Che cosa sta succedendo all’Aston Martin?

Hanno i soldi di Lawrence Stroll. Hanno Adrian Newey a capo del reparto tecnico. Hanno i motori Honda, capaci di vincere 4 degli ultimi 5 Mondiali di F1. Hanno la benzina sintetica Aramco, che nel 2025 tutti, ma proprio tutti, vedevano come la migliore. Hanno Fernando Alonso al volante.

Eppure, a Melbourne, Nando si è qualificato 17°, a 3.9s dalla Pole Position, e in gara si è ritirato… per pura e semplice precauzione. Nessun guasto, nessun problema. Semplicemente ci sono troppi pochi pezzi di ricambio. E quindi, parcheggi per non rischiare rotture.

Basta questo riassunto di poche parole per iniziare a capire l’assurdità di questa vicenda.

Fidatevi di me, non avete ancora sentito nulla.

Oggi scoprirete tutto ciò che si nasconde dietro il DISASTRON MARTIN.

PARTE I – INDIETRO NEL TEMPO

Lo avete capito, in questa storia abbiamo dei protagonisti che hanno qualcosa in comune. La voglia di vincere? Sì, certo. Le conoscenze? Anche. Le aspettative? Ecco, questa è la parola chiave.

Sull’accoppiata Aston Martin – Honda, guidata da Adrian Newey, c’erano aspettative enormi. Stratosferiche.

Ma per riuscire a comprendere quanto e come siano state deluse queste aspettative, dobbiamo fare qualche passettino indietro nel tempo. Ci servono 2-3 informazioni fondamentali.

La prima informazione risale al 2 ottobre 2020. Honda annuncia che lascerà la F1 alla fine del 2021. È un fulmine a ciel sereno.

Il Mondiale 2020 era in pieno svolgimento, con le gare tutte accorpate da giugno a dicembre per colpa della pandemia. Nessuno, nella famiglia Red Bull che collaborava con Honda, si aspettava una scelta così drastica. Honda aveva sofferto durante il lockdown, come tutte le case automobilistiche, ma in F1 stava crescendo sempre di più. Stava per raggiungere il punto nel quale la sua Power Unit avrebbe potuto sfidare quella di Mercedes.

E allora perché mollare? Solo per i soldi?

No. Honda approfitta delle tensioni economiche dovute alla pandemia per accelerare un processo che era già partito. Via i soldi dalle corse, via gli ingegneri dalle corse, il reparto Ricerca e Sviluppo di Sakura deve concentrarsi su altro. Sulla transizione ecologica. Honda dovrà produrre auto sempre più green, e per farlo servono tanti soldi e gli ingegneri migliori che ha. Ossia, quelli che lavorano in F1.

È una notizia che, oggi come oggi, pochi ricordano, perché alla fine Honda è tornata in F1.

Ma da quel 2 ottobre del 2020, il destino di molte persone in F1 cambia traiettoria.

Per esempio Red Bull: prima, cercano di trovare un accordo con Porsche per le Power Unit 2026. Ma Horner si è rotto di dover sottostare a un Costruttore, e così convince Dietrich Mateschitz a un’ultima, folle avventura. Farsi il motore in casa.

Nasce Red Bull Powertrains, che poi otterrà la sponsorizzazione di Ford, ma questa nascita è anche l’inizio della fine per Horner. Perché creando la nuova divisione motori, Christian accumula sempre più potere, fino ad averne talmente tanto che i vertici Red Bull lo fanno fuori.

Ok…ma che c’entra Red Bull? Qui si parla di Aston.

Ve lo spiego con la seconda informazione. Risale al 23 maggio 2023. Honda annuncia che tornerà in F1 nel 2026, assieme ad Aston Martin.

Sono passati due anni e mezzo dall’annuncio dell’abbandono. Eppure, Honda non ha mai COMPLETAMENTE abbandonato la F1. Sì, perchè Honda, nel 2021, ha fatto un motore capace di vincere il Mondiale. E poi l’ha aggiornato per le nuove benzine 2022. E quel motore continuava ad andar forte. Questi dovevano essere gli ultimi lavori di Honda in F1. 

Però…con Red Bull si vogliono bene…Max vince tutto.

Così, Horner riesce a strappare un piccolo favore ai vertici di Honda, che tanto piccolo non è. Dal 2022 al 2025, dato che le Power Unit ibride sono congelate nello sviluppo, Honda farà il service dei motori di Red Bull. Li produce, li revisiona, li prepara per le gare.

E adesso penserete: mica scema, Honda. Continua a vincere mondiali. Sta fuori dalla F1, ma con un piede ci rimane dentro.

Ecco proprio qui casca l’asino. Non rimane con un piede dentro. È l’esatto contrario. E qui arriviamo alla chiave assoluta di tutta la vicenda Aston Martin. Ascoltatemi bene.

Se Honda deve solo preparare e revisionare motori che sono già stati progettati e congelati, gli ingegneri Honda che hanno progettato quella Power Unit che fanno? Niente. Si girano i pollici. Non hanno nulla da fare. E quindi? Quindi, Molti di quelli che lavorano in Giappone vengono dirottati su altri progetti. Molti di quelli che, invece, lavorano nella sede Honda di Milton Keynes, vicino alla Red Bull,…beh…passano in Red Bull Powertrains.

Perciò, quando Honda annuncia la partnership con Aston Martin, è vero che ha ancora un piede in F1. Ma è un piede inutile. Perché ha perso quasi tutti i suoi ingegneri migliori, ha regalato un sacco di know-how a Red Bull – pensate sia un caso che l’ibrido Honda nel 2025 fosse il più forte, mentre a Melbourne 2026 le Red Bull non avessero problemi di ricarica? Non è un caso -. Ma non solo. Questa è folle. aprite le orecchie, in tutto questo, Honda ha il reparto di ricerca e sviluppo di F1 FERMO.

Tutti gli altri motoristi stanno già progettando le Power Unit 2026 da oltre un anno, hanno iniziato già ad inizio 2022. Honda no. è indietrissimo. Almeno un anno e mezzo di ritardo rispetto a tutti gli altri, perché dal 2020 al 2023, il loro reparto di ricerca e sviluppo è stato fermo. Non so se sto rendendo l’idea.

Mi seguite? Bene. Passiamo al presente.

PARTE II – IL DISASTRON

Nel giovedì di Melbourne abbiamo scoperto quanto ha pesato questo ritardo. Ed è qui che la vicenda Aston Martin – Honda assume contorni incredibili.

Scena: conferenza stampa. Ci sono Adrian Newey, il Team Principal di Aston Martin, e Koji Watanabe, il presidente di HRC, la divisione Racing di Honda.

Parla quasi solamente Newey. E lo fa tramite un microfono che funziona solo a scatti, tanto che a un certo punto perde la pazienza e dice: non riusciamo nemmeno a far funzionare i microfoni.

Ma quando parla, Newey racconta una storia assurda.

Vi ricordo che al suo fianco ha il capo di Honda, il suo partner motoristico. Vi ricordo che Honda veniva presa a pesci in faccia da McLaren, ed è stato un disastro; veniva rispettata da Red Bull, e hanno vinto tutto.

Ma a Newey non interessa essere gentile. Prima cosa che ricorda a tutti: secondo lui, il telaio Aston Martin sarebbe da Q3. Sarebbe al massimo a un secondo dai migliori. E ha un potenziale di crescita enorme.

Sottointeso: la colpa è tutta di Honda. E quale colpa ha, Honda? Ha la colpa di aver prodotto una Power Unit che vibra tantissimo.

Vibra talmente tanto che distrugge la monoposto. Si spaccano gli specchietti, si staccano i cavi, si rompe l’idraulica e si rompe il cambio, che tra l’altro è per la prima volta prodotto da Aston Martin. Ma soprattutto, si sbriciolano le batterie.

E questo è un grande, enorme problema. Perché le batte rie di F1 sono delicatissime e molto, molto costose. Non ne vengono prodotte in quantità infinite, altrimenti non ci stai dentro con il Budget Cap.

Non è finita qui. Le vibrazioni sono talmente forti che, secondo Newey, Stroll non riesce a guidare per più di 15 giri. Alonso ha paura che dopo 25 giri di fila, soffrirà danni permanenti ai nervi delle mani.

Watanabe, di fianco a Newey, è sconcertato. Anche perché Adrian non si fa problemi ad ammettere che nemmeno si sono parlati granché, prima della conferenza stampa, quindi Newey non sa quali correttivi abbia portato Honda a Melbourne.

Eppure, non si è fatto problemi a mettere sul piatto tutti i guai creati, a suo dire, da Honda.

Non è un caso che Watanabe, domenica sera, abbia ammesso di essere rimasto sconcertato, soprattutto del fatto che Newey ha parlato per conto dei piloti. E il giapponese non ha tutti i torti ad essere sconcertato: poche ore dopo, Alonso ha detto: se la macchina fosse vincente, le vibrazioni non sarebbero un problema, voglio essere chiaro.. Ah…quindi era una balla quella che rischiano danni permanenti.

Perché Newey è stato così duro? Per cattiveria? Per delusione? O forse per convincere la FIA che la Power Unit Honda deve essere modificata per motivi di sicurezza, che gli permetterebbe di intervenire quasi subito sul motore, senza aspettare le concessioni del regolamento?

Lo scopriremo in futuro, per ora non possiamo saperlo. Ma non è finita qui.

Perché venerdì, nella conferenza stampa ufficiale dei Team Principal, Newey rivela qualcosa di ancora più incredibile.

Rivela che Aston Martin non sapeva dei guai di Honda fino a novembre. Non sto scherzando.

Lui e Andy Cowell, l’altro pezzo grosso di Aston Martin, sono andati a Tokyo perché Honda aveva informato di essere leggermente indietro con il programma. Ma quando sono arrivati in Giappone, si sono resi conto del vero ritardo. Un ritardo catastrofico. Un ritardo accumulato perché, parole di Newey, Honda ha mandato i migliori ingegneri a fare pannelli solari.

No aspetta…ma cosa state leggendo? I giapponesi erano nella melma più totale. E han temporeggiato. Poi hanno detto “sì siamo un leggermente indietro ecco…” e quando Newey va lì scopre che è un disastro. La domanda che mi faccio e a cui non ho risposta è: ma veramente fino a 4 mesi fa NESSUNO di Aston era andato da Honda per vedere se era tutto ok? Per vedere come procedeva il lavoro? Non sono un TP di Formula 1, quindi non posso parlare. Però, oh, nel mio lavoro, nel mio piccolo, mi dicono tutti che sono un cagacazzo di dimensioni cosmiche, perché ogni giorno chiedo aggiornamenti. Come procede? Tutto ok? Quello è a posto? A che punto siete?
E le cose funzionano. Un TP, un capo, ha proprio il compito di monitorare costantemente che tutto funzioni. E se si scopre solo a Novembre che la power unit, la componente più importante di una F1, è in un ritardo cosmico…non è solo colpa di chi la costruisce.

Quindi, sicuramente ci sono state decisioni sbagliate, disorganizzazione e magari anche qualcuno di incompetente lato Honda. Ma Aston ha le sue responsabilità se l’ha saputo solo 4 mesi fa.

E quando viene chiesto a Newey se avrebbe cambiato partner motoristico sapendo di questi problemi, Adrian non difende Honda. E questo ha portato a delle speculazioni enormi. Domenica sera, a Melbourne, c’era chi ipotizzava che Aston stia provando a capire se Audi o Red Bull possono fornirle un motore.

Esagerazioni, voglio pensare, sarebbe veramente assurdo, ma capite quanto è folle questa storia?!?

Cosa succede, ora?

Succede che le modifiche all’alloggiamento delle batterie, per proteggerle dalle vibrazioni, un minimo sembrano aver funzionato a Melbourne. Purtroppo, però, Honda non ha ancora trovato la causa delle vibrazioni. E i problemi continuano: a Melbourne avevano 2 batterie sulle 4 portate KO, ancor prima che scendessero in pista.

Fino a quando il problema di vibrazioni non verrà risolto, dovranno girare con mappature conservative, che tolgono oltre 100cv al motore. E se girano poco, migliora poco la Power Unit e non si riesce nemmeno a sviluppare il telaio.

Un telaio che è molto interessante, in fondo è firmato Adrian Newey – guardate la nuova ala anteriore portata in Australia!

Dato che sicuramente Honda avrà un ritardo di potenza di oltre il 4% dal miglior motore, rientrerà nell’ADUO, gli sviluppi extra garantiti ai motoristi in ritardo. E rientrerà nelle concessioni maggiori: quindi, da qui a fine anno, potrà portare 2 nuove versioni del motore. E avere il Budget e le ore al banco per testarle.

Utili, sì, ma in un disastro come questo è difficile sapere se basteranno.

Concludo con una piccola riflessione.

Tra il 2015 e il 2017, la partnership tra Honda e McLaren andò malissimo perché le due parti non si ascoltavano. E McLaren scaricava tutte le colpe su Honda.

Mi sembra che Aston Martin sia sulla buona strada per replicare l’impresa alla perfezione. 

Alberto Naska e Luca Ruocco