasi tutti si aspettavano l’annuncio del passaggio si SuperMax in Mercedes.

Nessuno aveva pensato a quello che è un clamoroso colpo di scena, anche se un anno fa la posizione di Horner era molto in bilico.

Ho pubblicato un video a riguardo, vi lascio il link per recuperare tutta la storia se non la conoscete. È molto importante perché la vicenda che vi racconto adesso, tutto sommato, è il secondo capitolo della storia.

Recap ultra-mega velocissimo: a inizio 2024 scoppia uno scandalo riguardante i rapporti tra Christian Horner e una sua assistente. La donna accusa il Team Principal della Red Bull di comportamenti inappropriati. Red Bull avvia un’indagine interna, condotta da un avvocato indipendente, ma l’indagine scagiona Horner. Subito dopo però una gola profonda condivide una cartella Drive con alcuni volti noti del paddock di F1 e diversi giornalisti. In questa cartella ci sono una serie di screenshot di chat che dicono siano tra Horner e la dipendente, anche se non ci sono state conferme ufficiali, ma neanche smentite ufficiali.

La vicenda prosegue con un ulteriore indagine, una sorta di appello richiesto dalla dipendente. Stavolta indaga un avvocato completamente esterno, il più alto livello possibile nel Regno Unito, e anche stavolta Horner viene scagionato.

A questo punto, la dipendente ha richiesto un’indagine al tribunale del lavoro inglese: la prima udienza si terrà nel 2026.

Il fatto che la dipendente non si sia subito rivolta alla giustizia ordinaria, mi pone molti interrogativi, ma questa vicenda sarebbe dovuta restare privata sin dall’inizio e il vero scandalo è che l’abbiano strumentalizzata. Io ve l’ho raccontata per dovere di cronaca, ma non dovrebbe interessarci nulla oggettivamente, così passiamo oltre e parliamo di Horner. 

Tra febbraio e marzo del 2024 si era capito che lo scandalo generato dalle chat di Horner rientrava in una lotta di potere molto più grossa. Una lotta di potere iniziata dopo la scomparsa di Dietrich Mateschitz nel novembre 2022.

Da un lato c’era Horner, nominato Team Principal della Red Bull nel 2005 proprio da Mateschitz, e abituato a controllare ogni aspetto della squadra. Con un certo successo, aggiungerei, visti gli 8 mondiali piloti conquistati tra 2005 e 2024, più di ogni altra squadra.

Dall’altro lato c’era la componente austriaca, legata a Mark, il figlio di Mateschitz, e a Oliver Mintzlaff, il CEO della parte sportiva di Red Bull. Uniti a loro, Helmut Marko, il raccordo tra Mateschitz e la squadra che si è sempre occupato del vivaio di Red Bull, dei piloti e della consulenza strategica.

Il clan austriaco voleva meno potere nelle mani di Horner. Horner, al contrario, ne voleva di più. E l’aveva ottenuto, in fondo: pensate che dopo la fine delle trattative con Porsche per la fornitura della Power Unit 2026, Horner era riuscito a strappare a Mateschitz una delle ultime concessioni prima che il patron morisse, ossia creare motori Red Bull in autonomia. Uno dei pallini di Horner, un progetto costosissimo ma che avrebbe finalmente reso indipendente la Red Bull, un team di F1 completo, come solo Ferrari o Mercedes.

La lotta di potere del 2024 si era conclusa con una vittoria di Horner. I proprietari thailandesi di Red Bull, la famiglia Yoovidhya che detiene il 51% delle azioni, avevano deciso di supportarlo. Le acque si erano ulteriormente calmate grazie alle tante vittorie di Verstappen a inizio anno, e alla conquista del Mondiale nonostante un finale di stagione difficile.

E questa, tutto sommato, era la situazione che un po’ tutti prendevano in considerazione fino a qualche settimana fa. La Red Bull è in declino, forse Verstappen potrebbe passare alla Mercedes, ma il timone rimane nelle mani di Horner. Bello saldo.

Ma allora che è successo? Beh, evidentemente è successo che il timone non era così saldo nelle mani di Horner. Pian piano, l’impero di Horner si è sgretolato, e il clan austriaco ha approfittato della situazione. In silenzio ma in maniera molto efficace.

Nel corso del 2024 una serie di figure chiave hanno abbandonato la Red Bull. La prima è stata Adrian Newey, scontento sia per le tante turbolenze intorno alla squadra, sia perché non gli venivano attribuiti i meriti che era convinto di avere. Newey non sopportava che, nel celebrare il suo lavoro, Horner ricordasse sempre che sotto Newey c’era un team di centinaia di ingegneri molto, molto validi. E forse, ancor più banalmente, un genio come Newey aveva voglia di cambiare aria.

Un’altra figura fondamentale dei successi Red Bull, Jonathan Wheatley, direttore sportivo da moltissimi anni e mente del programma che aveva portato i meccanici Red Bull a un pit-stop fulmineo dopo l’altro… beh, si era dimesso. Destinazione? Diventare Team Principal della Sauber e poi dell’Audi dal 2026.

Non è finita qui: oltre alla perdita di Rob Marshall, avvenuta nel 2023 a favore della McLaren – Marshall è un ingegnere fenomenale, mago delle ali flessibili e della meccanica -, la Red Bull si è vista soffiare da McLaren anche Will Courtney, il responsabile delle strategie, il capo di Hannah Schimitz, la famosa stratega Red Bull. Courtney andrà in McLaren a fine 2025.

Ovviamente, questa serie di addii importanti non hanno proprio esaltato l’operato di Horner, per così dire.

Aggiungiamo altri tre problemi, uno più importante dell’altro.

Il primo è la competitività della monoposto. La RB21 del 2025 è una macchina capace di vincere qualche gara nelle mani di Max, competitiva nel veloce, un po’ in difficoltà nel lento, ma in sostanza mai al livello della McLaren. E gli aggiornamenti non hanno cambiato la situazione.

In più c’è la questione secondo pilota. Horner ha inspiegabilmente rinnovato Perez a giugno 2024, per poi licenziarlo con mega-buonuscita a fine anno. Ha scelto Lawson e l’ha scaricato dopo due gare. Ha promosso Tsunoda dalla VCARB e la situazione non è migliorata. Anzi, ha certificato che senza Max la Red Bull faticherebbe ad arrivare a punti.

Ultima grana in termini di tempo, ma non certo di importanza, Verstappen e la sua combriccola hanno iniziato a flirtare pesantemente con Toto Wolff. Il passaggio in Mercedes di SuperMax, prima di Silverstone, sembrava addirittura inevitabile.

Il clan austriaco della Red Bull ha preso tutti questi argomenti, li ha impacchettati in una bella carta regalo e li ha portati alla componente thailandese. “Davvero siete ancora convinti di Horner?”

Capite che, presentata così, la situazione aveva una sola via di uscita: i thailandesi hanno lasciato carta bianca a Oliver Mintzlaff e a Mark Mateschitz. Licenziate pure Horner e modificate la struttura come meglio credete.

E così siamo arrivati alle ore tra martedì sera e mercoledì mattina. Horner viene licenziato e il mondo della F1 si ritrova in mezzo a un terremoto mediatico con pochi precedenti. 

Eh…nel caso abbiate la memoria corta, vorrei riproporvi la mia prediction del 2024:
“Horner fatto fuori”.
è innegabile. Ho un dono. Un potere sovrannaturale. Chiamatemi pure Naskadamus.

Tornando a noi…Cosa succede adesso, nel mondo Red Bull?

PARTE II – LA MARGHERITA DI MAX

Ci saranno tantissimi cambiamenti. Questa è la risposta più corretta alla domanda. E il motivo è molto semplice: Horner aveva una concentrazione di poteri nelle proprie mani davvero incredibile. Guidava la Red Bull, era a capo del marketing e delle decisioni strategiche di VCARB, era a capo del reparto Powertrains… insomma, l’intero impero F1 della Red Bull era guidato da lui.

Tutta questa concentrazione di potere era uno dei motivi principali che spingevano il clan austriaco a volerlo fare fuori. L’obiettivo è chiaro: piazzare varie persone fidate nei vari ruoli coperti da Horner, e intanto mantenere il controllo globale di quello che, alla fine, è forse l’asset più importante e di valore della galassia Red Bull. Il team di F1. Anzi, i team di F1, considerando anche la VCARB.

Finora, sappiamo chi sarà il rimpiazzo diretto di Horner. Laurent Mekies diventerà CEO e Team Principal di Red Bull Racing. Per ora, manterrà entrambe le cariche. Torneremo su questo dettaglio tra poco.

Mekies ha una lunga carriera in F1, è stato Direttore Sportivo e Vice Team Principal in Ferrari nell’era Binotto, e in realtà ha solo fatto un cambio di sedia nel tavolone Red Bull. Da inizio 2024, infatti, era Team Principal della Racing Bulls. Sotto la sua guida, e quella del CEO Peter Bayer, la squadra di Faenza è costantemente migliorata, fino a trovarsi in lotta per il quinto posto tra i Costruttori a metà stagione 2025.

Peter Bayer rimane CEO di VCARB, l’acronimo della Racing Bulls, mentre al posto di Mekies sale di livello Alan Permane, fin qui Direttore Sportivo della squadra dopo un’infinita carriera ad Enstone, nel team che oggi si chiama Alpine ma nel quale, quando ci correva Alonso e il nome era Renault, Permane vinse due mondiali. E questo ruolo durerà a lungo, perchè Alan “Per-mane”.

……………

Al di là di questi cambiamenti, che potremo studiare bene solo nei prossimi mesi, seguendo le varie mosse dei protagonisti e i risultati in pista, il dilemma principale di questi giorni è il seguente: e adesso, cosa fa Max Verstappen?

Esistono due possibili scenari.

  • SCENARIO 1: Max e il suo clan sono stati parte attiva della cacciata di Horner. Usando la carta dell’offerta di Mercedes, hanno fatto capire ai vertici Red Bull che dovevano prendere una decisione. Max vuole la monoposto migliore e sentiva il bisogno di un cambio di passo della squadra; Jos Verstappen odia Horner, il manager Vermeulen non lo adora… insomma, per loro Horner doveva cambiare aria, e hanno imposto un out-out. O noi, oppure Horner. In Red Bull hanno scelto Max e Verstappen, ovviamente, dovrà restare, avrà dato assicurazioni senza le quali il licenziamento di Horner non sarebbe avvenuto.
  • SCENARIO 2: qua cambiano le sfumature. Max e il suo clan hanno chiesto un cambio di passo e probabilmente non adoravano Horner. Ma la scelta dei vertici Red Bull potrebbe essere un modo per provare a convincere Max, non una reazione ad un ultimatum. E quindi, Verstappen potrebbe comunque scegliere di forzare la mano, separarsi da Red Bull e andare in Mercedes.

Io, francamente, propendo per lo scenario 1. Verstappen ha ottenuto un grandissimo potere in Red Bull, perché lui è la colonna portante della squadra. Senza Horner, Max è il pilastro attorno al quale ruota tutto. Quindi avrà un peso nelle scelte strategiche e se la Power Unit 2026 non dico sarà vincente, ma almeno promettente, Verstappen potrà costruirsi intorno una squadra nella quale ha tutte le libertà che vuole e una dedizione pressoché completa. Non avrà mai un compagno difficile o una strategia non prioritaria.

PARTE III – IL FUTURO DI HORNER

E Horner, adesso, che fine fa? Fino a fine anno dovrebbe rimanere sotto contratto con Red Bull. Poi sarà libero di muoversi altrove.

Considerate che negli ultimi vent’anni, Horner, da giovane Team Principal trentenne senza esperienze, ha preso una squadra che faceva sorridere per le feste e le lattine e l’ha resa il team più vincente in F1. Non sto esagerando, 8 mondiali piloti contro i 7 di Mercedes, i 2 di Renault e 1 per Ferrari e BrawnGP. Scandali o meno, ha dimostrato di sapersi muovere e di avere capacità di leadership straordinarie. Altrimenti non avrebbe mai vinto quello che ha vinto. Guardate questa grafica di Autosport che confronta il suo periodo in Red Bull con l’esercito di Team Principal della Ferrari che anche sommati hanno ottenuto molto, molto meno! Quando si dice: “lasciate cucinare”…

Quale sarà il suo futuro?

Horner è sempre stato un pallino di John Elkann. Nel 2022, addirittura, Elkann andò in Inghilterra per proporgli di sostituire Binotto. Horner rifiutò gentilmente e suggerì al Presidente della Ferrari il nome di Vasseur, secondo lui uno dei pochi al suo livello. Sappiamo che Vasseur è in bilico: la pista Horner però sembra essersi raffreddata per ora, forse a causa delle vicende legali ancora in corso. In questi giorni la Ferrari ha fatto sapere di non essere interessata. Per ora… Mai dire mai.

Nel frattempo, altri progetti potrebbero ingolosire Horner. Secondo Roberto Chinchero, uno è la Cadillac, una squadra da costruire da zero ma con grandi potenzialità, molti fondi e tanta ambizione. Come la Red Bull vent’anni fa. In Inghilterra, invece, parlano molto di un possibile interessamento di Horner all’Alpine, dove non sarebbe solamente CEO o Team Principal ma anche proprietario, rilevando la squadra da Renault assieme ad altri investitori.

Vedremo cosa riserva il futuro ad Horner, anche se dubito che nel 2026 NON ci sarà al muretto di qualche squadra.

All’inizio del video vi ho parlato di Mclaren, però. Perché?

PARTE IV – IL MODERNO TEAM DI F1

Perché il fatto che stiano dominando ormai da un anno pieno ha convinto un po’ tutti che la loro struttura di squadra sia perfetta.

Ma qual è, questa struttura? Esploriamola assieme.

Al vertice c’è Zak Brown, che in realtà è CEO di tutta McLaren Racing, quindi anche del team di Indycar, del team di Formula E che chiuderà in questi giorni, di quello che sarà il team di Hypercar per il WEC e così via. Zak Brown prende le decisioni più importanti e si occupa di coordinare tutta l’attività commerciale, quindi sponsor, trattative con la F1 e così via.

Andrea Stella, il Team Principal, si occupa invece della direzione vera e propria del team di F1. Sia da un punto di vista sportivo, quindi la gestione in pista e le scelte come gli ordini di squadra ai piloti, sia da un punto di vista tecnico, quindi la progettazione della macchina a Woking. Andrea Stella è una figura fondamentale della F1 moderna perché è un Team Principal ingegnere, una figura molto in voga ultimamente; quindi, una persona che comprende la tecnica e può ascoltare e indirizzare anche il vertice aerodinamico o telastico. Come se fosse una sorta di mega direttore tecnico.

E di direttore tecnico, la McLaren non ne ha solo uno…ne ha quattro.

Il primo è Peter Promodrou, direttore tecnico dell’aerodinamica e storico genio dei flussi che ha lavorato in McLaren, Red Bull con Newey e di nuovo McLaren. Il secondo è Rob Marshall, Chief Designer, quindi capo progettista, anche lui ex Red Bull, affiancato da Neil Houldey, direttore tecnico dell’ingegneria. Loro si occupano di progettare il telaio e integrare meccanica e aerodinamica. Infine, c’è Mark Temple, il direttore tecnico della Performance, colui che si occupa di legare la pista alla sede. Quindi, la persona responsabile di aspetti come l’assetto, lo sfruttamento delle gomme, il lavoro di preparazione dei weekend e così via.

C’è poi Piers Thynne, il COO, Chief Operating Officier, quindi il capo di tutti i processi in fabbrica. E infine Randeep Singh, il direttore sportivo.

Questa è la struttura tecnica, che progetta e sfrutta la monoposto in pista. Accanto a loro, ci sono varie figure fondamentali in questa F1, come Laura Bowden, Chief Financial Officer, quindi capo contabile, importantissimo in epoca di Budget Cap, e poi i vari capi del personale, del marketing e così via.

Quello che interessa a noi è la struttura operativa del team di F1. Non c’è più il classico schema composto da: Team Principal, Direttore Tecnico, e vari capi di ogni area.

Adesso c’è un CEO, che si occupa di questioni strategiche, un Team Principal competente in ingegneria che gestisce la squadra, e un team di direttori tecnici concentrati su tante diverse mansioni. Tutti insieme, prendono le decisioni alla base del progetto della macchina e, in caso di stallo, decide Andrea Stella.

È una struttura moderna e molto efficiente perchè i team di F1 oggi sono immensi! E quindi evidentemente funziona meglio suddividere i ruoli dei direttori.

La Red Bull, invece, aveva un diverso schema, molto più classico, con Horner CEO e Team Principal e poi Pierre Waché come direttore tecnico. Sotto, tutti gli altri.

Molto probabilmente, in Red Bull vogliono replicare più possibile questo schema, come in realtà hanno già fatto in Racing Bulls.

E leggendo qua e là le ricostruzioni sulle trattative per il rinnovo tra Ferrari e Vasseur, anche Fred vorrebbe più poteri e poca interferenza da parte della proprietà. Diventerebbe una sorta di ibrido tra Zak Brown e Andrea Stella, con la Ferrari che poi ha un vice Team Principal – Jerome d’Ambrosio -, due direttori tecnici – Loic Serra per il telaio ed Enrico Gualtieri per il motore – e una serie di direttori sottostanti, da Diego Ioverno direttore sportivo a Diego Tondi capo dell’aerodinamica e così via.

In fondo, la McLaren ha dimostrato come i proprietari non debbano mettere becco nella gestione operativa della squadra. Ci pensano gli uomini di corse come Brown o Andrea Stella. In fondo, da Jean Todt a Horner o a Toto Wolff, in F1 ha sempre funzionato così, per le squadre vincenti: chi comanda non deve essere intralciato da amministratori delegati o presidenti che non vivono la squadra tutti i giorni.

Eppure, in questo caso, nel caso Horner, hanno intralciato, eccome.

La domanda, allora, diventa: una volta individuate le persone giuste e ricostruita la squadra…Sapranno fare un passo indietro? Chissà…

Alberto Naska e Luca Ruocco