Sapete quanto spende, nel 2026, la Ferrari per correre in F1?

E sapete quanto spendeva nel 2000? E nel… 1950?

Benvenuti in un viaggio ricco. Ma ricco che più ricco non si può.

Vi racconterò la storia del Budget in F1. Dal 1950 ad oggi. Quanti milioni di euro attuali servivano per far correre Juan Manuel Fangio e lo squadrone Alfa Romeo? E perché nel 2026 la Ferrari spende meno della metà di quando c’era Michael Schumacher?

Siete pronti ad ascoltare cifre assurde, ma talmente assurde che passerete buona parte del video a pensare… ma davvero servono tutti questi soldi per correre in F1?

PARTE I – SOLDI, SOLDI, SOLDI

Il nostro viaggio per feticisti della contabilità in salsa F1 inizia dalle origini. Dal 1950. La prima stagione di F1.

Spulciando qua e là nel web si può trovare un resoconto davvero speciale. Si tratta del budget che Alfa Romeo dedicò al suo team di F1 nel 1950. La primissima stagione nella storia del nostro sport preferito.

L’Alfa spese 82 milioni di lire, suddivise, sentite qua, nei seguenti costi: 45 milioni per gli stipendi dei piloti e le spese vive, quindi il trasporto delle auto, la benzina per correre e così via, e 37 milioni per lo sviluppo delle Alfa 158 e 159 per la stagione successiva.

Tra l’altro, lo stipendio di Fangio era di 6.3 milioni di lire del 1950, pari a circa 90.000 € di oggi! Novantamila euro Hamilton li prende per una sessione di FP2 tra un po’!

Ora, per avere un riferimento costante nel nostro percorso, dovremo sempre convertire ogni cifra trovata in euro di oggi. Ma non basta fare solo la conversione euro lira. Perchè bisogna anche tenere conto dell’inflazione! Nel 1950 un litro di latte costava 4 centesimi di euro. Oggi costa 2€.

Bene. Quindi, convertendo e bilanciando per l’inflazione, gli 82 milioni di lire del 1950 sono pari a… rullo di tamburi… 1.6 milioni di € attuali. Per l’intero team.

Abbiamo il nostro primo riferimento di quanto costasse correre in F1 nel 1950. Non è niente vero? Però non sono neanche noccioline eh…è circa come il costo operativo odierno di un team di Formula 3. Soldi che in questo momento vedo col binocolo. Ma se vi iscrivete al canale, mannaggia a voi, trovo più sponsor! è gratis. Dovete solo cliccare sul tasto “iscriviti”.

Da qui in poi il nostro viaggio si farà un pelo più complicato. Perché la F1 evolve, e negli anni ’60 abbiamo squadre molto diverse tra loro in griglia di partenza.

C’è la Ferrari, che si fa tutto in casa e sperpera tutti i guadagni accumulati con le auto stradali nelle corse – un vizietto che era la Gioia Terribile di Enzo Ferrari – e ci sono le squadre inglesi, che assemblano i telai ma comprano i motori da produttori esterni.

I dati più affidabili che si possono trovare riguardano le spese della Brabham per il 1965. Costruire una vettura costava 4000 sterline, mentre l’acquisto e la gestione di ogni motore 1250. Se moltiplichiamo questi dati per un numero ragionevole di telai e motori utilizzati, e poi moltiplichiamo il tutto per due volte e mezzo per considerare i costi dei piloti, degli ingegneri, dello sviluppo e così via…

Stando larghi, dato che cerchiamo di considerare un Top Team, otteniamo 200.000 mila sterline. Convertiamo al valore dell’euro oggi e abbiamo che, negli anni ’60, il budget di un team di F1 si aggirava intorno ai 5 milioni di euro attuali.

Quindi, abbiamo analizzato due decenni fin qua. Gli anni ’60 e gli anni ’50. Agli albori della F1, bastavano 1.6 milioni di euro per gestire un Top Team. 

A metà anni ’60 la cifra si è quintuplicata.

E qui arriviamo a un colpo di scena molto interessante.

Se andiamo avanti di altri dieci anni, scopriamo che nel 1974 la Tyrrell, il team Campione del Mondo in carica, spendeva 600.000 sterline per una stagione. Attenzione, però, perché se attualizziamo ad oggi, scopriamo che equivalgono a 7 milioni di € attuali.

Poi, la Tyrrell era una squadra clienti, Ferrari perciò avrà speso ben di più, magari anche il doppio. Ma è molto interessante scoprire che  tra gli anni ’60 e gli anni ’70 i budget erano rimasti simili, al massimo raddoppiati. Di certo non erano quintuplicati come nel decennio precedente.

Questa dinamica è anche semplice da capire. Le monoposto magari erano cambiate tanto, con le ali e le pance della Lotus 72, ma per il resto la F1 era rimasta molto simile. Era arrivato qualche sponsor, ok, ma lo sport era ruspante, i paddock erano vecchio stile, la tv trasmetteva le gare una volta ogni tanto e nemmeno tutte…

Insomma, la F1 era uno sport di nicchia, non ancora esploso. Solamente con Jackie Stewart, Niki Lauda e James Hunt avrebbe pian piano accumulato popolarità. Ma, almeno all’inizio, la maggiore popolarità non andò di pari passo con la crescita dei budget richiesti per correre un campionato intero.

Il vero salto iniziò nel 1977. E fu merito di una teiera. Eh già, questo è il soprannome della Renault RS01, la coraggiosa monoposto turbo della Casa francese.

All’inizio era un disastro, si rompeva sempre emettendo sbuffi come fosse piena di tè. Ma, con il tempo, le cose cambiarono. E anche gli altri grandi Costruttori cominciarono a investire sulla F1. Tutti volevano il motore Turbo, tutti volevano entrare in F1.

E più case si univano alla festa, più sponsor entravano nel Circus. Figuratevi se il tutto era orchestrato da un mago dell’organizzazione sportiva come Bernie Ecclestone, che capì l’importanza dei diritti televisivi molto meglio di chiunque altro.

Nel 1985, facendo una media tra le spese dichiarate da Williams e McLaren, otteniamo un budget di circa 9 milioni di sterline. Un bel x15 rispetto al dato della Tyrrell di dieci anni prima.

Parliamo di 35 milioni di euro attuali, quindi una moltiplicazione più realistica che consideri l’inflazione, ci dice che tra il 1975 e il 1985 i team di F1 videro quintuplicare i soldi necessari a correre.

E questo è solo l’inizio della crescita finanziaria della F1. Caspita, se è solo l’inizio.

Se saltiamo avanti di altri dieci anni, quindi nel 1995, con la F1 che è appena passata dalla burrasca della perdita in diretta di Ayrton Senna, il suo eroe più grande, abbiamo una cifra che, attualizzata, è pari a 105 milioni di €.

Vi prendo la sola Williams come esempio, giusto per farvi capire. Nel 1985 spendevano 4.8 milioni di sterline. Nel 1990 passano 15.3. Nel 1995 arriviamo a 36.3.  

Più la F1 cresceva e diventava famosa, più le squadre spendevano. Ma la crescita degli anni ’90 era una barzelletta rispetto al boom del 2000. La F1 dei Grandi Costruttori. C’erano tutti: Ferrari, BMW, Mercedes, Renault, Toyota, Honda, Jaguar…

Facendo la media tra le spese di McLaren e Williams nel 2005, arriviamo alla FOLLE cifra attualizzata di…. Allacciate le cinture… 205 milioni di euro l’anno!

Pensate che la McLaren, intesa solo come scuderia quindi senza i costi sostenuti da Mercedes che le forniva i motori, dal 2000 al 2005 passò da un budget di 69.2 milioni di sterline a 113.2. Vi rendete conto?

E ve l’ho detto che non avete sentito ancora nulla.

Ci vuole una cifra forte, una cifra completa. Prendiamo la squadra che più di tutte è completa. Quella che si fa tutto in casa e che negli anni 2000 vinceva una gara dopo l’altra.

Signore e signori, nel 2003 la Scuderia Ferrari spendeva la bellezza di 443.8 milioni di dollari a stagione. Dichiarati, eh. E attenzione, in questa cifra non sono inclusi i costi sostenuti da Bridgestone per lo sviluppo delle gomme, che all’epoca era strabiliante e faceva spendere ai gommisti una fortuna. Parliamo di stime che viaggiano sui 250 milioni di dollari l’anno.

Ma se attualizziamo il valore della stagione 2003 di Ferrari ad oggi. Sono 680 milioni di euro. Avete capito bene. 680 milioni di euro spesi per una sola stagione di F1.

Da 1.5 milioni di euro nel 1950 a 680 milioni nel 2003. In cinquant’anni la squadra vincitrice del Mondiale ha speso QUATTROCENTO CINQUANTA TRE VOLTE DI PIÙ.

Dagli anni 2000 in poi le cose si stabilizzarono. Perché? Perché quelle stagioni furono davvero folli in termini di sprechi e risorse consumate. Anche le risorse economiche, pensate a Toyota che spese miliardi di dollari senza mai vincere nemmeno una gara. Ma ci torneremo con un video dedicato.

A noi interessa sapere che passando al decennio successivo, gli anni 10 del 2000, abbiamo cifre che rimangono stabili. Folli, ma abbastanza stabili. Questo grazie a una serie di limitazioni nell’uso dei motori, dei test, della galleria del vento e così via.

Nel 2010 i Top Team spendevano intorno ai 300 milioni di dollari, mentre si stima che nel 2018 la Mercedes spese circa 400 milioni di euro, stipendi dei piloti esclusi.

Ma la parte più interessante di questo video era il grande salto avvenuto tra gli anni Cinquanta e i primi anni 2000. Questo era il focus del nostro viaggio nei Budget della F1.

E dato che siamo arrivati ai giorni nostri, e che ormai siamo mega esperti di Budget in F1, entriamo in una nuova era della Formula Contabilità.

L’era del Budget Cap.

PARTE II – PIÙ SPENDI, PIÙ GUADAGNI

Eh già. Il decennio degli anni Venti del duemila, cioè il nostro decennio, ha portato con sé una novità enorme per la F1.

Il tetto alle spese.

Per la prima volta nella Storia del campionato, c’è un limite nei soldi che si possono investire per rendere più veloce la monoposto. Questo meccanismo ha avuto dei risvolti sportivi molto importanti, come il ritorno alla vittoria della McLaren, ad esempio, ma ha anche segnato per sempre l’economia dello sport.

Proviamo a capire come con l’esempio della stagione 2026. Come funziona il Budget Cap?

Anzitutto, per capirlo serve consultare due sezioni diverse dei regolamenti di F1. La sezione D, dedicata al Budget Cap per le squadre, e la sezione E, dedicata la Budget Cap per i motoristi.

Noi prenderemo come esempio in questa parte del nostro video la Ferrari; perciò, dato che si fa in casa sia motori che telaio, considereremo anche i costi che deve sostenere il Costruttore di motori. In questo modo, avremo il polso della situazione più costosa possibile.

Allora, il Budget Cap delle squadre impone una spesa, per la stagione 2026, di al massimo 215 milioni di dollari a squadra.

Questo valore include tutte le spese strettamente legate al correre in F1. Parlo del progettare e costruire la monoposto, dei materiali necessari, della logistica, gli stipendi dei dipendenti e così via.

Da questo budget, attenzione, sono escluse alcune spese abbastanza importanti.

Prima di tutto, gli stipendi dei piloti, che possono essere molto consistenti. Poi ci ono gli stipendi delle tre figure più pagate della squadra. Quindi il Team Principal e, solitamente, i più importanti ingegneri.

Sono escluse alcune spese curiose, come ad esempio il cibo consumato dalla squadra durante il weekend di gara in pista, quindi se vuoi dare caviale a tutti non rientra nel budget cap, ma anche altre voci molto importanti nel funzionamento di un team ma non strettamente collegate alla performance della vettura.

Quindi il marketing, le spese legali, le spese del reparto HR, le spese per l’Accademia dei giovani piloti e così via.

Fortunatamente, anche i bonus ai dipendenti – entro il 20% dello stipendio totale – o le spese legate a maternità, paternità e salute vengono escluse dal tetto alle spese.

Il Budget Cap dei motoristi ha un funzionamento relativamente simile, anche se poi lì diventa un po’ più complesso perché alcuni i motori li vendono ad altri team, vabbè, restiamo sulle cose semplici. Prendiamoci solamente la cifra finale, che è 190 milioni di dollari l’anno come tetto massimo alle spese di ogni motorista.

Abbiamo grosso modo tutti gli elementi per ipotizzare quanto possa spendere la Ferrari in F1 nel 2026.

Sommiamo i 215 milioni del Budget Cap della Scuderia con i 190 milioni del Budget Cap motori. Poi mettiamo dentro 110 milioni di euro di stipendi dei piloti: 70 per Hamilton, 40 per Leclerc. Poi si dice che Vasseur percepisca intorno agli 8 milioni di euro l’anno. Immaginiamo che gli altri due ingegneri più pagati, sommati, arrivino a 5 milioni.

Stiamo sempre sparando un po’ a caso, non ci sono dati certi su queste altre figure come non esistono dati certi sul marketing e i costi delle attività escluse dal Budget Cap.

Una somma ragionevole, però, ci porta intorno ai 600 milioni di euro l’anno.

E quindi, la Ferrari spende tutta questa cifra per correre in F1? No, certo che no. Non lo faceva neanche nel 2003. Eh già, prima vi ho mentito. Cioè in realtà vi ho detto la verità, quanto spende…ma non vi ho detto quanto guadagna!!

Perché? Perché ci sono gli sponsor.

Nel 2026, si può stimare, stando ovviamente molto larghi, che la Ferrari riceva dagli sponsor una cifra tra i 300 e i 350 milioni di € l’anno. Su alcuni accordi commerciali ci sono molte stime, come per esempio l’accordo con HP che dovrebbe valere 100 milioni di € l’anno, o quello con Unicredit che dovrebbe aggirarsi intorno alla metà di quel valore; su altri accordi dobbiamo accontentarci di valori ragionevoli.

Ma la cifra totale dovrebbe viaggiare, come dicevo, tra i 300 e i 350 milioni di euro l’anno.

Non è finita qui. Ogni anno, Ferrari riceve dalla F1 una fetta dei ricavi di tutto il Circus. Nel 2025 si stima sia stata pari a 140 milioni di dollari circa.

Quindi, tra sponsor e premi la Ferrari ricava circa 450 milioni di dollari l’anno, che possiamo sottrarre ai 600 milioni di dollari di spese.

Abbiamo fatto i conti in tasca alla rossa. Non posso garantirvi che siano precisi perchè non ho i bilanci veri e alcune robe le abbiamo stimate. Ma si può dire che nel 2026, in F1 la Ferrari non guadagna, ma spende circa 150 milioni di euro l’anno.

Esattamente cento volte quello che spendeva Alfa Romeo nel 1950!

Va che perfetto numero tondo è saltato fuori alla fine di questo viaggio contabile! Rimanete sintonizzati, perché i pazzi anni 2000 hanno molte più storie da raccontarci…

Alberto Naska e Luca Ruocco