Hai 150 milioni di dollari da investire e vuoi vincere il mondiale di Formula 1. Chi prendi? Il pilota più vincente…o l’ingegnere più vincente? Prendi Lewis Hamilton…o Adrian Newey?!?
è una domanda difficile…perchè da un lato abbiamo uno che ha vinto 7 mondiali. Perchè è molto forte, ma anche perché aveva una macchina che era un missile.
Dall’altro, invece, abbiamo uno che di mondiali ne ha vinti 24 perchè è stato capace di disegnare un’auto che fosse un missile. Anzi, più di una.
La domanda da un milione di dollari, anzi, da 150 milioni, è: “Conviene di più spendere per il miglior ingegnere della storia della F1, numeri alla mano, o per il pilota più titolato di tutti, sempre secondo i numeri?”
La risposta non è scontata. Perché un 7 volte campione del mondo non è una garanzia di successo, vedi Hamilton in Ferrari 2025.
Così come un ingegnere 24 volte campione del mondo non è una garanzia di successo, vedi la Red Bull dal 2014 al 2020.
Vale di più chi guida la macchina, o chi la disegna?
È la domanda delle domande. E in questo video, daremo una risposta.
PARTE I – SIR LEWIS & MR ADRIAN
Piccola premessa sulle cifre in gioco nei contratti di Hamilton e Newey.
Partiamo da Lewis. La stima di uno stipendio che si aggira intorno ai 70 milioni di dollari per il pilota della Ferrari è la più recente di tutte. Ed è opera di Forbes.
In realtà, è molto difficile capire con esattezza qual è lo stipendio di un pilota di F1. Diversi contratti hanno una parte fissa e una cospicua fetta variabile, che segue i risultati del pilota. Ogni punto, ogni Pole Position, ogni vittoria aumenta il bottino stagionale. E la fetta variabile può superare il fisso, addirittura raddoppiarlo o triplicarlo.
Diversi anni fa, quando ancora Verstappen non era campione del mondo, si stimava che la Red Bull lo pagasse 50.000 dollari per ogni punto conquistato, oltre a un contributo fisso.
Dipende tutto da quale contratto hanno siglato pilota e manager con la squadra.
Figurarsi se parliamo di una star multimilionaria come Lewis Hamilton, che è pieno di sponsor personali.
Prendiamo però per buona la stima di Forbes. Hamilton costa alla Ferrari circa 70 milioni di euro l’anno. Il contratto è di due anni con opzione per il terzo, fermiamoci solo al 2025 e al 2026, aggiungiamo un po’ di bonus qua e là… e arriviamo a una bella cifra tonda tonda.
150 milioni di dollari per questi 2 anni.
La stessa cifra che all’inizio del video ho collegato al lavoro di Adrian Newey in Aston Martin.
Per il progettista più geniale degli ultimi trent’anni, il discorso è un pelo diverso. Anche qui, voci e ricostruzioni suggeriscono uno stipendio di circa 30 milioni di dollari l’anno. A questo stipendio, però, va aggiunta la quota del team che Newey ha ricevuto.
Eh, già. Qualcuno tra voi se lo ricorderà, qualcun altro no, ma Newey alla firma del contratto con Aston Martin non è diventato solamente mega direttore tecnico o, da qualche mese, Team Principal. Ha ricevuto una percentuale della proprietà del team stesso.
Quindi, Newey partecipa a perdite e profitti della squadra.
E, attenzione, Newey fa parte delle tre figure escluse dal Budget Cap per l’Aston Martin. Eh già: gli stipendi degli ingegneri rientrano nel tetto alle spese, tranne per le 3 figure più pagate della squadra, piloti esclusi. Altrimenti uno stipendio di 30 milioni di dollari si prende da solo più del 10% del Budget totale, che nel 2026 sarà di 215 milioni per squadra.
Comunque sia, la stima del guadagno di Newey si complica e non poco, perché dipende dall’andamento dell’Aston Martin, da quanti premi riceve la squadra e dai contratti con gli sponsor.
Tuttavia, anche per Newey esiste un calcolo dei costi totali che Aston Martin deve sostenere. L’operazione Newey varrebbe circa 150 milioni di dollari.
Guarda caso, la stessa cifra di Hamilton, milione più milione meno, se consideriamo entrambi gli anni nei quali Lewis ha guidato e guiderà per la Ferrari.
Perciò, abbiamo un confronto molto valido tra le nostre mani.
E quindi, possiamo tornare alla domanda di inizio video: conviene spendere i soldi per il mega ingegnere o per il mega pilota?
PARTE II – FORMULA INTRECCIO
Per rispondere a questa domanda mi aggancio a un concetto alla base del trading. Il trading? E che cavolo c’entra con la Formula 1? Semplice. Nel trading si studia il passato per cercare di capire il presente e prevedere il futuro. Ogni volta che vedete una pubblicità di banche o strumenti finanziari c’è sempre scritto: “Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri”. Questo è un disclaimer che serve ai consulenti finanziari e alle banche per tutelarsi. Vuol dire: “in passato è successa quella roba lì…più volte…non è sicuro che succeda di nuovo. Vuoi investire? Sii consapevole dei rischi che corri”.
Ma allora perchè si studia il passato per capire il presente e il futuro? Perchè c’è un detto molto comune, una citazione di Mark Twain che non c’entra nulla col trading, ma si sposa benissimo: “History doesn’t repeat itself but it often rhymes”.
La storia non si ripete, ma molto spesso fa rima.
Cioè, molto spesso le cose che accadono sono simili a quelle già accadute.
E vale per tutto nella vita, non solo per il trading, anche per la Formula 1.
Bene! Dato che la storia fa rima col passato, vediamo 5 storie simili degli ultimi 50 anni di F1. Storie in cui c’è sempre un pilota fortissimo, e un progettista geniale. Quale dei due ha contato di più?
- STORIA 1 – FORGHIERI & LAUDA in FERRARI
La prima storia è quella di Mauro Forghieri e Niki Lauda nella Ferrari degli anni ’70. Le Rosse arrivano da un periodo molto difficile. Ad inizio anni ’70 Enzo Ferrari è stato male, la FIAT ha guidato la Scuderia oltre che la fabbrica delle auto normali… e un po’ tutto è andato a farsi benedire. Pensate che nel 1973 la situazione è talmente tragica che Enzo Ferrari, rientrato dalla convalescenza, ordina di saltare due Gran Premi in estate. Niente figuracce. Serve ripensare completamente la squadra di F1. Per farlo, Enzo richiama in sella Mauro Forghieri, lo storico progettista del Cavallino Rampante. Mauro è un genio, l’ultimo grande ingegnere della storia capace di progettare tutto. Motore, telaio, aerodinamica. Tutto.
Ecco, Forghieri sistema la squadra, ma dal 1974 accanto a lui arrivano due altre figure chiave. Montezemolo e Lauda. E inizia uno dei grandi cicli vincenti della Ferrari in F1.
È un ciclo che sarebbe esistito senza la genialità di Forghieri? No, sicuramente no. Ma allo stesso tempo, senza il metodo di Lauda nei test, senza la sua sensibilità e la sua velocità, le Rosse non sarebbero cresciute così velocemente.
E qui arriva il primo asterisco della nostra storia. Lauda è diventato un campionissimo… proprio alla Ferrari. Quando Enzo lo prese a fine 1973, era una promessa, nulla di più. Quindi, in questa storia di successo, la Ferrari si è rialzata grazie a un grande ingegnere e a un grande pilota. Ma il pilota non era un campione affermato, e non costava come un campione affermato. 1-0 per gli ingegneri.
- STORIA 2 – BARNARD & LAUDA in McLAREN
La seconda storia ha sempre come protagonista Niki Lauda tra i piloti. Stavolta, però, lo troviamo già affermato. Addirittura, ritirato dalla F1, ma desideroso di tornare in pista. E così, la McLaren di Ron Dennis, grazie all’aiuto della Marlboro, si assicura i suoi servizi. Lauda arriva alla McLaren nel 1982: la squadra è in risalita dopo tanti anni complicati. E il capo progettista è un certo John Barnard. Un genio che si è inventato il primo telaio in carbonio e che, nei successivi 15 anni, continuerà a rivoluzionare la F1.
Barnard ha delle ottime idee anche a livello aerodinamico: si inventa il retrotreno a forma di bottiglia di Coca Cola, con la carrozzeria che avvolge il cambio. E chiede alla Porsche di progettare un motore turbo che segua tutti i suoi dettami, e si integri perfettamente con la macchina che ha in mente.
Nasce la McLaren Mp4-2, che dominerà per due stagioni di fila, il 1984 e il 1985. Sono due stagioni nelle quali il giovane compagno di Lauda, un certo Alain Prost, va più forte di Niki. Vince di più. Lauda è Campione del Mondo 1984 grazie a tanta costanza e un po’ di fortuna; per il resto, Prost va più forte.
Quindi, l’ingaggio di Lauda non servì a nulla? Sarebbe sbagliato dirlo. Nel 1983, ad esempio, fu Niki ad insistere perché il motore turbo della Porsche fosse testato in gara da tre quarti di stagione in poi, fregandosene dei risultati.
Ma, tutto sommato, Barnard era già in McLaren e con il solo Prost, i Mondiali sarebbero arrivati comunque. Quindi, la risalita della squadra fu solo in parte merito di Lauda; tanti applausi devono andare a Barnard. E allora, 2-0 per gli ingegneri.
- STORIA 3 – NEWEY & VETTEL in RED BULL
La terza storia è la più recente di tutte e riguarda proprio Adrian Newey. In questo caso, si tratta di una storia velocissima. Perché è vero che la Red Bull ha iniziato a vincere solamente quando è arrivato Vettel nel 2009. Verissimo, per carità.
Ma è indubbio che sia stato Adrian Newey, dal 2006 in poi, a costruire con grande pazienza una squadra vincente. Assieme a Horner e Marko, Newey ha usato alla perfezione i fondi di Mateschitz per rimodellare completamente il team Jaguar. Nuove strutture, nuovo personale, nuova organizzazione. Newey ha creato un reparto tecnico a sua immagine e somiglianza. La sua mentalità si è trasferita a un gruppo di ingegneri che, dal 2009, ha iniziato a sfornare un gioiello dopo l’altro. Monoposto veloci e piene di soluzioni innovative. Poi, Sebastian Vettel è stato capace di portarle al limite, ha vinto tantissimo, e tutto quello che volete. Ma senza Newey, la Red Bull non sarebbe mai diventata la potenza che è oggi. 3-0 per gli ingegneri.
- STORIA 4 – COWELL & HAMILTON in MERCEDES
A furia di ascoltare una serie di storie dove l’ingegnere conta più del pilota, starete pensando che la risposta al nostro quesito sia ormai certa. Conta più l’ingegnere. E invece, no. Diamo altre due possibilità ai piloti. Partiamo da Lewis Hamilton. Pensateci bene. Lewis Hamilton arriva in Mercedes nel 2013. È un grande pilota, super pagato, e sostituisce un altro fenomeno: Michael Schumacher. Lewis arriva e, tempo una stagione, la Mercedes inizia a dominare nel 2014. Merito suo?
Purtroppo, no. Non fraintendetemi. Tra il 2014 e il 2021 Hamilton ha vinto e stravinto con la Mercedes. E c’è tantissimo di suoi nei trionfi collezionati, nei Mondiali e nelle vittorie. Ma… la crescita del team Mercedes non dipende da lui.
Due motivi. Il primo riguarda Nico Rosberg, che nel 2014 si è addirittura giocato il Mondiale come compagno di squadra. Perciò, non è dipesa solo da Lewis la forza della Mercedes. Secondo motivo, la squadra. Gli ingegneri. Sia quelli di telaio e aerodinamica che, soprattutto, i motoristi guidati da Andy Cowell. Furono loro a inventarsi una Power Unit rivoluzionaria, nettamente più forte delle altre. Con oltre 50cv di vantaggio sui motori concorrenti, vincere era facile, e anche studiare un telaio vincente. Puoi avere un pelo più drag, hai meno pressioni, puoi anche sbagliare un aggiornamento e non se ne accorge nessuno…
Insomma, la Mercedes avrebbe dominato i primi anni dell’era ibrida con o senza Hamilton. Forse, tra il 2017 e il 2020, senza Lewis avrebbe vinto meno. Questo sì. Ma la crescita del team è avvenuta con uomini già presenti prima di Hamilton.
Una situazione molto diversa dalla prossima storia. 4-0 per gli ingegneri.
- STORIA 5 – BRAWN & SCHUMACHER in FERRARI
La quinta storia, ve lo dico subito, segna il 4-1 per i piloti. Il gol della bandiera, che però è molto di più di una rete senza significato.
Perché la storia di Schumacher in Ferrari ribalta tutte quelle che vi ho raccontato fino a questo momento.
Schumi è la dimostrazione che il grande campione pagato tantissimo può cambiare i destini di una squadra.
Indubbiamente, la Ferrari era in crescita a metà anni ’90. Con o senza l’arrivo di Schumacher. Montezemolo aveva iniziato un rinnovamento che, con l’arrivo di Jean Todt nel 1993, iniziava a dare i propri frutti.
Dal 1996 in poi, con Schumi a Maranello, la crescita della squadra ha subito una vera e propria impennata. E Michael è stata la chiave di questa impennata per quattro motivi.
Primo motivo: la sua guida. Dal 1996 al 1999, Schumi ha guidato come Verstappen nel 2025. Solo lui riusciva a portare al vertice una macchina difficile e meno veloce della concorrenza.
Secondo motivo: la sua mentalità, la sua forza e la sua velocità hanno gasato tutta Maranello. Hanno portato chi già era presente a lavorare meglio.
Terzo motivo: assieme a Schumacher, nei mesi successivi, sono arrivati una serie di tecnici della Benetton. Ross Brawn, Rory Byrne e via dicendo. Loro hanno portato in Italia un know-how e una mentalità che alla Ferrari mancavano. E sono stati fondamentali nel tirare fuori tutto il potenziale della Scuderia. Sia a livello economico che a livello umano.
Quarto motivo: Schumi ha agito da parafulmine. Quanti di voi sanno che, nei primi anni dopo l’arrivo di Schumacher, Jean Todt fu più volte vicino al licenziamento? Un po’ com’è accaduto a Vasseur in questi mesi. I risultati non arrivavano, la stampa premeva, e qualcuno nella dirigenza Ferrari pensava a un cambio di Team Principal. Tutte le volte, Schumi diceva: credo nella visione di Jean, se mandate via lui, perdete anche me.
Questa testardaggine fu decisiva. E quindi, la Ferrari più vincente di sempre non sarebbe mai esistita senza Michael Schumacher. Il suo stipendio megagalattico fu più che meritato.
Quindi, il passato ci dice: pilota vs ingegnere? 4-1 per gli ingegneri.
PARTE III – BUDGET, QUALE BUDGET?
Le storie del passato ci hanno insegnato che spendere tanti soldi per un pilota è importante. A volte, addirittura imprescindibile. Più spesso, però contano gli ingegneri. Se disegnano bene la macchina, ma soprattutto se organizzano bene il reparto corse, poi arriva la monoposto vincente. E lì, non dico qualunque pilota, ma tutti i piloti di alto livello in F1 sono capaci di vincere un mondiale.
Bene. Vale così anche nella Formula 1 contemporanea?
Sì, il discorso è identico.
MA…c’è una sfumatura molto diversa.
È una sfumatura che dipende direttamente dal Budget Cap.
Il Budget Cap ha cambiato la F1 molto più di quanto possiamo pensare. Senza il Budget Cap, la rinascita della McLaren non ci sarebbe stata. Senza il Budget Cap, Mercedes e Ferrari avrebbero vinto molto di più nelle stagioni dell’effetto suolo. A furia di milioni, avrebbero risolto tutti i problemi.
Al contrario, il tetto alle spese ha messo tutti sullo stesso piano. Le squadre più ricche non vincono più. Certo, rimangono Top Team e hanno le possibilità migliori. Ma oggi, la monoposto più veloce esce fuori dalla fabbrica più EFFICIENTE. Quella con l’ufficio tecnico meglio organizzato.
È un cambio di paradigma.
Non ti basta più pagare il miglior ingegnere, dargli un sacco di fondi, e avrai la macchina migliore. Non ti basta il pilota superstar che si porta dietro i grandi ingegneri, anche perché con il tetto alle spese, non riuscirai mai a prenderli tutti.
Oggi la F1 è cambiata.
Conta la mentalità. Vale molto di più un ingegnere che è capace di organizzare alla grande l’ufficio tecnico che un genio dell’aerodinamica. Perché, con il tetto alle spese, ogni singola persona che lavora alla progettazione della monoposto deve dare il 100%. Deve essere libera da pressioni negative, deve liberare la creatività, ma deve anche evitare errori che tolgono tempo e sprecano risorse.
Prendiamo l’ultimo esempio vincente della F1. La McLaren. Di certo, è ancora oggi il meno ricco tra i Top Team. E di molto. Ha qualche ingegnere geniale, come Rob Marshall che è uno dei prodotti dell’era Newey in Red Bull.
Ma… ma la squadra è cambiata quanto Andrea Stella e Zak Brown hanno capito come sistemarla perché rendesse al meglio nella F1 del Budget Cap. Dedicheremo un intero video alla struttura di una squadra di F1 moderna, ma Stella è stato capace di riorganizzare l’ufficio tecnico con una divisione ultra-efficiente del lavoro. La McLaren ha investito in strumenti all’avanguardia, dalla galleria del vento al simulatore ai software CFD.
E così facendo, hanno sfornato una monoposto fortissima che non ha avuto bisogno del super campione strapagato per vincere il Mondiale.
Quindi, se hai una squadra in difficoltà, o che comunque non è vincente, devi tutta la vita spendere i soldi per il grande ingegnere di turno. Può essere Adrian Newey, ma non deve essere solo BRAVO a disegnare la macchina, ma deve essere bravo anche a disegnare una squadra che funzioni nell’epoca del Budget Cap. Altrimenti, ti serve un Andrea Stella o un suo equivalente.
Un organizzatore. Lui sì che vale 150 milioni di dollari.
E il grande campione? Lewis Hamilton?
Per quello che abbiamo scoperto in questo video, se la squadra non è già vincente, soprattutto nella F1 moderna, meglio un ingegnere.
La stagione 2025 basterebbe già da sola a far capire che il 7 volte campione del mondo non è la soluzione.
Ma quindi non serve a nulla di nulla un Lewis Hamilton? Beh, chiaro, sarebbe una bestemmia dire una cosa del genere. E allora Dove può aiutare un pilota come Lewis? Può aiutare in due campi: il primo è l’attirare un grande organizzatore. Se la persona giusta non è già presente nella squadra, un grande pilota può aiutare a farla arrivare.
Se, invece, è già presente nella squadra, un Hamilton può servire come servì Schumacher con Jean Todt. Hamilton, come è successo a giugno 2025, può far valere la sua voce – assieme a Leclerc, in realtà – per difendere un capo nel quale crede. Come Vasseur. E questo impuntarsi può salvare la Ferrari di turno dall’ennesima rivoluzione al vertice che porta indietro le lancette dell’orologio.
Chiaro che la persona salvata deve essere quella giusta, e deve aver plasmato la squadra nella maniera giusta.
Altrimenti, il grande pilota strapagato può funzionare solo se è un Verstappen alla Red Bull. Cioè, una situazione nella quale la megasuperstar porta in cima al podio una macchina competitiva, frutto di una squadra che già funziona da tanti anni.
Ma in questo caso non stiamo parlando di una squadra da ristrutturare. Il Verstappen non è il gesù che carica la croce sulle spalle e rivoluziona il mondo. è un fenomeno che guida comunque una macchina vincente in una squadra che già funziona.
Perciò, nella F1 moderna, molto meglio spendere 150 milioni di euro per Adrian Newey. O, ancora meglio, per Andrea Stella. E poi ci vuole tanta, tanta pazienza e tanto sangue freddo. Ci vorrà qualche anno, ma con tutta probabilità, la squadra sarà vincente.
E se voglio accorciare i tempi e vincere prima? Beh, in quel caso, un giovane pilota fortissimo non guasta.
Ma i soldi, quelli grossi, meglio vadano a chi sa organizzare il reparto tecnico.
Alberto Naska e Luca Ruocco
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