Ma…la Ferrari è davvero vincente?!? 

Ogni volta che si parla di Ferrari, le aspettative di tutti sono sempre alle stelle. Ci si aspetta sempre che vinca. Eppure sono ormai 17 anni che non vince un mondiale. Non è che magari è…sopravvalutata?

Siamo abituati, in Italia, a vivere nel Mito del Cavallino Rampante.

Una Leggenda che ha tutte le ragioni di esistere: vittorie, sconfitte, passione, momenti tragici e cavalcate esaltanti. Nomi come Enzo Ferrari, Ascari, Fangio, Lauda, Forghieri, Villeneuve, Prost, Montezemolo, Todt, Alesi, Schumacher, Raikkonen e via così, fino a Leclerc.

La storia della Ferrari in F1 è intrisa nel Mito, dall’inizio alla fine. Questo è innegabile.

Ma è anche una storia vincente?

Ogni volta che la Scuderia fatica in F1, come in questo 2025, si sprecano pagine di giornali e ore di video per analisi, riflessioni e richieste di cambiamento. Come se la vittoria, per la Ferrari, fosse un’abitudine o qualcosa di inevitabile.

Il Drake amava ripetere una serie di massime tutte legate alla vittoria. Il secondo è il primo dei perdenti. Le vittorie sono le mie gioie terribili. La vittoria più bella? La prossima.

La Scuderia Ferrari esiste per inseguire il primo posto. Non conta nient’altro.

Ma quante volte l’ha davvero raggiunto? È giusto aspettarsi che la Rossa vinca sempre o, forse, il primo gradino del podio è più raro di quanto si pensi?

Scopriamolo assieme in questo video!

COSA STATE PER SCOPRIRE

In questo episodio, Percorreremo assieme un viaggio nel tempo alla scoperta delle cinque scuderie più vincenti della storia della F1.

Tutte e cinque queste squadre partecipano ancora oggi al Mondiale. Due di queste , Mercedes e Red Bull Racing, hanno un passato nel quale si chiamavano in altri modi e avevano altri proprietari, come vi ho raccontato nei video sulle origini dei team. Per noi, questo passato non conterà.

Giusto per capirci, la Mercedes ha corso in F1 nel 1954, nel 1955 e dal 2010 ad oggi. Non conta la BrawnGP del 2009, anche se era la stessa squadra.

In questo viaggio uniremo cinque dati statistici molto semplici al racconto delle varie epoche vissute da queste squadre. Troverete il numero di Gran Premi disputati, i Mondiali Piloti e Costruttori vinti, il numero di vittorie e Pole Position e il numero di gare in cui almeno una monoposto della squadra è salita sul podio. Questi ultimi tre dati sono accompagnati da un calcolo fondamentale: la percentuale rispetto al numero totale di gare così da capire quanto spesso sono arrivate vittorie, podi o Pole Position. Se fai 20 vittorie su 1000 gare è diverso rispetto a 20 vittorie su 100 gare!

L’obiettivo del nostro viaggio è semplice: cercheremo di capire se la Ferrari è davvero il team più vincente e blasonato della storia della F1. E quindi, se sia corretto aspettarsi che vinca sempre.

RED BULL RACING [408 GP – 8 WDC – 6 WCC – 124 WINS (30.5%) – 107 POLE POSITIONS (26.2%) – 223 PODIUM RACES (54.7%)]

La storia della Red Bull è molto semplice da raccontare ed è la base perfetta per confrontare le altre quattro scuderie.

Hanno vinto molto, circa un terzo delle gare disputate dal 2005 ad oggi, si sono portati a casa 14 titoli mondiali in vent’anni e sono finiti a podio in poco più della metà dei Gran Premi disputati. Non un semplice top team. Ma un team mostruoso.

Proviamo ad andare oltre i semplici numeri. Dal 2005 al 2008 la Red Bull è un team in costruzione. Un grandissimo cantiere aperto. Mateschitz mette i soldi, Horner dirige e controlla la squadra e, dal 2006 in poi, Adrian Newey si occupa di plasmare a sua immagine e somiglianza il reparto tecnico.

Un esempio? Nel 2006 Newey chiede di girare il contratto di fornitura dei motori Ferrari per il 2007 alla Toro Rosso, la seconda squadra di casa Red Bull. Motivo della scelta? Il V8 Renault si sposa meglio all’aerodinamica pensata da Newey, e la collaborazione è più libera rispetto a quanto accadesse con il Cavallino Rampante. Insomma, c’è più libertà nella progettazione.

Questo esempio ci serve per capire quanto i primi anni siano di pura ristrutturazione dopo il disastro dell’avventura Jaguar, che era stata un vero e proprio buco nell’acqua. Una volta pronta, la Red Bull approfitta del cambio regolamentare del 2009 per lanciarsi nella stratosfera dei Top Team. Dal 2009 al 2013 hanno la monoposto migliore e solamente il trucchetto del doppio diffusore permette alla BrawnGP di batterli nella prima di queste stagioni.

Per il resto, grande dominio di Vettel e Webber. Scorpacciata di titoli, vittorie, Pole Position e via così. 

Come tutte le grandi serie di vittorie nella storia dello sport, anche questa finisce. Accade nel 2014, con l’avvento delle Power Unit ibride che rendono impossibile giocarsela a chiunque non abbia un motore Mercedes. Così, nonostante in diverse stagioni il telaio sia ottimo, forse il migliore, dal 2014 al 2018 la Red Bull vive il primo calo della sua storia.

Qualche vittoria qua e là, un’annata terribile nel 2015, ma giocarsi il titolo, manco per sogno. Questo nonostante due piloti formidabili come Ricciardo e il primo Verstappen. Questo periodo di down è un momento chiave nella storia Red Bull, perché il cuore della squadra, nonostante le sconfitte, rimane lo stesso: Newey, Horner, Marko, Rob Marshall, un pilota adorato (Verstappen al posto di Vettel) e una serie di ingegneri meno conosciuti ma comunque fondamentali. Rimangono tutti.

La grande stabilità mantenuta nonostante il difficile rapporto con Renault permette alla squadra di ricostruirsi molto velocemente. Nel 2019 arriva Honda e bastano due stagioni per tornare a giocarsi il titolo Mondiale. Dal 2021 al 2024, ecco un nuovo ciclo vincente, con il picco del 2023, la stagione in cui Red Bull vince il 95.5% dei Gran Premi. Tutti tranne uno, per dirla più semplice.

Ricapitolando: periodo di costruzione, un ciclo vincente, periodo di crisi nemmeno troppo drammatica, un altro ciclo vincente con Verstappen e un secondo calo.

Ecco, questo secondo calo è molto più preoccupante: diverse figure chiave hanno lasciato la squadra, da Newey a Marshall fino a Horner, è arrivato Mekies e, nonostante nel 2025 siano comunque arrivate due vittorie, la RB21 fa sempre più fatica.

Aggiungeteci l’incognita 2026, con la nuova Power Unit realizzata insieme a Ford, che per forza di cose avrà bisogno di tanto sviluppo, il problema del secondo pilota che sembra irrisolvibile, e potremmo ritrovarci nel secondo calo della storia Red Bull. Vedremo quanto grave e prolungato sarà.

Parliamo comunque di una squadra che ha vinto molto spesso nella sua storia ed è stata in lizza per il campionato in 9 stagioni su 21. Niente male.

WILLIAMS [841 GP – 7 WDC – 9 WCC – 114 WINS (13.6%) – 128 POLE POSITIONS (15.2%) – 244 PODIUM RACES (29.0%)]

La parabola della Williams in F1 è molto più lunga di quella della Red Bull, perché parliamo di una squadra che corre nel Mondiale dal 1977, ma anche molto più lineare, almeno se guardata da lontano.

Una crescita velocissima, un periodo di successi abbastanza lungo e poi un lento ma infinito declino.

Nonostante ciò, i dati rimangono ottimi. 16 titoli mondiali in tutto, più di un quarto dei Gran Premi disputati finiti a podio e delle percentuali di vittorie e Pole Position che superano il 10%.

Vediamo rapidamente la sua storia. Abbiamo una crescita della squadra esponenziale e velocissima. Se la Red Bull ci ha messo quattro stagioni ad arrivare a giocarsi il campionato, la Williams ce ne mette solo due. 1977 e 1978. Dal 1979 in poi, è un team vincente.

Questo nonostante si stia parlando di una squadra privata, senza supporti ufficiali. Il segreto sta nelle sponsorizzazioni provenienti dal Medio Oriente, una miniera d’oro che permette alla Williams di crescere dalla mattina alla sera.

Tra il 1983 e il 1985 c’è un piccolo calo simile a quello vissuto dalla Red Bull dopo i mondiali di Vettel. Il motivo del calo è sempre quello: la Williams è una squadra privata e le squadre private, con l’avvento dei motori turbo, soffrono. E quindi cosa fa, Frank Williams? Si lega al motorista più promettente e sottovalutato di tutti: la Honda.

La mossa è vincente e porta un altro breve periodo di gloria, quello a cavallo tra il 1986 e il 1987. Per colpa della rivalità tra Piquet e Mansell la Williams vince meno di quanto potrebbe ma comunque mette in pista le monoposto migliori di tutte.

Una volta persa la Honda, che passa alla McLaren,  Frank Williams indovina di nuovo una scelta dopo l’altra. Una stagione sacrificata, il 1988, per poi portarsi in casa i motori V10 Renault ufficiali e iniziare a costruire un nuovo team ultra-vincente.

I migliori piloti al volante, da Mansell a Prost fino a Senna, e una squadra di ingegneri formidabile con due punte di diamante: Patrick Head e Adrian Newey.

Tra il 1992 e il 1997 la Williams vince 9 titoli mondiali, ne sfiora qualcun altro e si conferma il miglior Team della F1. Hanno i migliori motori, le migliori monoposto, un’elettronica attiva che tra 1992 e 1993 fa paura e anche dopo la tragedia di Senna, nel 1994, la squadra rimane vincente.

Qualcosa, però, comincia a spezzarsi, forse proprio con la morte di Ayrton. Williams e Head iniziano a prendere scelte sbagliate. La prima è non fermare Adrian Newey, che nel 1997 saluta la compagnia in direzione McLaren. La seconda è una scarsa lettura delle necessità di un Top Team degli anni 2000.

Eh sì, perchè se fino a quel momento una struttura agile e privata poteva vincere, beh, Dal 2000 in poi, con la crescita dei budget, l’arrivo dei simulatori e del digitalei, il livello della Williams non è più sufficiente.

Il periodo che va dal 2000 al 2005, nel quale la Williams è strettamente legata alla BMW e può ancora godere di un budget adeguato, è vincente solo a tratti. Il 2003 è l’unica stagione nella quale i titoli mondiali sembrano davvero possibili. Poi, dopo che Frank Williams rifiuta qualunque ipotesi di cedere delle quote alla BMW, dal 2006 la squadra diventa una vera e propria struttura privata, senza più un motore ufficiale.

Da quel momento inizia il declino. Una serie di partnership con Toyota, Cosworth e Renault servono solo a sottolineare quanto il telaio stia diventando sempre più inadeguato. Dal 2004 al 2012 non arriva nessuna vittoria. Poi c’è il miracolo di Maldonado a Barcellona e di nuovo, inizia una seconda parte del declino.

Solamente dal 2014 al 2016 i risultati sono buoni, con qualche podio, principalmente grazie alla Power Unit Mercedes e a una macchina che va molto forte in rettilineo. Peccato, però, che le carenze nel telaio si fanno sentire.

Nel frattempo, il reparto tecnico ha perso i suoi elementi migliori, gli sponsor iniziano a fuggire e Claire Williams, la figlia di Frank, non riesce a cambiare il corso degli eventi. Dal 2017 in poi, con l’arrivo delle monoposto larghe e il miglioramento delle Power Unit avversarie, il giocattolo si rompe e mostra tutti i suoi limiti.

Perciò, dopo una crescita esponenziale nei primi anni della Williams e un lungo periodo più o meno vincente, dai primi anni 2000 al 2020 la Williams percorre un lungo declino, intervallato da qualche rara soddisfazione.

Il fondo viene toccato nel 2019, quando la monoposto è impresentabile e addirittura arriva in ritardo ai test invernali. Nel 2020 Claire Williams cede le quote a Dorilton Capital, un fondo americano.

Arrivano una serie di boss legati al mondo del motorsport, fino a quando non è il turno di James Vowles dalla Mercedes. Vowles si rende conto di quanto indietro sia la squadra: vent’anni di budget insufficiente e scelte sbagliate a livello industriale.

Da questo punto inizia la risalita. Dorilton garantisce i soldi, iniziano gli investimenti in strutture e capitale umano, ritornano gli sponsor, addio piloti paganti con l’ingaggio di Sainz di fianco ad Albon e, pian piano, la Williams sta recuperando uno status accettabile.

Riassumendo, la Williams dimostra come una squadra storica e vincente possa trasformarsi in un team di bassa classifica e senza prospettive, addirittura una struttura che rischia seriamente il fallimento. Questo è il riassunto della sua parabola.

MERCEDES [331 GP – 9 WDC – 8 WCC – 130 WINS (39.3%) – 142 POLE POSITIONS (42.9%) – 208 PODIUM RACES (62.9%)]

Con la Mercedes il racconto diventa più semplice e, se vogliamo, molto più impressionate.

Parto da un dato che non vedete a schermo. La Mercedes non ha vinto nemmeno una gara solamente in tre stagioni della sua storia: 2010, 2011 e 2023. In tutto il resto degli anni ha vinto almeno un Gran Premio, e spesso più di uno. Rispetto alla Red Bull, che ha delle medie ottime, i dati sono sbalorditivi. Quasi il 40% di Gran Premi vinti, più del 40% di Pole Position e oltre il 60% delle corse disputate con almeno una macchina a podio.

Sono dati che possono essere riassunti con una frase molto semplice: quando ha corso in F1, la Mercedes ha vinto.

Due stagioni ultra-dominate nel 1954 e nel 1955, grazie a monoposto anni luce avanti alla concorrenza fino all’arrivo della Lancia D50. Probabilmente, avrebbero vinto ancora di più se non avessero lasciato le corse dopo la tragedia di Le Mans.

Quando poi la Mercedes è tornata in F1, con una squadra tutta sua e non come motorista (altra attività estremamente vincente), beh, le stelle d’argento hanno seguito un copione simile a quello di Red Bull. In versione pompata.

Quattro stagioni per costruire una squadra vincente, dal 2010 al 2013, ma con molti più podi e vittorie di quanto era riuscito a Red Bull. E attenzione perché, se è vero che partivano da una buona base (la BrawnGP che nel 2009 aveva vinto due campionati), è anche vero che Mercedes si è trovata tra le mani una squadra arrivata al limite. Zero investimenti e tutto da ristrutturare.

Quindi, il lavoro di Ross Brawn, Nico Rosberg e Michael Schumacher è stato molto convincente e molto rapido. Nel 2013, ultimo anni dei V8, la Mercedes vinceva tre gare e si portava a casa una marea di Pole Position.

Dal 2014 al 2021, la prima era ibrida, la Mercedes ha vinto tutto. Manca solamente il Mondiale Piloti 2021, soffiato da Verstappen all’ultimo giro dell’ultima gara in un mare di polemiche. E attenzione, potevano anche avere il miglior motore di tutti, soprattutto nei primi anni, ma nel 2017 hanno passato indenni un cambio di regolamento in zona telaio che avrebbe potuto benissimo affossarli.

Dal 2022 ad oggi la squadra sta vivendo i suoi anni di calo, molto simili a quelli Red Bull tra il ciclo Vettel e quello Verstappen. Forse c’è stato qualche cambiamento tecnico in più, con la vecchia guardia che ha lasciato spazio a ingegneri più giovani, e sicuramente l’addio di Hamilton ha privato la Mercedes del suo uomo simbolo.

Eppure, per quanto possiamo parlare di calo e di progetti sbagliati, come la W13 senza pance, la squadra è rimasta a tratti vincente e non ha mai perso lo status di Top Team.

Insomma, una vicenda simile a quella di Red Bull ma ancora migliore. Vedremo se dal 2026 in poi inizierà un altro ciclo di vittorie.

McLAREN [988 GP – 12 WDC – 9 WCC – 200 WINS (20.3%) – 172 POLE POSITIONS (17.4%) – 437 PODIUM RACES (44.2%)]

La seconda squadra più vincente nella storia della F1, almeno per quanto riguarda i numeri, è la McLaren. 21 titoli mondiali, 200 vittorie tonde tonde con l’ultimo trionfo conquistato qualche settimana fa in Ungheria, e oltre 400 Gran Premi con almeno una McLaren sul podio.

Percentuali meno sfavillanti di quelle Mercedes e Red Bull. Però ha corso più del doppio delle gare; quindi, avere il 20% di trionfi su quasi 1000 gare non è per niente male.

Quella della McLaren, però, è una storia molto simile a quella della williams…ma con un finale migliore.

Anzitutto, la McLaren ci mette un po’ a carburare. Se è vero che il primo successo arriva alla quarta gara del 1968, neanche due anni dopo l’esordio, è altrettanto vero che la crescita della squadra procede a rilento.

Il motivo è molto semplice e purtroppo tragico: con la morte di Bruce McLaren nel 1970, il team inglese si ritrova senza il suo fondatore e la sua guida. A questo punto, Teddy Mayer, lo storico braccio destro di Bruce, ha un’intuizione geniale.

Al posto di inseguire Lotus, Ferrari e Tyrrell in F1, la McLaren deve anzitutto stabilizzarsi economicamente. Quindi, viene curata benissimo la creazione e la vendita dei prototipi per la Can-Am, e McLaren lavora a un ingresso in Indycar come fornitore di telai.

Ci vuole perciò qualche stagione prima che la McLaren sia pronta a giocarsi il mondiale in F1. Nel 1974 la mitica M23 è abbastanza evoluta da poter vincere molte gare, e il supporto della Marlboro dà l’ultima spinta al budget, quella che serve a ingaggiare un campione del mondo come Emerson Fittipaldi.

Fittipaldi vince un Mondiale, nel 1976 ripete l’impresa James Hunt, ma un vero ciclo non inizia mai. La squadra è ancora troppo piccola per rimanere tra i Top Team. Appena arrivano le vetture a effetto suolo, la McLaren si perde.

C’è bisogno di un cambiamento, di qualcuno che sappia interpretare meglio la F1 moderna. Nel 1981 il controllo della squadra passa a Ron Dennis, un ambizioso ex-meccanico scelto dalla Marlboro per far ripartire la McLaren.

Dennis è un personaggio assurdo, pensate che il suo colore preferito è il grigio e odia le stanze dipinte di altri colori, ma ci sa fare. Anzi, è il migliore. Nessun Team Principal interpreta bene quanto lui la crescita della F1 con l’arrivo delle televisioni. Ron si circonda di piloti fortissimi, da Lauda a Prost fino a Senna, e affianca loro i migliori tecnici in circolazione. A questi tecnici, garantisce budget stellare, organizzazione perfetta e dei partner motoristici di livello assoluto, da Porsche a Honda fino a Mercedes.

Dal 1981 al 1983 la McLaren cresce, anche grazie alla presenza di Niki Lauda, e nel 1984 è una squadra pronta per i titoli mondiali. Ne colleziona 13 in otto anni, fino al 1991. È un periodo strapieno di vittorie e che, con la rivalità tra Senna e Prost, inserisce la McLaren direttamente nella leggenda dello Sport.

Quando Senna e la Honda lasciano la McLaren, la squadra passa un piccolo momento di down, culminato nella tragicomica stagione 1994 con i motori Peugeot che esplodevano tipo miniciccioli a Capodanno, uno dietro l’altro. Anche stavolta, Ron Dennis è bravo e capace nell’individuare dei nuovi protagonisti per la sua McLaren: Newey, Hakkinen e la Mercedes.

Inizia un nuovo periodo vincente che va dal 1998 al 2000, con la McLaren che a fine 1999 riesce addirittura a sorpassare la Ferrari per numero di Gran Premi vinti. Dopo la sconfitta nel campionato 2000, però, la squadra inizia a scricchiolare.

Il rapporto con Adrian Newey vacilla fino a quando non si interrompe nel 2005. La squadra, nei cinque anni precedenti, ha sfornato ottime macchine, nel 2005 la migliore, ma non hai mai vinto un titolo, nonostante il miglior Raikkonen di sempre.

È il segnale di una McLaren che, dopo gli anni d’oro, ha sbagliato diverse scelte. L’organizzazione a matrice, con tanti capi intermedi e nessuno che decide davvero, non funziona. La squadra inizia a perdere colpi e nel 2007 la Spy Story l’affossa del tutto. I campionati 2007 e 2008 saranno sempre macchiati dal sospetto di una McLaren così forte solo perché a conoscenza dei segreti della Ferrari.

Quella vicenda costata 100 milioni di dollari di multa, convince Mercedes che è tempo di studiare come entrare in F1 da sola. è iniziato il declino di mclaren.

Nel 2015 Ron Dennis decide di scommettere sulle Power Unit Honda, perché è convinto che non potrà mai vincere un titolo da cliente Mercedes. La partnership con i giapponesi è disastrosa: Honda e McLaren non si capiscono e non collaborano. 

Nel frattempo, Ron Dennis viene allontanato dalla sua creatura e al suo posto, a fine 2016, viene ingaggiato Zak Brown, un manager americano nel quale credono in pochi. Zak ha una mission impossible davanti a sé: deve risollevare una squadra in crisi totale, che non vince dal 2012 e che ha pochissimi soldi, dato che anche la parte automotive di McLaren è in forte sofferenza.

Ma Zak Brown ci sa fare, e una dopo l’altra prende le giuste scelte. Nel 2018 passa alle Power Unit Renault, così da accontentare i suoi ingegneri e smascherarli: se il telaio McLaren fosse davvero il migliore, dovrebbero battere Red Bull. Non lo fanno, la stagione va malissimo, e Zak ottiene la credibilità che gli serve per cambiare un po’ tutto.

Ingaggia Andreas Seidl dalla Porsche, dà sempre più poteri ad Andrea Stella, si occupa di trovare tanti piccoli sponsor piuttosto che un unico grande partner, e crede nelle risorse interne. Sia a livello di tecnici che di piloti, vedi Lando Norris.

Inoltre, investe nella sede di Woking, approvando la ristrutturazione della galleria del vento e l’acquisto di nuovi simulatori e software.

Il punto che ha raggiunto la McLaren tra il 2015 e il 2018 è talmente basso che ci vuole qualche anno per ritornare al vertice. Le ultime scelte forti di Brown sono il ritorno alla Power Unit Mercedes, la migliore, e la promozione di Andrea Stella come Team Principal.

Sono le ultime mosse che, unite all’arrivo di Rob Marshall dalla Red Bull, liberano tutto il potenziale nascosto. Dopo un 2022 deludente e un 2023 iniziato malissimo, la McLaren ingrana la marcia e da metà 2023 inizia una crescita senza precedenti nella storia della F1. Tempo un anno e mezzo e, con il Costruttori 2024 in saccoccia, stanno dominando il 2025.

Perciò, per riassumere, abbiamo una storia McLaren divisa in quattro fasi. La prima, quella originale, con crescita-vittoria-calo. Il ciclo classico. La seconda fase, con Ron Dennis, crescita, poi tante vittorie intervallate da un piccolissimo calo. La terza, un lungo declino, in cui comunque han vinto un mondiale. E la quarta, di ristrutturazione, rinascita e dominio totale.

FERRARI [1114 GP – 15 WDC – 16 WCC – 248 WINS (22.3%) – 254 POLE POSITIONS (22.8%) – 637 PODIUM RACES (57.2%)]

E arriviamo, così, al cuore del video: la Ferrari.

Abbiamo studiato le altre quattro scuderie più vincenti della storia della F1, ora è arrivato il momento di confrontare numeri e storia del Cavallino Rampante.

Partiamo dai numeri. 31 mondiali vinti in tutto, 248 vittorie, 254 pole position e 637 gare con almeno una Rossa a podio. Vittorie e Pole Position sono tante, ma il dato percentuale delle vittorie già ci racconta qualcosa in più: rispetto a Mercedes, parliamo di un dato che è quasi la metà, e il 22% è poco di più del 20% McLaren.

Più impressionante il dato dei podi: il 57.2% delle gare con almeno una Ferrari a podio, su oltre 1100 Gran Premi, è un dato mostruoso, molto vicino a quello Mercedes. Con la differenza che la Ferrari corre dal 1950, mentre la Mercedes dal 2010 (più le due stagioni degli anni 50). E, comunque, dobbiamo ricordarci una cosa: oggi in F1 fanno 24 gare l’anno. E se hai l’auto dominante è facile sballare le statistiche. 50 anni fa, facevano la metà delle gare in un anno! E quindi, le statistiche si sballano.

Al di là di questo,  I dati ci dicono che la Ferrari ha vinto tanto, tantissimo, ma ha vinto meno spesso di Mercedes e Red Bull.

 Quindi è più vincente o meno vincente? Dipende dai punti di vista, da quanto peso si dà ai numeri assoluti o alle percentuali. Una cosa è certa: nella sua breve storia, Mercedes ha vinto praticamente sempre. Ferrari, invece, che ha una storia infinita e lunga quanto la F1, ha vinto… quasi, sempre.

In questo quasi sta tutta la differenza del mondo. Facciamo un viaggio nella storia del Cavallino per capire cosa vi sto dicendo.

La Ferrari vince praticamente subito in F1. Due mondiali con Ascari nel 1952 e nel 1953. Dal 1954 al 1964 abbiamo dieci anni che vanno un po’ ad onda. Quattro titoli mondiali Piloti, con quattro piloti diversi, ma anche tante delusioni nel momento in cui i team inglesi mostrano una tecnologia più innovativa.

La Ferrari ha un motore eccezionale ma a livello di telaio deve sempre un po’ inseguire. Prima il motore posteriore, poi la monoscocca… una volta che a Maranello imparano, le macchine tornano vincenti, ma ci vuole sempre un attimo.

Dal 1965 al 1974 c’è una pausa. Niente titoli mondiali. Perché dico pausa e non calo? Perché in realtà, solamente in tre stagioni di queste 10 la Ferrari non vince nemmeno una gara. I podi e le vittorie non mancano, e nel 1966, nel 1970 e nel 1974 i mondiali potevano arrivare se qualche episodio fosse andato diversamente.

C’è ancora il Drake, c’è Mauro Forghieri e c’è anche l’arrivo della FIAT, che cambia tanti equilibri e porta al disastro del 1973, con Enzo Ferrari che a un certo punto ordina di saltare dei Gran Premi per sistemare la macchina e tornare a un livello accettabile.

Il capitale umano e tecnologico rimane ottimo, e bastano pochi innesti mirati – Montezemolo e Lauda su tutti – e la Rossa, dal 1975 in poi, inizia un altro periodo di enorme successo. Senza l’incidente del Nürburgring, Lauda avrebbe potuto vincere tre campionati di fila, fino al 1977. Rimanendo a Maranello nel 1978, forse, avrebbe dato molto fastidio ad Andretti e alla Lotus, in fondo la 312T3 vinse cinque Gran Premi.

Nel 1979 arriva il titolo di Scheckter, ’80 e ’81 sono anni di transizione con il passaggio al motore turbo, ma nel 1982 e nel 1983 la Ferrari ha di nuovo la macchina migliore. Arrivano due Mondiali Costruttori ma, senza la morte di Villeneuve e l’incidente di Pironi, ce ne sarebbero stati anche due per i piloti.

Lo vedete, la Ferrari rimane vincente. Il 1984 è un anno difficile ma di nuovo, nel 1985, senza una scelta sbagliata sul turbo Alboreto avrebbe potuto vincere il Mondiale Piloti.

Siamo arrivati a metà anni ‘80 e si fa fatica a trovare un periodo davvero difficile per il Cavallino Rampante. Forse questo periodo arriva tra il 1986 e il 1988, gli ultimi anni di Enzo Ferrari, dove manca una guida forte e a Maranello ci sono tanti altri problemi oltre alla F1.

Comunque, qualche vittoria c’è, nel 1989 la monoposto è rivoluzionaria e vince con Mansell e Berger e nel 1990 Prost si gioca il Mondiale con Senna fino alla fine. Un Mondiale che  il Professore avrebbe meritato.

Tra 1991 e 1993 c’è un periodo veramente complesso per la Rossa, senza neanche una vittoria, ma è un periodo di ristrutturazione guidato da Montezemolo e Jean Todt. Ci vuole tanto tempo ma loro due mettono le basi per una Ferrari vincente e all’avanguardia della F1 moderna.

Ci riescono. Qualche vittoria arriva già tra 1994, 1995 e 1996. Ma con l’aggiunta di Schumi e di alcuni tecnici molto validi della Benetton, la Rossa esplode definitivamente. Dal 1997 al 2008, per dodici lunghissime stagioni, la Ferrari è sempre protagonista.

Schumi sfiora tre Mondiali poi ne vince cinque di fila. Il regolamento 2005 con il divieto di cambio gomme è pensato apposta per affossare la Ferrari, ci riesce, ma nel 2006 di nuovo Michael sfiora il titolo contro Alonso. Altra scorpacciata di titoli tra 2007 e 2008, con Massa che avrebbe meritato il campionato andato a Hamilton.

In mezzo a tutto ciò, una serie infinita di vittorie, podi e Pole Position.

Dal 2008 in poi, inizia il grande digiuno che stiamo vivendo ancora oggi. In quante di queste stagioni la Ferrari non ha vinto nemmeno una gara? Solo quattro: 2014, 2016, 2020 e 2021. In quante di queste stagioni si è giocata uno o entrambi i titoli mondiali almeno fino all’autunno? Sei: 2010, 2012, 2017, 2018, 2022 e 2024.

Alla Ferrari, anche in tempi recenti, non è mai mancata la competitività. Gli unici anni davvero orrendi sono stati il 2009, il 2014 e il 2020, segnato dall’accordo sulla Power Unit con la FIA.

È mancato l’ultimo passo per vincere il mondiale. A volte sono state le strategie, più spesso una monoposto troppo lenta, oppure un aggiornamento sbagliato o ancora l’errore di un pilota.

Tutti segnali di una squadra sempre all’inseguimento, sempre in affanno, mai in totale controllo della situazione. Quando rincorri è più facile sbagliare, e quando le aspettative sono enormi e la vittoria manca da tempo, la tensione sale alle stelle.

Questo racconto, però, deve farci apprezzare la vera magia della Ferrari in F1.

La Rossa ha vinto tanto ma ha vinto facendo delle grandi scorpacciate, soprattutto nel periodo Jean Todt. Un po’ come capita a tutte le squadre, lo abbiamo visto, le vittorie vanno a cicli.

La vera particolarità della Ferrari è non aver mai subito un declino simile a quello della Williams o della McLaren. Forse è questo che inganna i tanti Tifosi nel mondo: dato che qualche vittoria, alla fine, arriva sempre, è difficile staccarsi dall’idea che la Ferrari vincerà, che ha tutti i mezzi per farlo e che il Mondiale sia dentro l’angolo. L’anno prossimo è sempre quello giusto.

Questa convinzione, però, si scontra con la realtà: per costruire una squadra vincente e dominante ci vogliono anni. Ci vogliono persone giuste, scelte giuste e poi tanto tempo, guardate la McLaren: ci sono volute 5 stagioni piene, dopo il 2018, per arrivare ad avere una monoposto che potesse combattere stabilmente per la vittoria. E in quelle 5 stagioni han fatto spesso cagare. Ne erano servite quattro a Mercedes e Red Bull.

Senza questo tempo, senza affrontare gli errori, risolverli e crescere, la Ferrari non tornerà mai a dominare. Rimarrà vincente, perché alla fine numeri e racconto ce lo dicono, la Ferrari difficilmente non vince nemmeno una gara in stagione.

Ma quello che vogliono i Tifosi non è una Rossa vincente. È una Rossa dominante, che vinca i Mondiali e se possibile li chiuda in anticipo, come la McLaren quest’anno: per quello, il Cavallino Rampante com’è oggi non basta.

Ha ancora bisogno di crescere. Speriamo gli sia dato il tempo di farlo.

Alberto Naska e Luca Ruocco